Tutte le immagini di Lia Darjes

Lia Darjes​​, la fotografa che unisce Est e Ovest, Russia e Europa, Oriente e Occidente

"Questo è quello che mi interessa: sfidare le abitudini visive degli spettatori."

di Laura Ghigliazza
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18 febbraio 2020, 9:48am

Tutte le immagini di Lia Darjes

Nel freddo tagliente di Kaliningrad, tra pomodorini color ciliegia e mele delle stesse sfumature, prendono forma contemporanee nature vive. Nel caldo occidente dall’altra parte del mondo si fondono popoli e culture differenti.

Forse ricorderete questa città grazie a Gosha Rubchinskiy, che nel 2017 ha scelto questa enclave russa tra Polonia, Lituania e il mar Baltico come location per la sua sfilata. Sospesa tra Est e Ovest, Kaliningrad racchiude in sé due anime, che convivono nei suoi abitanti così come nella sua geografia.

Lia Darjes, fotografa tedesca, immortala con precisione e delicatezza storie di persone comuni in questa terra di mezzo, tra sfide personali e lotte alla sopravvivenza. Una ricerca costante, la sua: scappare a gambe levate dal solito punto di vista per donare nuove prospettive e profili alla realtà.

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Sei nata a Berlino e sei cresciuta ad Amburgo per poi ritornare a Berlino. Che cosa ti hanno donato queste due città?
Amburgo è una città fantastica in cui vivere, ma nel 2008 me ne sono andata perché ero incazzata per la situazione immobiliare: gli affitti erano troppo alti per gli studenti. Così mi sono trasferita a Berlino, dove non ero costretta a spendere in affitto quasi tutto quello che guadagnavo. Avere maggior disponibilità economica ti permette di avere anche più libertà artistica, ed è proprio questa la cosa che più ho amato di Berlino per tanti anni. Era una città selvaggia, ma purtroppo è cambiata molto negli ultimi tempi. Ora è una metropoli sovraffollata, le persone sono meno coraggiose. Lo spirito è diventato sempre meno avventuroso. Tuttavia, ci vedo ancora qualcosa di unico.

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Hai frequentato la University of Applied Sciences di Amburgo e la tua insegnante è stata la fotografa Ute Mahler. Qual è la cosa più importante che hai imparato da lei?
La Professoressa Ute Mahler è stata incredibilmente importante per il mio sviluppo artistico. Ricordo quando l'ho incontrata per la prima volta all'università, dopo averla ascoltata parlare per un paio d’ore avevo la sensazione di comprendere l'intero mezzo della fotografia. Ovviamente non era vero: avevo (e ho ancora) un mondo intero da capire e scoprire. Ma penso che mi abbia insegnato in primo luogo a vedere le cose. Siamo ancora in stretto contatto e discuto ancora di tutti i miei progetti con lei.

Intervista fotografa Lia Darjes

Hai realizzato diversi progetti riguardanti la fede musulmana, come Konvertieren in cui ritrai cittadini tedeschi che decidono di convertirsi all’Islam, Being queer feeling muslim dove racconti le storie di chi non vuole nascondersi agli occhi di una religione che non li accetta per quello che sono, e 10 portraits of female soccerplayers from different arab countries. Ci racconti come ti sei avvicinata al tema?
Immagino sia stato un mio interesse speciale. È un campo affascinante in cui bisogna ancora sfidare i propri stereotipi, quelli fissati nella propria immaginazione. Questo è quello che mi interessa: sfidare le abitudini visive degli spettatori.

Intervista fotografa Lia Darjes

In Being queer feeling muslim hai incontrato e fotografato persone da tutto il mondo. Come li hai contattati? Sei rimasta in contatto con loro anche dopo averli fotografati?
Li ho contattati principalmente sui social media. Con la maggior parte di loro sono ancora in contatto, non nel quotidiano ma di tanto in tanto. Questo progetto è stato un processo intenso per me e ho avuto delle conversazioni incredibilmente profonde prima e dopo aver scattato i ritratti.

Intervista fotografa Lia Darjes

Nel tuo ultimo progetto, Tempora Morte, da cui è nato anche un libro, mostri diverse bancarelle di alcuni mercati a Kaliningrad, in Russia. Ricordi qual è stata la prima bancarella che hai fotografato in quella città? E perché hai scelto di realizzare questo progetto?
La prima foto è stata Natura morta con mirtilli che ho scattato due anni prima delle altre, durante una residenza d'artista a Kaliningrad. Non ho mai fatto una scansione corretta del negativo e quando finalmente l'ho fatta, mi è piaciuta così tanto che ho deciso di immergermici. Le Still-Lives sono una mia grande passione, e lì avevo trovato qualcosa da cui poter fare uno Still-Life contemporaneo.

Intervista fotografa Lia Darjes
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Crediti

Intervista di Laura Ghigliazza
Fotografia di Lia Darjes

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