Heather Glazzard

L'arte della comunità trans+ è importante (anche) per chi non lo è: ne parliamo con 5 creator trans

“È di vitale importanza aprire tutte le porte possibili in modo tale che le future generazioni si trovino tutte le strade già spianate.”

di Radam Ridwan
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09 aprile 2021, 1:08pm

Heather Glazzard

In un anno trascorso in una casa le cui pareti si sono fatte sempre più strette, poche cose mi hanno dato felicità: enormi quantità di cioccolato, call su FaceTime con mamma e l’arte trans+. Settimana scorsa, nella Giornata Internazionale della Visibilità Transgender, i social sono stati inondati da infografiche sulla comunità trans, create ad-hoc su Canva per fittare esteticamente nei nostri feed. E se anche questa forma di impegno è comunque meglio di niente, il supporto a chi si occupa di arte trans+ non deve fermarsi a una story che smette di esistere dopo 24 ore.

Attenzione, non è che le problematiche legate alla comunità trans durante il resto dell’anno non vengano affrontate. Al contrario, al momento il mondo è quasi ossessionato dall’argomento. Il problema è che normalmente al tavolo dove si svolge questa conversazione non vengono mai invitate persone della comunità trans+ stessa. Giusto per fare un esempio, nel 2020 il giornale The Times ha prodotto ben 324 articoli che parlavano della comunità trans+…. e ognuno di questi era scritto da una persona cisgender (fun fact: gli articoli in questione ruotano tutti in qualche modo attorno alla domanda “perché le persone trans+ non sono visibili alla collettività?”). E anche se fa piacere sapere che la gente sia a conoscenza dell’esistenza delle persone trans+, la loro esistenza vale più di un titolo clickbait che faccia aprire l’articolo ai bigotti™.

Mentre il mondo apre gli occhi sulla sistemica oppressione a cui le persone trans vanno incontro e che per troppo tempo non è stata affrontata, l’arte creata dalla comunità trans è importante perché, sia implicitamente che esplicitamente, obbliga chi ne fruisce a riflettere e tenta di decostruire la violenza istituzionalizzata e le discriminazioni che la comunità deve affrontare tutti i giorni. Le parole, i suoni, le strutture, i movimenti, le immagini evocate da artist* trans+ trascendono le separazioni tra i diversi gruppi all’interno della comunità stessa, portano a galla le esperienze negative condivise e danno forza alle voci dei gruppi marginalizzati.

Quello che stiamo vivendo è un momento storico cruciale. La pandemia ha messo a dura prova un gran numero di creator della comunità trans+, anche per colpa della chiusura di teatri e locali che solitamente vengono usati per le performance, e anche per la mancanza di aiuti statali. Per questo, noi di i-D abbiamo voluto cogliere l’occasione per ricordarvi l’esistenza di artist* trans+ che portano avanti il loro lavoro tutti i giorni, instancabilmente. Di fronte alla cancellazione di queste figure da parte delle istituzioni, la loro resilienza rende il loro lavoro ancora più importante. Qui, cinque artist* della comunità trans+ discutono davanti alla machina fotografica di Heather Glazzard su cosa significhi portare avanti il loro lavoro al giorno d’oggi.

Tanaka Fuego che ride, foto di Heather Glazzard
Tanaka Fuego, foto di Heather Glazzard

Tanaka Fuego (he/they), poeta

Tanaka Fuego, un poeta i cui temi principali sono “liberazione, onestà, e il potere di prendere tra le mani la propria storia”, crede che l’arte che arriva dalla comunità trans+ può restituire alla comunità la capacità di agire e di cambiare in meglio la percezione che la popolazione ancora ha delle persone trans. “Essere trans è un’esperienza che può aiutare moltissimo a capire la natura umana,” dice, aggiungendo che “è importante che le persone trans raccontino le proprie storie, in modo da rendere l’artista indipendente e fare riflettere il resto del mondo.”

