Fotografia di Olya Ivanova

La quieta, orgogliosa bellezza della Russia tradizionale

Quella fotografata da Olya Ivanova è una Russia che non vediamo mai, schiacciata tra eccessi folkloristici da una parte e occidentalismo estremo dall'altra.

di Laura Ghigliazza
|
23 marzo 2020, 10:11am

Fotografia di Olya Ivanova

Quante volte nelle bancarelle estive di città marittime, frugando tra foulard sbiaditi e lancette di orologi, hai trovato cartoline e fotografie di un tempo che ormai sembra lontano? Immagini così posate, austere.

Ecco, Olya Ivanova da tempo viaggia nel continente russo e si addentra là dove le tradizioni sembrano ancora intatte. Dove la postura è parte fondamentale del ritratto, e il vestito è quello “buono”.

L’abbiamo intervistata per fare un giro in superficie, tra profonde radici.

Olya_Ivanova_The_Village_Day

Ciao Olya. So che ti sei laureata in letteratura. Come sei passata alla fotografia e in che modo cambia per te raccontare una storia a parole o per immagini?
Ho sempre voluto essere una scrittrice, non una fotografa. Lavoravo come copywriter in un’agenzia pubblicitaria quando mi sono interessata alla fotografia. La cosa bella che realizzai è che nessuno dava per forza un commento alle mie immagini, e io venivo da anni di commenti fatti ai miei testi scritti. Era il 2007 e nessuno aveva ancora l’iPhone, quindi potevi sentirti un fotografo. Ho fatto tante brutte fotografie e ho ricevuto molti commenti adoranti. Quindi è stato facile sentirsi fotografi di talento. Il valore che ho scoperto successivamente è che non è necessario raccontare storie, puoi anche solo catturare la luce. E questa è stata una liberazione per me.

Olya_Ivanova_The_Village_Day

Sei nata nella città di Mosca, ma tutti i tuoi progetti sono realizzati in dei piccoli villaggi e cittadine. Cosa ti ha spinto verso le campagne e verso realtà così ristrette?
Uno dei miei primi incarichi fu una storia di eremiti che vivevano in un remoto villaggio siberiano. Era la mia prima volta fuori città e sono stata subito catturata da quella nuova realtà. Da lì ho cercato di trovare il modo di ripeterlo e alla fine ho viaggiato nella parte settentrionale della Russia per realizzare altri progetti. Principalmente sono stata colpita da un altro linguaggio visivo della vita del villaggio. Tutti questi vasti paesaggi russi pieni d’aria di libertà mescolati con interni sovietici. Ma il mio interesse resta la gente. Nelle piccole città le relazioni tra le persone sono molto diverse. La popolazione è più aperta, pronta per il contatto, felice di raccontarti la loro storia, non hanno paura dell’altro. é facile incontrare qualcuno in un autobus e andare a cenare insieme alla sua famiglia. Apprezzo molto il fatto che puoi diventare un membro della famiglia molto velocemente. Spesso fotografo persone sconosciute per strada ed è difficile che qualcuno dica di “no” quando chiedo di posare.

Hai realizzato il progetto The Village Day e l’hai diviso in due parti nonostante tu l’abbia scattato in 3 anni. Perché?
The Village Day l’ho diviso in due parti, giorno a colori e notte in bianco e nero. Questo progetto riguarda la festa del villaggio, festival della piccola patria che è popolare in tutti i villaggi del paese. Ho guardato le persone come si preparano per le feste durante il giorno e come ballano e bevono di notte. La prima parte è rappresentativa dell’anima russa, la seconda è nascosta.

Olya_Ivanova_The_Village_Day

Cos’hai voluto raccontare con questi ritratti?
Ho cercato di catturare il personaggio russo: coraggioso, pazzo, sincero e aggressivo delle volte. Penso che il festival sia un grande momento perché le persone sono ubriache, si divertono e sono pronte a mostrarti un po’ più del solito.

Olya_Ivanova_The_Village_Day

Quali sono le tradizioni che hai trovato più interessanti in questo villaggio?
Non esisteva una tradizione russa esotica nel villaggio in cui lavoravo. Sono interessata più alla vita ordinaria. Un sacco di farina invece di un sacco da boxe, ragazze del villaggio in abiti curati, bambini ancora bagnati con gli asciugamani dopo aver fatto il bagno. Village Day è una tradizione post sovietica, non molto interessante da sola. Questo è solo un motivo per incontrare tutte le persone che sono nate e vivono in quel posto. Ma per me è un’opportunità di ritrarre i più interessanti di loro per rispondere alla domanda: “Cosa significa essere un russo?”

Olya_Ivanova_The_Village_Day

Nel tuo progetto Kich Gorodok, che è anche il nome della piccola cittadina, hai unito vecchi archivi di famiglia a nuovi scatti seguendo la tradizione russa di scattare “in the best dress with serious face”. Cosa significa e perché secondo te ora non è più utilizzata?
Una volta era tradizione invitare il fotografo per matrimoni e funerali in Russia. Non so perché ma le persone sulle immagini di una volta non sorridono mai, sono molto serie guardando la fotocamera. Dall’altro lato si preparavano per la fotografia prendendo i migliori abiti e costumi. Adoro questo modo di posare. Ora i telefoni cambiano le cose. La fotografia smette di essere qualcosa di speciale. Ho cercato di far rivivere la tradizione del ritratto cerimoniale.

Olya_Ivanova_The_Village_Day

Chi è la tua persona preferita da fotografare?
La mia persona preferita è ogni sconosciuto che incontro per strada. Quando vedo qualcuno e lo so, quello è il mio eroe.

Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day
Olya_Ivanova_The_Village_Day

Segui i-D su Instagram e Facebook

Leggi anche:


Crediti

Intervista di Laura Ghigliazza
Fotografia di Olya Ivanova

Tagged:
russia
Olya Ivanova
nuovi talenti
fotografi emergenti
a new focus