Fotografia di Charlie Engman 

Charlie Engman ha fotografato la madre per 11 anni, ma di "materno" in queste foto c'è ben poco

Le immagini di Engman non hanno niente a che vedere con l'idea canonica di famiglia e legame madre-figlio. E il bello è proprio questo.

di Sara Radin
|
12 agosto 2020, 4:00am

Fotografia di Charlie Engman 

La madre del fotografo Charlie Engman, Kathleen, ha posato per lui per gli ultimi 11 anni. Ma l’opera magna di fotografie, ora raccolte in un libro intitolato MOM, non sono le tipiche fotografie di famiglia, e questa, più o meno, è proprio l’idea dietro alla serie.

Attraverso il progetto, Kathleen assume il ruolo di personaggi diversi e bizzarri. In alcune immagini è immersa in scene bucoliche, con indosso nient’altro che una giacca e una parrucca colorata. In altre, ha la parvenza di un clown, ricoperta di trucco e body paint. L’elemento del trucco e dei costumi è essenziale tanto quanto lo stesso paesaggio. In un’immagine molto forte, per esempio, la vediamo posare in un abito rosa, con i capelli lucenti, dentro ad un minimarket -- come se stesse comprando degli snack prima di partecipare al Met Gala.

Scattate in un periodo lungo più di 11 anni, notiamo le pettinature di Kathleen evolvere attraverso lo svilupparsi di tutto il libro, sfoggiando ogni pezzo della sua impressionante collezione di parrucche. Il raggio d’azione di questi personaggi e di questi mood sembra rappresentare il modo in cui spesso le madri si confrontano con i propri figli-- e Kathleen fa esattamente questo per Charlie, offrendosi come musa per la sua arte -- mentre, dall’altro lato, mettono alla prova la percezione tipicamente piatta che la società ha nei confronti delle madri adulte, e delle donne anziane in generale, le cui apparenze sono spesso soggiogate allo scrutinio collettivo.

Le espressioni facciali di Kathleen non si scompongono, il suo corpo non viene editato. Puoi capire subito quanto prenda seriamente questo lavoro, e quanto ne vada fiera. Eppure, persiste un’idea di gioco. Kathleen si rotola nel fango, si veste da marinaio, e gioca nella neve, tutte cose che avrebbe potuto fare con Charlie quando era solamente un bambino.

Charlie Engman-MOM-libro-intervista

Potresti aver già riconosciuto Kathleen per i suoi lavori nel mondo della moda. Nell’ultimo anno, ha camminato in passerella per Collina Strada ben due volte, durante la NYFW . Charlie aveva fatto uno stage presso la designer del brand, Hillary Taymour, e i due ora sono amici e collaborano frequentemente -- recentemente hanno creato una capsule collection i cui ricavati sono stati devoluti ad un numero di enti benefici.

Ho seguito il tuo lavoro per un po’ di tempo. È troppo interessante il modo in cui voi due avete collaborato, in una maniera così creativa, così inventiva.

Charlie: È molto più economico che andare in terapia.

Quand’è che avete iniziato a fare arte, e a scattare, insieme?

Kathleen: Sapeva disegnare molto prima di saper scrivere. Charlie, vuoi per favore darti una mossa a diventare famoso, così posso monetizzare i tuoi vecchi scarabocchi?

Charlie: Credo di non aver mai saputo fare nient’altro così bene. Mi piaceva molto disegnare e dipingere, e poi ho iniziato a danzare e a interessarmi dell’arte performativa, perché mia sorella ballava e sono sempre stato estremamente competitivo. Facevo parte di una compagnia teatrale quando frequentavo il liceo, ed è stata un’esperienza molto formativa per me. Ho iniziato a studiare il giapponese e coreano, perché erano una mia passione -- sono figlio della generazione dei Pokémon, e sento dei legami molto forti con il Giappone. Poi, però, ho realizzato che stavo abbandonando la parte più profonda di me stesso, e così ho provato ad entrare in una scuola d’arte ad Oxford. Proprio in quel momento ho iniziato a lavorare con la fotografia, era un modo accessibile e pratico di lavorare. Non credo di averla mai intesa come mezzo creativo. Per me era un modo per osservare. E sono rimasto stupito quando alla fine è diventato il mio metodo artistico primario.