Alla domanda se l’arte trans+ sia essenziale, Tanaka concorda senza riserve. "Finché esisteranno le persone trans, l’arte trans continuerà a dare un contributo importante al resto del mondo.” E anche se Tanaka ha la fortuna di far parte di “una comunità e una famiglia che riconoscono il valore del suo lavoro" è consapevole che su larga scala l’arte della comunità trans+ non è altrettanto valorizzata. “C’è una mancanza di interesse della popolazione nei confronti delle persone trans,” aggiunge.

Tanaka crede che giorni come la Giornata Internazionale della Visibilità Trans siano importanti, ma che spesso non mostrano tutte le sfaccettature dell’esperienza trans: “Per noi è importante riconoscersi l’un l’altro, è triste quando le persone che controllano quello che viene rappresentato nei media mostrano soltanto un’immagine che sia appetibile all’occhio del pubblico bianco.”

Ayesha Tan Jones in una piscina con dei cavi, foto di Heather Glazzard
Ayesha Tan Jones, foto di Heather Glazzard

Ayesha Tan Jones (they/them/theirs), artista, musicista e streg* 

In quanto artista, musicista e streg* Ayesha Tan Jones, che si fa chiamare anche YaYa Bones, cerca di costruirsi il proprio futuro sci-fi attraverso la scultura e i film, un mondo dove “le persone nere, queer e trans siano leader, divinità, dove possano infrangere le regole, crescere e unire le forze come micelio nel sottobosco delle foreste.” La sua arte impone all’osservatore di accettare che l’utopia è irraggiungibile e utilizzare le macerie della nostra realtà distopica per coltivare “la magia, la speranza e la compassione.”

Ayesha non solo crede che l’arte della comunità trans sia essenziale, ma crede che le persone trans+ siano loro stesse “una forma di magia e di arte, perché trascendono i limiti imposti dalla società e si trasformano nella visione che hanno di sè.” Crede che vedere e fare esperienza dell’arte trans+ sia essenziale perché: “Abbiamo bisogno di farci sempre più spazio in un mondo che è stato creato da e per gli uomini bianchi cisgender (aka il mondo dell’arte in generale e il mondo occidentale nel suo insieme!). Anche le nostre storie devono essere raccontate.”

Riguardo la Giornata Internazionale della Visibilità Transgender, Ayesha ci avverte di non confondere semplice accettazione di facciata per vera accettazione, sottolineando che “le persone trans+ che fanno arte non devono essere usate come bonus point di diversità quando si fa domanda per l’ottenimento di fondi per un progetto artistico,” ma “sono persone che meritano altrettanto spazio quanto già ne hanno gli artisti cisgender maschi bianchi.” Anche se è importante celebrare la visibilità delle persone trans, “è altrettanto importante riconoscere che sentirsi al sicuro mentre ci si rende visibili è un privilegio.”

Sheiva seduta, foto di Heather Glazzard
Sheiva, foto di Heather Glazzard

Sheiva (she/they/he), cantante e bassista

Il messaggio principale contenuto nell’arte di Sheiva è di “sbattersene di quello che la gente pensa di te.” “Esprimere liberamente la propria personalità senza doversi giustificare è difficile quando viviamo in una società che ci impone così tante regole a cui non riusciamo adattarci.” Le canzoni di Sheiva e le sue opere di arte visiva esaminano la relazione tra le sensazioni che una persona percepisce dall’interno e gli stimoli che vengono percepiti dall’esterno. L’arte di Sheiva viene definita “metafisica” e riflette sull’incapacità di comprendere le emozioni più profonde che muovono l’animo dell’artista osservando la sua arte dall’esterno. “Non credo che i miei sentimenti personali e le ansie esistenziali siano comprensibili all’essere umano… esistono soltanto nella mia mente, e gli altri potrebbero percepirli come pezzi ristretti e separati della mia ‘vita’.”

Sheiva riconosce la propria arte come un mezzo per cambiare, e sostiene che “L’arte trans+ riuscirà a farci vedere più chiaramente la verità nascosta dietro alle nostre vite… creerà un futuro dove l’ignoranza non sarà più una scusa accettabile.”

