Fotografia di James Marcus Haney 

Il fotografo che ha girato il mondo per scattare la dissolutezza dei festival e rave

Per 10 anni, il fotografo James Marcus Haney si è intrufolato nei festival e rave di tutto il mondo per documentarli.

di Emma Russell
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18 febbraio 2021, 8:51am

Fotografia di James Marcus Haney 

Dieci anni fa, James Marcus Haney si è intrufolato nel suo primo festival musicale. C’erano tutte le sue band preferite al Coachella, ma al tempo non poteva permettersi il costo dei biglietti. Non aveva nemmeno abbastanza soldi per fare il pieno di benzina alla sua vecchia Volvo station wagon per arrivare fino a Indio. Così, senza pensarci due volte, Marcus ha trovato su Craigslist un ragazzo chiamato Acid Chris che gli avrebbe dato uno strappo, arrivando sul posto un giorno prima dell’inizio del festival. Saltando la recinzione, è entrato nell'area degli artisti e quella notte ha dormito sotto un camion della produzione fino al momento dell’apertura dei cancelli. Emergendo la mattina dopo con dei braccialetti—lacci colorati con pennarelli—sui polsi e una pesante macchina fotografica che aveva preso in prestito dalla sua scuola di cinema, ha iniziato a documentare l’evento.

Da allora, Marcus si è infiltrato in più di 50 festival ed eventi in 35 paesi diversi, tra cui Glastonbury e i Grammy–folli esperienze immortalate nel suo documentario No Cameras Allowed e nel nuovo libro fotografico Fanatics. Ma il fotografo non l’ha sempre passata liscia: Marcus è stato ammanettato più e più volte, e ad un Bonnaroo nel Tennessee è stato trasportato a sei miglia dal festival dalla sicurezza, nella speranza di convincerlo a non rientrare furtivamente all’evento. Eppure, la maggior parte delle volte, Marcus è riuscito nel suo intento; saltando oltre una barriera, intrufolandosi dalla porta sul retro o recitando la parte di un fotografo della stampa, armato solamente di una macchina fotografica professionale e di quella silenziosa sicurezza di chi sa di appartenere in un determinato luogo. Così, Marcus si è fatto strada nei box fotografici e nei backstage di famosi musicisti, celebrità e icone senza mai mostrare una credenziale o un pass. Ad oggi, non ha mai pagato l'ammissione a questi eventi.

Lungo la sua carriera, Marcus ha stretto amicizia con artisti folk come i Mumford & Sons, Edward Sharpe e i Magnetic Zeros, ed è stato invitato in tour come fotografo professionista per i Coldplay ed Elton John. Oggi partecipa agli spettacoli e concerti viaggiando su jet privati o elicotteri, come la volta in cui ha accompagnato Elton al Bestival sull'Isola di Wight, al largo della costa meridionale dell'Inghilterra. "Ero al walkie-talkie con il pilota," dice Marcus. “E l’ho fatto continuare a girare in tondo, sempre più in basso, proprio sopra al festival. Gli dicevo che Elton voleva fare un altro pezzo, solo perché potessimo scattare le foto. Elton ha finalmente capito cosa stava succedendo ed ha detto, 'Fanculo Marcus, atterra questa cosa.'"

Dai mega-concerti a Taiwan fino a rave improvvisati, come quello in un castello fatiscente francese—dove 300 persone hanno trascorso cinque giorni dormendo in tenda vicino al fiume, ascoltando musica e poesia—Marcus ha senza dubbio catturato la dissolutezza dei festival musicali attraverso le lenti della sua fedele macchina fotografica. E in Fanatics, il fotografo celebra proprio i fan della musica, le persone con cui ha trascorso più di 10 anni. Quei giovani, anziani, abbronzati, tatuati, uomini, donne che, incrostati in parti uguali di fango e glitter, vedeva baciarsi, abbracciarsi e ballare nei prati in completa estasi.

Pubblicato a dicembre, dopo un anno privo di spettacoli dal vivo e nessuna data effettiva per l’inizio di nuovi eventi live, il libro è una rappresentazione nostalgica del mondo pre-Covid. Invece delle performance in streaming e dei concerti virtuali che ora consideriamo la norma, le sue fotografie ritraggono folle di persone legate da un'euforia estrema—un fermoimmagine di una vita che ci sembra ormai troppo lontana. E anche se non esiste nulla che possa sostituire il brivido di un concerto o di un festival in cui, come dice Marcus, "ti senti intimamente connesso a migliaia di altre persone, che condividono e guardano un artista mentre apre il proprio cuore su di un palco,” Fanatics ci arriva molto, molto vicino.