Charlie Engman-MOM-libro-intervista

Il libro è davvero immenso. È interessante vedere il riflesso l’uno nell’altra all’interno del lavoro. Kathleen, sembra quasi che Charlie usi te, sua mamma, come scultura. Sembra un’azione molto collaborativa anche se è solamente un’immagine bidimensionale. E penso che il fatto di sapere che siete madre e figlio, renda il lavoro ancora più profondo, parlando direttamente al rapporto che avete uno con l’altra.

Charlie: Penso spesso a questo elemento dell’oggettivazione, che è in qualche modo ciò a cui fai riferimento, e giustamente. Il modo in cui mia mamma reagisce rispetto al lavoro, -- e puoi contraddirmi, mamma -- sembra conferire un certo potere a quell’oggettivazione, come se in qualche modo ne sia sottomessa.

Kathleen: Non ci sono solo il creatore di immagini (Charlie) o il soggetto (me). C’è anche il consumatore, lo spettatore. Abbiamo una responsabilità rispetto a ciò che pensiamo e a ciò che crediamo rappresenti. E quando ne parliamo, è lì dove l’etica incontra il nostro progetto. Ci vuole molto coraggio e rischio ad essere nei suoi panni, dietro alle lenti, dirigendo gli scatti; o ad essere nei miei, cercando di capire al meglio ciò che mi chiede, e provare a riprodurlo. Ma quello non è l’unico terreno di gioco. C’è anche il rischio che tu devi prendere, la responsabilità di guardare delle immagini e rispondere di conseguenza.

Charlie: Qualcosa a cui penso molto, specialmente ora che il libro è uscito, è cercare di capire per chi e per quale scopo esso esista. Lasciando stare le intenzioni dietro al progetto -- e la fotografia è un campo complesso, proprio per essere un’arte molto soggettiva -- quali sono le sue conseguenze, e i suoi effetti? Sono costantemente sorpreso dagli effetti che ha su mia madre. E ha alimentato molta motivazione in me.

Charlie Engman-MOM-libro-intervista

Da dove è nato l’impulso di creare questa serie di opere?

Charlie: Stavo testando nuove strategie, imparando e giocando un po’, e lei si è offerta di aiutarmi. Quando sono tornato a casa dal college, e la mia visa era scaduta, mi trovavo a dormire sul divano in attesa di sapere cosa sarebbe stato di me. Allora ho deciso di prendere la situazione a mio vantaggio. Ero lì, ritornato alla mia infanzia, sembrava quasi una regressione, e ho incentrato il mio lavoro su di lei.

Ho iniziato ad essere più professionale con il mio approccio e a lavorare con altre persone, e così mi sono reso conto di quanto fosse unica l’esperienza che stavo avendo con mia madre. Non solo c’era un certo tipo di intimità e familiarità tra noi, ma come individuo lei era anche molto diversa da tutto ciò cui ero entrato a contatto scattando altre persone. Lei proiettava un altro tipo di energia, e sarebbe stato stupido da parte mia, come persona creativa, ignorare questa sua potenza espressiva.

Ora capisco perché hai fatto il commento di andare in terapia. È come se ci fosse una presa di coscienza, nell’instaurare questo tipo di connessione tra voi.

Charlie: Questa idea di ‘madre’ ha associato ad essa fin troppe aspettative e preconcetti, assolutamente inutili e poco produttivi. Ma facendo un passo indietro, si riesce a vedere le cose un pò più chiaramente, o almeno avere una percezione diversa a riguardo.

Charlie Engman-MOM-libro-intervista

Vorrei sapere di più su come ideate le diverse scene e personaggi.

Charlie: Credo che dipenda. Molto è creato con intenzione, e diverse cose invece nascono spontaneamente. E poi ci sono situazioni a metà, in cui io ho creato la circostanza per l’immagine e poi mia madre ha occupato quello spazio a suo modo. Tutte le foto sono state raccolte in oltre 11 anni.

Charlie Engman-MOM-libro-intervista
Charlie Engman-MOM-libro-intervista
Charlie Engman-MOM-libro-intervista
Charlie Engman-MOM-libro-intervista

MOM di Charlie Engman è ora disponibile per l’acquisto qui.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Leggi anche:

Tagged:
Mamma
Charlie Engman
Famiglia
ritratto