Questi tatuaggi minimal sono una delle prime cose che faremo a fine quarantena

I tatuaggi di Giuditta ci ricordano i fumetti della Settimana Enigmistica, perché dietro la semplicità d'esecuzione nascondono sempre messaggi privati.

di Giorgia Imbrenda
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22 aprile 2020, 2:59pm

Tatuaggini è la rubrica di i-D che vi fa conoscere i nuovi tattoo artist italiani di cui non avete mai sentito parlare. Sono giovani, hanno uno stile unico e stanno riscrivendo le regole della loro industria. Li scegliamo perché rispettano i valori in cui i-D crede e per cui lotta da sempre, che sono tolleranza, diversity e inclusività.

Oggi vi presentiamo Giuditta, in arte giuditta_san_. Se state pensando di farvi tatuare da lei appena finita la quarantena, questo è il suo account Instagram. Siamo sicuri risponderà ai vostri DM in tempo zero.

Tatuaggini Giuditta San intervista tatto-artist

Ci racconti il primo tatuaggio che hai fatto? Quanto eri terrorizzata da 1 a 10?
Mi era appena stata regalata una macchinetta dai miei fratelli per il compleanno. Il giorno stesso staccando da lavoro l’ho provata su una mia collega che molto ingenuamente si era offerta volontaria. Non avevo nemmeno idea di come si accendesse e così ho cercato un tutorial su YouTube. Dopo vari tentativi sono riuscita a farla partire. La mia mano tremolante è riuscita a fare una firma e una freccia con risultati orrendi. La mia collega mi parla ancora però.

Qual è il tatuaggio più assurdo che hai fatto?
È stato quello che ho fatto sulla coscia di una ragazza, una sorta di giarrettiera che ruota intorno alla gamba. Raffigurava la schiusura di una pupa che diventa farfalla. Sei ore di tour de force dove non sentivo fatica per l’adrenalina che mi stava dando l’esecuzione di quel tatuaggio. Senza pause perché la ragazza doveva tornare a Padova e rischiava di perdere il treno.

Tatuaggini Giuditta San intervista tatto-artist

Come mai hai deciso di non fare uso del colore e tatuare principalmente in bianco e nero?
Si tratta principalmente di una scelta stilistica, non amo i colori. Anche se mi è capitato di fare tatuaggi con dettagli colorati e penso che continuerò a farlo.

Qual è la tua tecnica di tatuaggio?
In passato ho utilizzato la tecnica hand poke in dettagli e ombre di alcuni tatuaggi, ricevendo grandi soddisfazioni. Mi piacerebbe approfondire, vorrei utilizzare tante tecniche diverse nei miei pezzi cercando di dosarle a seconda di ciò che sto disegnando, in modo da rendere giustizia al concetto che vorrei trasmettere in un determinato tatuaggio.

Tatuaggini Giuditta San intervista tatto-artist

Quale consiglio daresti a chi vorrebbe iniziare a tatuare oggi?
Se quello dei tatuaggi è un mondo, io sono ancora alla porta di ingresso. Quindi direi di ascoltare chi fa questo lavoro da molto più tempo di me, ma sempre con orecchio critico, di non facendosi sommergere dai pareri dei più grandi, ma nemmeno da quelli dei clienti. Insomma, direi in fondo di fare di testa propria, soprattutto per quanto riguarda lo stile.

Tutti hanno sempre pareri su quello che stai facendo, e ci si potrebbe sentire quasi in obbligo a rispettare determinati standard, che però sono quelli di altri... Per me questo è un problema, perché voglio fare qualcosa che possa parlare con la mia lingua, e che parli ad altri che possano capirla. Molte volte si cerca una via che ancora non c’è e si pensa per questo di dovere per forza seguire quella di altri. Servirebbe essere almeno all’inizio il primo sostenitore di sé stessi, soprattutto nel mondo dei tatuaggi, dove non si viene esattamente accolti a braccia aperte.

E invece per chi si vuole fare il primo tatuaggio che consigli hai?
Prova a scindere da ciò che ti piace perché lo hai visto ovunque su instagram e ciò che ti piace perché in qualche modo ti parla. Ho tatuaggi di stili molto diversi tra loro, ma una cosa li accomuna: hanno tutti un significato mio e segreto, che rappresenta quello che sono stata e ciò che pensavo nel momento in cui l’ho fatto. Come una sorta di diario o mappa che racconta delle varie versioni di me, ma che non necessariamente gli altri devono capire.

Tatuaggini Giuditta San intervista tatto-artist

Oltre ai tatuaggi, fai anche bellissime illustrazioni. Quali sono le tue altre passioni?
Mi piace disegnare, ma più di tutto mi piace quell’emozione che si prova quando hai un’idea. Per questo attingo da più campi, non approfondendo mai troppo una disciplina, ma mescolando spesso vari mondi. Ad esempio mi piace fare fotografie a lunga esposizione, creare con la luce e trasformare queste fotografie in tatuaggi. Il cliente in questo modo si tatuerà un “atto spontaneo”, un primo movimento del mio braccio che si muove nel buio con una torcia. Si cede nella forma per parlare più di un contenuto non artefatto e contaminato, dove riduco al minimo l’influenza esterna del disegnare.

Un’altra passione che ho è quella della psicologia, ho quasi finito il percorso universitario. Trovo l’unione di psicologia e tatuaggi molto interessante. Il tatuaggio che entra nella propria pelle per interiorizzare un’emozione, per raccontarsela sinceramente. Una catarsi, qualcosa da elaborare che una volta assorbito dalla pelle può essere digerito anche dalla mente. E poi un ultimo, grandissimo guilty pleasure: Ornella Vanoni.

Tre tatuatori/tatuatrici a cui ti ispiri?
Cambio idea molto spesso e molto velocemente. Mi piacciono vari stili e credo di non essere ancora arrivata ad una risposta definitiva. Ultimamente amo i lavori di Elliot Gamer e Thebaystudio. E poi Lil_uber, che è stato il primo artista di questo mondo di tattoo “sperimentale” che ho conosciuto e mi ha ispirato per la sua determinazione e l’incoraggiamento a continuare su questa strada.

Tatuaggini Giuditta San intervista tatto-artist

Il mondo del tatuaggio è per certi versi piuttosto maschile, e spesso le donne che ci lavorano scelgono di differenziarsi dai colleghi uomini scegliendo stili estremamente femminili, colorati e cartoon. Tu invece hai creato uno stile tutto tuo che si allontana dalle dinamiche di genere, è stata una scelta voluta?
Mi piace pensare che le donne che fanno cartoon colorati lo facciano perché gli piace, non perché sia un genere “femminile”. La mia non è stata una scelta voluta, ma forse indirettamente racconta la mia idea di fondo. Odio quando qualcuno mi dice che non posso fare qualcosa solo perché sono una donna, mi risveglia un istinto di sfida quasi irrazionale. Tengo molto a presentarmi come tatuatore in quanto tale e non come "donna che tatua." Spero che i miei disegni possano piacere sia agli uomini che alle donne e che colpiscano un’anima, piuttosto che qualcuno in base al suo sesso.

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Tatuaggini Giuditta San intervista tatto-artist
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Ecco un'altra tatuatrice che abbiamo intervistato di recente, Agata:

Crediti

Intervista di Giorgia Imbrenda
Tutte le immagini via Giuditta