i-D premiere: “Rubber Boy” e le dissonanze ipnotiche dei Soft As Snow

Di passaggio in Italia per la rassegna Disconnect Code a Firenze, abbiamo parlato col duo della loro performance, del singolo “Bit Rot” e dell’estetica distopica del visual artist Guynoid.

di Carlotta Magistris e Megan K. Stoianova
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22 marzo 2022, 5:45pm

Uscito da poche settimane per Infinite Machine, Bit Rot, il secondo disco dei Soft As Snow—aka Oda Egjar Starheim e Øystein Monsen, duo norvegese based a Berlino da tempo—, è una promessa dissonante all’interno del mondo elettronico contemporaneo.

Mixato da Ville Haimala di Amnesia Scanner e masterizzato da Fausto Mercier, il progetto trasposto live al Disconnect Code—la rassegna frutto della collaborazione tra Musicus Concentus e Disconnect Media—assume una dimensione performativa in cui il corpo diventa parte integrante dell’esibizione, varcando il confine tra reale e virtuale, umanizzazione e digitalizzazione, a suon di drum machine, sintetizzatori analogici e sperimentazioni.

donna vestita di rosso che si esibisce su un palco

La voce primordiale di Oda si mescola a tracce sintetiche, mentre lunghe melodie instabili creano sonorità ipnotiche, dando così forma a un album complesso e ambizioso, mutaforma e stratificato, sovrapposto e multidimensionale, che esplora ciò che resta dell'intimo e dello sporco nella pulizia del digitale. Una sorta di inseguimento fallito per l'amore sintetico.

Molteplici sono anche le arti visive che si uniscono in questo progetto attraverso artisti che parlano lo stesso linguaggio e creano una forte rete di collaborazioni mixando influenze che abbracciano la scultura, la moda, la video arte e la letteratura, partendo dalla propria personalità individuale e passando attraverso le diversità dei loro metodi di lavoro fino a fondersi in uno solo.

Per immergerci in questo universo, abbiamo incontrato direttamente i Soft As Snow, Oda Egjar Starheim e Øystein Monsen.

Ciao Soft As Snow, vi siete conosciuti collaborando. Øystein ha filmato Oda urlare durante una sua performance. Com’è nata l’idea di iniziare un progetto insieme?
Quando ci siamo incontrati, c'è stata questa connessione istantanea e molto profonda che ci ha fatto desiderare di creare qualcosa insieme. Le nostre prime collaborazioni sono stati esperimenti e installazioni di Oda, un processo fluido che ha portato ad integrare la musica nel lavoro. Abbiamo iniziato a fare performance noise e gradualmente abbiamo iniziato a registrare.

Esistono sempre i vostri progetti paralleli o si sono fusi nei Soft As Snow?
Ci piace che Soft as Snow sia aperto e in grado di assumere molte forme. Di recente abbiamo fatto un'esibizione vocale in Soy Capitán a Berlino. Microfoni a contatto sulla gola di Oda e campionamento dal vivo. Come un viaggio nel vuoto del corpo, negli incontri carnosi  più profondi con gli altri.

ragazza che si esibisce su un palco luci verdi

Come si sviluppa il vostro processo creativo?
Siamo sempre alla ricerca di suoni, costruire e ricostruire attraverso ore di jamming. Registriamo costantemente, poi tagliamo e arrangiamo. Come un tuffo profondo. Spesso ci piacciono i suoni più scadenti o quelli di ‘cattivo gusto’, il campionamento approssimativo. Ibridi e decostruzione.

