Sinistra USA, destra Tunisia

Paesaggi surreali e onirici fotografati attraverso Google Street View

A metà tra un film di Wes Anderson e Black Mirror, insomma.

di Rolien Zonneveld
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15 maggio 2020, 11:15am

Sinistra USA, destra Tunisia

Settimana più, settimana meno, la maggior parte dei paesi affetti dal COVID-19 è stata in lockdown per circa 2 mesi. Inutile dirlo, è stato un inferno. E le prospettive future non sono poi così rosee: l'economia è al collasso, i freelance stanno arrancando, ogni singolo concerto e festival è stato annullato o rimandato, la noia la sta avendo vinta, le relazioni sono un impegno costante, e la lista potrebbe andare avanti all'infinito.

Come se non bastasse, passerà ancora molto tempo prima che potremo tornare a viaggiare liberamente. Migliaia di voli sono stati cancellati, i turisti di ritorno a casa sono costretti ad auto-isolarsi per due settimane, indipendentemente dal paese di provenienza. E se da un lato saltare un anno di viaggi non è la fine del mondo (anche se sembra esserci una vera e propria fine del mondo là fuori), non significa che non sentiamo comunque il bisogno di scappare dalle nostre case.

L'artista londinese Jacqui Kenny conosce bene il significato di escapismo. Ha viaggiato oltre i confini più estremi del mondo senza mai abbandonare la sua casa, e già molto prima della quarantena. Per più di dieci anni, Jacqui ha sofferto di agorafobia, una fobia che impedisce a chi ne soffre di stare nei posti aperti o affollati. Per Jacqui, in particolare, a bloccarla è la paura di perdere il controllo -- di subire un attacco d'ansia mentre è circondata da una folla di persone senza avere la possibilità di tornare a casa, in un luogo sicuro. Nei giorni peggiori, la sua ansia non le permette nemmeno di uscire di casa. Viaggiare, in particolare se questo vuol dire salire su treni o aerei, è davvero difficile per lei: l'idea di essere bloccata dentro a uno spazio chiuso senza vie di fuga è assolutamente insostenibile.

Foto belle su Google Street View
Perù

Nel 2016 Jacqui ha iniziato a esplorare il mondo attraverso Google Street View. Intrigata dalla prospettiva della videocamera -- che permette di avere una visione distorta a 360° -- e affascinata dalle infinite possibilità di luoghi da scoprire, ha iniziato a visitare i posti che più le interessavano. "Dai cammelli nelle strade degli Emirati Arabi Uniti a un cane che insegue una macchina in Perù, rimanevo incantata nel vedere il mondo attraverso questo mezzo," afferma. Dopo l'iniziale entusiasmo, si è resa conto di come questa piattaforma potesse essere usata in maniera creativa, così ha iniziato a selezionare i dettagli del mondo attraverso un linguaggio visuale unico e personale. "Mi sentivo come se non avessi più il controllo della mia vita, ma con Street View mi sono sentita di averlo ripreso," spiega. "Amavo proiettarmi da un paese all'altro senza dovermi preoccupare degli attacchi d'ansia, di prendere aerei o di attraversare dogane. Sentivo di essere senza pesi e senza ansie, e per la prima volta dopo tanto tempo era come se avessi ritrovato la mia voce." Dopo non molto tempo, ha iniziato a postare i suoi viaggi sull'account Instagram @streetview.portraits, ottenendo subito un grande seguito.

Catturare quelle immagini, che sembrano familiari e ultraterrene allo stesso tempo, è davvero importante per Jacqui, ci spiega, e questa sensazione è strettamente legata a un tipo di luce particolare che si manifesta attorno all'equatore. "Volevo che le mie immagini evocassero un senso di isolamento e di solitudine, così ho lasciato le grandi città e mi sono inoltrata nelle cittadine e nei villaggi." Lì è dove Jacqui ha scoperto il suo amore per il deserto, che la terrorizza e affascina allo stesso tempo. "Soffrendo di agorafobia, il deserto è alquanto spaventoso per me, non c'è modo di scappargli o di uscirne. È iniziato a diventare palese che fossi attratta da posti e momenti che riflettessero la mia condizione personale. Così ho iniziato a intravedere le mie immagini come delle metafore visive di isolamento, speranza, sogni, oscurità, luce, controllo, perfezionismo e accettazione."

