Manifestanti durante una marcia solidale a Varsavia, Polonia. Fotografia di Attila Husejnow/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

Ecco cosa sta accadendo in Bielorussia in questo momento

Tra elezioni, proteste e violenza della polizia, le strade di Minsk sono sotto agli occhi del mondo intero.

di Dane Harrison
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14 agosto 2020, 9:41am

Manifestanti durante una marcia solidale a Varsavia, Polonia. Fotografia di Attila Husejnow/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

Se da qualche mese sono già scoppiate rivolte in tutto il mondo, la Bielorussia sembra essere appena entrata in un periodo di risveglio collettivo. Dal 1994, il paese di 9.5 milioni di persone, prima parte dell’Unione Sovietica, è stato governato da un solo uomo: Alexander Lukashenko. La figura politica è di frequente stata descritta come ‘l’ultimo dittatore d’Europa,’ e la scorsa domenica, il 9 agosto, è stato rieletto con, così lui afferma, “l’80%” dei voti. E il partito di opposizione bielorusso, capeggiato da Svetlana Tikhanovskaya, ed i suoi sostenitori, affermano che le elezioni siano state truccate.

Il giorno dell’elezione, la capitale di Minsk era totalmente barricata, senza vie di entrata o di uscita, e nei tre giorni successivi il governo ha dato luogo ad un blackout delle connessioni -- il che significa che Internet, i cellulari e le linee telefoniche hanno smesso totalmente di funzionare. (Più di 50 organizzazioni per i diritti umani hanno immediatamente denunciato l’accaduto, con una lettera aperta alle Nazioni Unite).

Eppure, nonostante la Bielorussia sia stata gettata nella più completa oscurità, si sono sollevate manifestazioni in più di 25 città e altri centri di tutto il paese. I manifestanti fronteggiano ogni giorno le reazioni violente della polizia, come l’utilizzo di munizioni vere da parte degli ufficiali a Brest. Ad oggi, nel corso di tre giorni, più di 7,000 persone sono state trattenute dalla polizia, e molti giornalisti hanno riportato le testimonianze di pestaggi e delle condizioni disumane nelle prigioni.

Almeno un uomo, un ragazzo di 25 anni, è stato ucciso mentre era sotto custodia della polizia, e centinaia di altri sono stati feriti. E mentre il ministero bielorusso giustifica queste azioni come atti di difesa personale, i video postati sui social media mostrano un altro tipo di realtà, dove i poliziotti sono visti rincorrere e assalire manifestanti soli, pestarli brutalmente, anche se le persone che giravano i video li pregavano in lacrime di smettere.

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Protesters clash with police in Minsk. Photo by Natalia Fedosenko\TASS via Getty Images.

Quando internet ha iniziato a funzionare di nuovo mercoledì mattina, il popolo bielorusso si è svegliato con le dimissioni di molteplici personalità della televisione locale: il presentatore Evgeny Perlin ha postato su Instagram: “Cos’è successo alla mia Bielorussia?,” e Tanya Borodkina, ha scritto su Facebook, “Non sarò mai più capace di sorridere in televisione.”

Un segmento notiziario statale, poi postato su Twitter, ritrae giovani manifestanti mentre “esprimono rimpianto” rispetto alle loro azioni. Un ufficiale fuori campo, con la voce distorta, chiede loro in russo: “Faremo ancora una rivoluzione?” La domanda è posta in un modo accondiscendente, come una madre che chiede al figlio ribelle: “Dormirai ancora tutto il giorno?”

“No, mai in tutta la mia vita,” risponde un manifestante, visibilmente ferito.

L’elezione presidenziale di domenica vedeva come protagonisti Lukashenko e Tikhanovskaya, una ex insegnante di inglese. All’inizio, sembrava che Lukashenko non fosse minimamente preoccupato da Tikhanovskaya, una madre casalinga che ha iniziato la carriera politica dopo che suo marito era stato arrestato per aver espresso le suo opinioni di opposizione.

Eppure, la notorietà e popolarità di Tikhanovskaya è cresciuta a dismisura nel corso della campagna politica. Nel giovedì precedente alle elezioni, ha tenuto un evento a Minsk che ha raccolto più di 60,000 persone, ed è passato alla storia come il raduno politico più grande della storia moderna del paese.