Esattamente quello che c’è in Bit Rot, il vostro secondo disco appena uscito. Come si è evoluto il vostro lavoro rispetto alle prime uscite?
Con Bit Rot abbiamo avuto una visione più chiara di ciò che volevamo creare e siamo stati più brutali con il materiale. Con Always On la maggior parte dell'idea originale è stata tagliata e i resti sono stati remixati e riciclati più volte, prima che diventasse quello è. Nelle versioni precedenti aggiungevamo spesso strati e strati di suoni elaborati, ma nelle nuove tracce come Quiet Anger ci siamo concentrati su suoni clinici e arrangiamenti più scheletrici. Brani che a malapena si tengono insieme.

dh che si esibisce foto in bianco e nero soft as snow

La situazione pandemica ha influito in qualche modo?
Lavorare durante la pandemia e senza concerti ci ha reso ancora più immersi nel nostro mondo. Fortunatamente era ancora possibile per noi lavorare con Ville Haimala all'album dato che eravamo tutti nella stessa città. Dopo aver lavorato isolati sul materiale per così tanto tempo, è stato liberatorio coinvolgerlo e aprirlo. Esplorare il corpo nella sua identità.

Qual è il pezzo in cui vi identificate maggiormente?
Al momento ci sentiamo vicini a brani come Superjammer e Always On. Questi sono nati campionando i nostri suoni, giustapponendo segmenti di tracce diverse, spingendoli sull'orlo del collasso.

esibizione soft as snow

Nel video che avete realizzato con l’artista 3D Gudyon, c’è un Rubber boy che fluttua in un’atmosfera asettica vestito di rosso che non disturba ma dà quasi un senso di pace. È questo quello che volevate trasmettere?
Collaboriamo con Guynoid da oltre un anno, producendo le nostre immagini per i live e video musicali. Attraverso molte conversazioni e scambi di riferimenti abbiamo trovato un universo comune.

Quando abbiamo parlato con lei dell'idea di Rubber Boy, si è fatta strada la violazione e la riproduzione, la voglia di trasmettere una scissione di una parte di te stesso dopo aver subito un trauma, una sorta di ‘mitosi’.

cantante soft as snow concerto

Cos'è per voi la realtà virtuale e quanto è presente nel vostro lavoro?
Abbiamo esplorato con la telecamera ogni regola del corpo. In Bit Rot c’è una forza che prende il sopravvento, come un abuso. Un corpo che si scioglie e si trasforma in sogni apocalittici. Perdersi nella realtà virtuale, nel cyberamore e nei falsi sentimenti. Un’arrampicata distopica e corpi di gomma. Le sfumature della violenza e dell'amore.

A proposito di corpi, Hydra ha realizzato un abito per Oda, diciamo una vera e propria seconda pelle.
Volevamo diventare uno degli avatar di Guynoid, o una sporca via di mezzo. Trasformare ed estendere l'universo sul palcoscenico per offuscare i confini tra il virtuale e la performance. Gli avatar di Guynoid, la pelle di Hydra e i nostri suoni si fondono insieme, diventando qualcosa di nuovo e rovinato. Spinto fuori dalle forme confinate. Attraverso le idee del transumano e della fluidità di genere, alla ricerca di nuove forme di bellezza.

cantante soft as snow vestita con completo arancione seduta in una sala cinematografica

Come scegliete con quale artista collaborare? Cosa vi fa sentire connessi?
C'è sempre una sensazione di linguaggio condiviso. Quando abbiamo incontrato Guynoid e abbiamo conosciuto il suo lavoro è stato molto intuitivo, un senso di connessione e scambio di idee tra noi. Con Camilla Steinum, l’artista che ha realizzato la copertina di Bit Rot invece, lei e Oda si conoscono da una vita e abbiamo fatto diverse collaborazioni in passato. Quando abbiamo visto però la sua scultura della double-ended tongue, abbiamo istintivamente sentito che rispecchiava totalmente le idee dell'album.

La spontaneità è spesso considerata la forma creativa per eccellenza e voi dite che gli errori nei vostri progetti sono fondamentali.
Apprezziamo sempre la musica che affronta l'imperfezionismo. Per noi il processo di scrittura è spesso casuale e avviene per caso. O per errori involontari. Essere aperti agli errori è essenziale per mantenere questo processo fluido.

soft as snow davanti ad affresco
soft as snow in un giardino

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Crediti

Fotografie: Angelo Guttadauro
Testo: Megan K. Stoianova e Carlotta Magistris

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