Fotografia di Gianluca Normanno

Il designer di United Standard ci racconta la sua collaborazione con Nero Editions

"Nasciamo nudi e con un'armatura insufficiente." Questo il punto di partenza di una collezione A/W 20 che abbraccia moda, letteratura, design ed editoria, oltre che cultura a 360 gradi.

di Gloria Maria Cappelletti
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15 gennaio 2020, 11:41am

Fotografia di Gianluca Normanno

“Abbiamo tutti bisogno di integrare le nostre capacità naturali, dal momento che la natura è indifferente, inumana (extra-umana) e inclemente; nasciamo nudi e con un’armatura insufficiente.”

Questa è la frase di Le Corbusier che ha ispirato la collezione United Standard A/W 2020 disegnata da Giorgio Di Salvo, intitolata Insufficient Armour e presentata durante la Fashion Week di Milano presso Spazio Maiocchi, il nostro hub interdisciplinare milanese preferito.

Scopriamo presto che questa citazione sta alla base di una ricerca complessa e articolata, che trascende la realizzazione di nuove desiderabili proposte streetwear di Giorgio Di Salvo. Oltre alla collezione di uniformi urbane, Insufficient Armour è anche un libro a cura della casa editrice Nero Editions con contributi accademici degli intellettuali Helen Hester, Matt Colquhoun, Luigi Alberto Cippini, Simon Sellarsì e un'installazione site-specific di video interviste a due degli autori coinvolti nel progetto.

Incuriositi dalla complessità del lavoro, abbiamo incontrato il designer dietro United Standard insieme a Valerio Mannucci e Francesco de Figueiredo, i due fondatori di Nero Editions, per far loro qualche domanda e capire insieme gli elementi essenziali di questa collaborazione multidisciplinare.

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Giorgio, perché hai scelto di presentare la nuova collezione United Standard accompagnata dalla pubblicazione di un libro?
Giorgio Di Salvo (United Standard): La parte concettuale alla base della collezione è per me fondamentale. Questo non vuol dire che l’idea iniziale si debba riversare in modo totale all’interno del prodotto; trovo invece essenziale il fatto che il marchio possa essere un pretesto per avviare delle indagini in ambiti culturali che mi interessano. Quindi l’idea è quella di avere un budget generato da un prodotto commerciale per poi convertirlo in ricerche in campo culturale. È una cosa che ho sempre cercato di fare e che vorrò, penso, sempre fare, ed è quello che è successo anche in questa occasione.

La collezione diventa quindi uno strumento per alimentare e veicolare dei messaggi culturali, in questo caso il concetto di Insufficient Armour. Ci spieghi meglio di cosa si tratta?
L’idea si è sviluppata a partire da un primo incontro e dialogo con i ragazzi di Nero, che hanno lavorato negli scorsi anni a una serie di attività legate allo sport nella città di Roma. Nello specifico, si trattava di un loro progetto inerente le Paraolimpiadi e le protesi sportive, un argomento che mi interessava approfondire. Così, a partire da questa loro esperienza, si è aperto un dialogo tra noi, poi il tema si è evoluto, spostandosi sul significato delle protesi al giorno d’ogg da un punto di vista concettuale e filosofico. Si è creato un dialogo fatto di incontri, e-mail, chat, scambi di immagini, citazioni. Tutto questo, insieme, ha portato alla creazione del libro. Ecco, questo aspetto concettuale è la parte più interessante di quello che vuol dire per me avere un marchio.

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Valerio e Francesco, come avete affrontato questo tema delle protesi creando un dialogo con la collezione di Giorgio?
Valerio Mannucci e Francesco de Figueiredo (Nero): La collezione parte dall’idea delle protesi e affronta questo argomento non in senso medicale o tecnico, ma cercando di capire quali sono le ripercussioni politiche, filosofiche o sociali che possono derivare dal concetto delle protesi.

Nel senso che avete affrontato il tema delle protesi per indagare menomazioni culturali o disabilità politiche?
Questo sicuramente è un aspetto, e abbiamo lasciato il campo di confronto molto aperto agli autori chiedendo di seguire una loro prospettiva particolare, quindi c’è chi studiando nel campo dello Xenofemminismo l’ha affrontato dal punto di vista del gender, c’è chi l’ha fatto attraverso l’analisi del new gothic, chi attraverso degli esperimenti di theory fiction, quindi con dei raconti che si estendono teoricamente su quel tema anche con messaggi visivi. L’idea comunque è stata quella di partire da una suggestione di Le Corbusier che in una frase dice "We are born naked and with insufficient armour." Questa frase ha una connotazione apparentemente pessimistica, perché definisce una inadeguatezza dell’uomo nell’ambiente, nel mondo.

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Un'inadeguatezza proprio esistenziale?
Sì, che però per chi conosce i lavori di Le Corbusier si è concretizzata in un’architettura visionaria e sperimentale. Quindi dalla presa di coscienza di questa inadeguatezza si possono vedere le protesi come un modo per descrivere anche il processo di adattamento dell’uomo all’esistenza. Ci sono correnti di pensiero che vedono l’utilizzo degli strumenti non attraverso un tecnicismo, ma attraverso un adattamento al non ereditario. L’essere umano si è sempre adattato e potrà continuare ad adattarsi alterandosi con una biologia artificiale. Quindi si superano le dicotomie tra organico e inorganico, tra artificiale e non artificiale, e così via.

Mi sembra di capire che ci troviamo in un contesto di trasformazione dialettica...
Esatto! Il progetto è una dialettica su queste tematiche. Con Nero abbiamo poi sviluppato un libro, mentre Giorgio lo ha declinato nei capi della collezione, ovviamente non in senso didascalico, quindi non creando delle vere e proprie protesi, ma ha incorporato questi concetti, queste idee, a partire da questa suggestione iniziale e sviluppandola poi nelle sue uniformi heavy duty.

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Si capisce che in questa collaborazione avete mantenuto un dialogo molto aperto e dinamico.
Ci conosciamo da tanti anni, ma è la prima volta che c’è un progetto comune. Volevamo lavorare insieme e finalmente ci siamo confrontati e trovati su questo tema. L’idea inizialmente è stata di Giorgio, perché sapeva che avevamo già fatto molta ricerca sul mondo delle protesi e così ci ha suggerito di lavorare insieme. Quindi il titolo del progetto sottintende l’idea della protesi come armatura necessaria perché "We are born naked and with insufficiente armour."

Siamo nati nudi e con un'armatura insufficiente, ma grazie a Giorgio nel 2020 potremo indossare le uniformi funzionali di United Standard.

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Crediti

Testo di Gloria Maria Cappelletti
Fotografia di Gianluca Normanno
Video frame su gentile concessione di ufficio stampa NOTEXT

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