i-Dols #7: la Roma di Franco126

Franco126 ci porta in giro per la città eterna tra i suoi luoghi del cuore, raccontandoci dell'adolescenza sulla Scalea del Tamburino e riflettendo sui cambiamenti di questi tempi caotici.

di Benedetta Borioni
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02 marzo 2022, 11:17am

i-Dols è la rubrica di i-D Italy che si inoltra nel panorama musicale italiano. Attraverso un racconto intimo e reportagistico delle personalità creative che lo stanno plasmando, emerge la persona che sta dietro al personaggio pubblico, mostrando i propri lati inediti e celati.

Noi di i-D Italy, insieme al fotografo Alessandro Treves, entriamo in punta di piedi nella sfera intima delle figure selezionate, restituendo un quadro empatico e sfaccettato dei loro immaginari.


Franco126 non è solamente Trastevere. O meglio, Franco126 ha molto di Trastevere ed è quella la prima zona della città che viene in mente ascoltandolo. Ma in realtà la sua musica racchiude tutta Roma.

Federico Bertollini è infatti una delle figure di riferimento della scena cantautoriale romana. Per un paio di giorni, è diventato il nostro Cicerone, accompagnandoci nelle sue zone del cuore della Città Eterna, tra San Lorenzo, Trastevere e Monteverde. C’è il Mandrione, vicino al Pigneto, con le sue storie di scontro sociale, arte, Pasolini e degrado. E poi c’è Trastevere, dove si materializzano i testi di Franco126, tra il Bar Calisto, le Peroni, la Lovegang e il Lungotevere.

Tra un giro e l’altro, Franco126 ci ha parlato della sua città, della musica che gli piace ascoltare in macchina e di come ha imparato ad avere bisogno degli altri.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Sono cresciuto a Roma tra Trastevere e Monteverde, due quartieri semicentrali della città. È stato stimolante, basta spostarsi poco per avere a che fare con contesti e tipi di persone diversissimi. È come se ci fossero tante piccole città incapsulate dentro al perimetro del Raccordo.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Se dovessi fare una lista dei miei luoghi del cuore, ci metterei sicuramente la Scalea del Tamburino con i suoi 126 scalini, dove ci incontravamo da ragazzini. È lì che è nato il nostro collettivo artistico. Poi il Bruschettaro e il Bar San Calisto, entrambi in via di san Francesco a Ripa, che sono ancora oggi il punto di ritrovo di tutti i miei amici. Al Mandrione, invece, c’è lo studio di Bomba Dischi, un luogo che associo alla parte professionale della mia vita. Infine il Sacro Studio a San Lorenzo, che è legato alla mia sfera creativa. È lì che scrivo, che nasce la maggior parte delle mie canzoni. Ho un’infinità di ricordi legati a ciascuno di questi posti, sono tutti fondamentali per me, e in qualche modo entrano nella musica che faccio.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Sono sempre stato a mio agio da solo e ho sempre sentito il bisogno di ritagliami i miei spazi per dedicarmi alle mie passioni e alle mie abitudini. Ma nell’ultimo anno mi sono accorto di quanto ho bisogno di confrontarmi e condividere certi momenti con altre persone.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Credo che la musica, così come ogni forma d’arte, abbia bisogno di attingere alle esperienze vissute. In un momento statico come questo, vedo che i miei testi stanno virando sempre di più su temi come l’isolamento e la solitudine. La musica è sempre stata lo specchio dei tempi.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Esibirmi dal vivo per me è sempre una grande emozione, indipendentemente dal palco e dalla situazione. Lo scambio con i fan è una parte fondamentale del mio lavoro. Durante l’estate del 2021 ho suonato con il pubblico seduto, e devo dire che la mia musica si presta anche a quel tipo di formula. Ma mi auguro che si potrà tornare a suonare con la capienza piena e il pubblico in piedi, si respira tutto un altro tipo di energia.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Ho sempre avuto dei punti di riferimento musicali, ma non credo di aver mai avuto degli idoli. Mi sono sempre appassionato di più alla musica che ai personaggi.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Di me non cambierei mai la sensibilità e l’attenzione ai dettagli, aspetti che si ripercuotono anche sulla musica che faccio. Mi piace curare i testi in modo maniacale, senza trascurare nessun aspetto, dal suono della parola all’immagine che evoca. 

FRANCO126 i-d alessandro treves

Sto lavorando sulla pigrizia e la tendenza a procrastinare. Non so quanto le sto smussando, mi auguro di sì.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Ti dico due album che ho ascoltato in macchina in passato e che secondo me vale sempre la pena mettere quando si guida o si viaggia. Tac! di Califano, forse il suo album migliore, in cui emerge al massimo la sua vena poetica e la sua grande capacità autoriale. E poi Uptown Saturday Night dei Camp Lo, uno dei primi classici rap a cui mi sono appassionato durante l’adolescenza. Ultimante sto ascoltando molto Oh! Era ora di Adriano Pappalardo, interamente prodotto da Battisti con i testi di Panella. Mi piacciono molto il sound del disco e quel tipo di scrittura nonsense.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Quando sto male, tendo ad ascoltare musica che rispecchia il mio stato d’animo, se sono triste ascolto musica triste e viceversa.

FRANCO126 i-d alessandro treves

Il presente è dell’individualismo, e non mi pare ci stia portando niente di particolarmente buono. Bisognerebbe rivendicare il ruolo centrale della collettività anche per lo sviluppo e la crescita individuale. Nessuno di noi sarebbe quello che è senza le relazioni umane che ha avuto e continua ad avere, come per esempio quelle con gli amici.

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Crediti

Testo: Benedetta Borioni
Editor: Benedetta Pini
Editor at Large: Gloria Maria Cappelletti
Fotografie: Alessandro Treves
Art Director: Maria Laura Buoninfante
Assistente alla fotografia: Josè Limbert
Un ringraziamento a: Sebastiano Leddi

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