“Sono stanca di essere paziente. Sono stanca di restare in silenzio. Sono stanca di avere paura. E voi -- non siete stanchi di aspettare?” ha chiesto alla folla.

Ma domenica, secondo la commissione bielorussa, Tikhanovskaya ha ricevuto solo il 10% del voto popolare. Questo l’ha spinta ad opporsi al risultato, e ad essere trattenuta nel mentre-- innescando un’onda di instabilità sociale.

Lukashenko ha ammesso di aver “falsificato” i risultati delle elezioni nel passato, e secondo quanto riportato su The New York Times, gli osservatori internazionali “hanno dichiarato che tutte le elezioni in Bielorussia sotto Lukashenko non sono state né libere né giuste.” Ad aprile, un sondaggio condotto dall’Accademia delle Scienze bielorussa ha scoperto che solo un terzo della popolazione affermava di potersi fidare di lui.

Nei giorni seguenti alla sua ‘sconfitta,’ Tikhanovskaya ha postato due video: in uno, afferma in lacrime di aver sovrastimato la sua forza, e che avrebbe dovuto lasciare il paese per andare nella vicina Lituania e così assicurare la sicurezza della sua famiglia. In un altro, la si vede leggere un testo scritto dentro una stanza anonima, a voce bassa e occhi che fuggono la videocamera: “Non voglio sangue e violenza. Vi chiedo di evitare scontri con la polizia. Prendetevi cura di voi stessi, e dei vostri cari.”

L’opposizione in Bielorussia è guidata e ispirata dalle donne: da Tikhanovskaya, e dalle donne vicine a lei, e ora da tutte le altre che hanno occupato le strade del paese indossando abiti bianchi, portando fiori, e formando catene umane in segno di solidarietà, in modo da dimostrare il loro forte e pacifico supporto come manifestanti. In questo video, si vede una donna anziana sventolare una bandiera, quella pre-Lukashenko e che oggi è il simbolo dell’opposizione, e della rivolta. Un poliziotto in divisa da sommossa cerca di ostruirle il passaggio, ma lei si fa strada dicendo, “Sto solo facendo una passeggiata,” con l’applauso e il sostegno degli spettatori.

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Relatives of detained protesters outside the temporary detention facility in Minsk. Photo by Natalia Fedosenko\TASS via Getty Images.

Pubblicazioni come Belarus Today affermano che i “partecipanti più attivi” nelle proteste non sono bielorussi, ma agenti stranieri o persone manipolate da essi (suona familiare?). E i manifestanti che forse potrebbero essere bielorussi, afferma Lukashenko, sono sicuramente “persone con un passato criminale che ora si trovano ad essere disoccupati.” Eppure manifestazioni in solidarietà per il popolo bielorusso hanno avuto luogo in Polonia, Russia ed Ucraina.

Inoltre, la Bielorussia è uno dei paesi con la percentuale di contagi da COVID-19 più alta in tutta Europa, eppure Lukashenko ha affermato con convinzione che nessuno muore davvero per il coronavirus. E che tutto ciò che i bielorussi dovevano fare per non prendere il virus era guidare trattori, bere vodka e fare numerose saune. Il modo in cui ha gestito la pandemia, assieme alla crisi economica corrente, lo ha portato a vivere il momento più difficile della sua lunga presidenza, prima dell’elezione.

“Vuoi solo il potere, e questo tuo desiderio finirà in uno spargimento di sangue,” ha detto al Presidente via radio la scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich, vincitrice del Premio Nobel, insistendo che lui si dimettesse, e condannando le azioni della polizia, definendole come “disumane e sataniche.” Ad una delle manifestazioni più recenti, ha affermato: “Nel corso delle ultime settimane, mi sono semplicemente innamorata del mio popolo.”

La situazione in Bielorussia -- un paese che ha passato gli ultimi 26 anni sotto un solo capo politico -- è incredibilmente complessa. E oggi, mentre ascoltiamo le richieste dei manifestanti in America, a Beirut e in tutto il mondo, dobbiamo fare lo stesso con quelli bielorussi.

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