Anche se Sheiva è grata per l’esistenza della Giornata Internazionale della Visibilità Transgender, l’artista fa notare che c’è ancora tantissimo lavoro da fare. “Ancora oggi si parla tanto ma si fa poco,” e sottolinea l’importanza di mettere le persone trans in “posizioni di potere da dove possano prendere decisioni, per ridurre il bisogno di avere dei safe space” insieme all’importanza di dar loro spazi in eventi, giornali, post e film “e qualsiasi cosa che possa aiutare a condividere la nostra arte e la nostra esistenza perché a nessuno frega un c*zzo di farlo al posto nostro.”

Delia Detritus nel suo laboratorio di arte, foto di Heather Glazzard
Delia Detritus, foto di Heather Glazzard

Delia Detritus (she/her), artista, intagliatrice e musicista 

Delia Detritus trova difficile riassumere la sua arte in un’unica tematica, perché la sua arte si esprime attraverso diverse discipline. Lotta anche contro l’idea che le sue opere verranno per sempre etichettate come “arte sull’identità trans”, anche quando non fanno esplicito riferimento a questo lato della sua identità. Anche se trova che definire il proprio operato sia limitante, Delia dice che, messa semplicemente, il suo lavoro riguarda “essere vivi in un mondo che la maggior parte delle volte è un mondo di m*rda.”

Quando la interroghiamo sull’importanza dell’arte trans+, Delia sottolinea la necessità di una maggiore inclusione delle persone trans nel mondo dell’arte. “Coloro che fanno arte sono lavoratori, e includere artist* trans in un’idea di arte che sia anche un lavoro è altrettanto importante quanto dare visibilità all’arte trans come mezzo di comunicazione.” In futuro, lei spera che l’inclusività non passi attraverso l’identità che essa sia incidentale, e che il punto di vista di ogni persona sia preso in considerazione indipendentemente dall’identità “attraverso una lente più ampia che permetta a tutti di integrarsi in qualsiasi spazio artistico.”

Delia mette in dubbio l’utilità di spingere per maggiore visibilità quando in realtà alle persone trans+ non è nemmeno assicurata la sicurezza fisica personale, facendo notare che, “Se la visibilità non è disciplinata in modo adatto allo scopo che vogliamo raggiungere, potrebbe essere dannosa per chi stiamo tentando di aiutare.” Nonostante questo rapporto complicato con la questione della visibilità, Delia la considera essenziale per chi ancora deve crescere. “È di vitale importanza riuscire a aprire tutte le porte possibili in modo tale che le future generazioni si trovino tutte le strade già spianate.”

Luca Wowczyna, foto di Heather Glazzard
Luca Wowczyna, foto di Heather Glazzard

Luca Wowczyna (they/them), stylist e creative director

L’operato di Luca Wowczyna, stylist e creative director, ruota tutto attorno alla creazione di connessioni, qualcosa che crescendo è stato molto difficile per l’artista. Attraverso l’arte, il suo desiderio è quello di “rendere le persone capaci di sentirsi connesse al loro io più giovane attraverso il medium artistico,” dice Luca "perché è qualcosa che mi è stato di incredibile aiuto per capirmi davvero."

L’arte della comunità trans+ per Luca è essenziale perché aiuta qualsiasi persona a espandere la propria mente. “L’arte trans offre l’opportunità di assumere una nuova prospettiva e sviluppare una forma mentis difficile da capire per le persone non-trans,” dice menzionando il potere delle persone trans+ di creare arte usando i propri traumi: “Quando queste emozioni uniche prendono forma, danno sostanza a qualcosa che per il resto del mondo altrimenti sarebbe ineffabile."

"La nostra visibilità non dovrebbe esistere un solo giorno l’anno, ma la Giornata Internazionale della Visibilità Transgender è importante per parlare di problematiche come i rischi che le persone trans corrono e la mancanza di supporto da parte del governo,” dice, sottolineando che non importa che giorno sia “l’importanza di un’opera non dovrebbe dipendere dall’identità della persona che la crea.”

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti

Testo di Radam Ridwan
Fotografie di Heather Glazzard

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