Foto belle su Google Street View
Perù

Tra tutti i paesi che ha visitato virtualmente -- dal Chile al Senegal al Kirghizistan -- è la Mongolia che ha lasciato l'impronta più forte su Jacqui. "Quando ho scoperto per la prima volta quella bellezza, era semplicemente sconvolgente," dice. "Quel posto non poteva essere più diverso dalla mia vita a Londra. Ho davvero pensato di entrare in un mondo magico. L'architettura dai colori vibranti e le ger, la tradizione mischiata alla modernità, i paesaggi drammatici, i cavalli liberi di scorrazzare nella campagna e una luce straordinaria." La Mongolia ha aiutato l'artista a modificare la sua visione e la sua estetica, tanto che ora è diventato uno di quei posti che vorrebbe visitare di persona.

Non credo sia possibile nel breve termine -- almeno finché siamo tutti in lockdown. È stato strano per Jacqui vedere le persone alle prese con quelle restrizioni che condizionano la sua vita ormai da dieci anni a causa dell'agorafobia. "Ovviamente è molto diverso,” afferma, “Posso empatizzare con la frustrazione di non poter andare lontano da casa e la sensazione di sentirsi sconnessi rispetto al mondo. Può essere incredibilmente difficile e alienante. Dalla mia esperienza so che può diventare un tunnel senza luce quando ti senti isolato e non ne parli con nessuno."

Foto belle su Google Street View
Chile

Com'è chiaro dalla sua esperienza, viaggiare virtualmente può diventare una magnifica distrazione. "Ovviamente è una cosa completamente diversa dal viaggiare di persona, è un modo molto più solitario di vedere il mondo. Ma quello che ho amato di più di Street View era il fatto di non avere piani o itinerari, potevo andare ovunque volessi, ogni volta che volevo" afferma Jacqui. "Non era mai un modo preciso di viaggiare, e mi immergevo in posti nuovi senza saperne nulla a riguardo -- sembrava un'avventura nell'ignoto."

Usare Street View per scattare ha regalato a Jacqui una visione zoomata del mondo, dice: "Trovare così facilmente delle somiglianze tra un paese e un altro mi ha fatto capire quanto siamo connessi, in fondo. Mi ha ricordato di come si sono sentiti gli astronauti quando hanno visto la Terra dallo spazio. È uno spostamento della percezione, un senso di visione d'insieme."

Conclude dicendo che sarebbe interessata a vedere cosa resterà e come si evolverà la situazione, quando non saremo più soggetti a questo tipo di restrizioni, e che impatti potrebbero avere queste esplorazioni visive sui nuovi modi di produrre immagini. "Quando gli artisti hanno iniziato a usare Street View, appena la piattaforma era nata, la maggior parte della gente non considerava quella pratica 'fotografia', e si aprirono molti dibattiti," dice. "Oggi non vedo più questo atteggiamento. Credo che l'ossessione verso la fotografia tradizionale sia diventata meno importante. Usare una macchina fotografica è solo uno dei tanti modi per creare immagini del mondo."

Il libro di Jacqui Kenny 'Many Nights' uscirà a fine 2020 e sarà integrato con saggi della poetessa Emily Berry.

Foto belle su Google Street View
USA
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Mexico
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Messico
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Perù
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USA
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Kirghizistan
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Perù
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UAE
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Mongolia
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USA
Foto belle su Google Street View
Foto belle su Google Street View

Crediti


Tutti gli screenshot sono stati scattati da Jacqui Kenny

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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