"Non ho mai avuto l’intenzione di fare un libro sui [fan], ma alla fine è proprio questo che mi ha attratto fin dall’inizio,” afferma. “In quale altro luogo capita di vedere persone così libere e disinibite? Quando, in una sfera pubblica, capita di non censurarsi? Ovunque guardi, ad un concerto, troverai persone che potrebbero benissimo sembrare dei pazzi completi—se inserite in un altro contesto pubblico. Se li mettessi in una metro o in una spiaggia o in qualsiasi altro luogo, non si comporterebbero mai così, e non lascerebbero mai filtrare o esprimere quella quantità di emozioni.”

Nel libro, i fan della musica, o i fanatici, hanno volti e corpi di tutti i tipi e riflettono infinite sfumature di emozioni. Editato come se fosse un'esperienza di 24 ore, le fotografie partono dalla mattina arrivando fino a metà giornata, ritraendo persone che sventolano cartelli di cartone scarabocchiato con il nome del festival che sperano di poter raggiungere. Così, ci si immerge lentamente nel caos, verso una notte piena di sudore, corpi e sostanze. In compagnia di raver hardcore, ci risvegliamo infine in mezzo a estranei o coperti da fogli di giornale.

Fanatics, i migliori scatti di festival e rave nel libro fotografico di James Marcus Haney

In tutto il libro persiste "una giustapposizione di innocenza e di perdita d’innocenza,” afferma Marcus. L’immagine di un bambino in lacrime che indossa cuffie blu, si intona perfettamente alla donna accanto, che inala gas esilarante; oppure lo scatto di un ragazzino di non più di 10 anni, in piedi accanto a una capanna con su scritto "keta gratuita venduta qui". Un cartello che recita "È vietato saltare la recinzione: i trasgressori saranno soggetti a procedimento penale e allontanamento dal parco,” campeggia accanto a quattro fotogrammi di alcuni partecipanti alla festa che saltano oltre il cancello, o di altri ammanettati e scortati via dalla polizia.

Le pagine sono alimentate da droghe e alcol, ma anche da umorismo, lussuria, amore; tutto ciò che esiste di meno ortodosso e fuori controllo. Il libro è costellato da aneddoti di band e cantanti che raccontano le gesta dei propri fan, in che modo li ispirano e di com’erano le “folle” di persone che li acclamavano, prima che diventassero famosi. Lars Ulrich dei Metallica ricorda di essersi sempre fermato fuori dalla porta sul retro dopo i concerti, alla ricerca di un senso di appartenenza, e Maggie Rogers racconta di aver ammesso ad uno dei suoi cantanti preferiti, Leslie Feist, di aver creato il proprio sito web copiando esattamente il suo.

Una fotografia molto potente del libro mostra l'amico di Marcus Ryan Chen mentre viene alzato sulla sua sedia a rotelle sopra un mare di fan ad Austin City Limits in Texas. In quel momento, la folla gridava a squarciagola il testo di Young The Giant: "“My body tells me no, but I won’t quit/ Cause I want more.” Nella didascalia della foto, il cantante della band Sameer Gadhia afferma di aver scritto la canzone a solamente 18 anni e di non aver mai capito cosa significasse davvero fino a quel momento. "L'amore [di Ryan] per la vita, il suo desiderio di crescere e affrontare ogni sfida con grazia e determinazione e la sua incredibile passione, sono diventati per me fonti di ispirazione infinita.”

Parlando del primo festival a cui si è mai esibito—il Krumlin Festival nello Yorkshire—Elton John lo descrive dicendo che "è entrato nei libri di storia per essere stato un disastro assoluto. Il tempo era così brutto che le persone sono state letteralmente soccorse a causa delle intemperie.” Ma aggiunge: "A volte è meglio quando il tempo è orribile—vedi cosa sono disposti a sopportare i fan della tua musica, solo per ascoltare musica dal vivo, divertirsi, festeggiare con i loro amici. Ne vale la pena ed è così appagante.”

Arrostendosi al caldo, immersi nello sporco e privati del sonno, ma divertendosi come non mai—Marcus è riuscito a catturare lo spirito indomito di questi fan in piccoli istanti e momenti spontanei. E dalle fotografie si capisce che il fotografo è nella sporcizia con loro, e si sta godendo ogni singolo minuto di quello spettacolo. Perché, afferma, "In quale altro luogo pubblico puoi trovare esperienze personali condivise, in cui le persone si mostrano così incredibilmente vulnerabili?"

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