Janaya Future Khan in conversazione con Tamika D. Mallory

I due attivisti ci raccontano come riescono a mantenere la speranza nonostante la deriva della situazione politica, sociale ed economica.

di Jenna Mahale
|
05 marzo 2021, 10:34am

Questo articolo è apparso originariamente sul numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”, n. 362, Primavera 2021. Ordina la tua copia qui.

Lo scorso 6 gennaio, mentre in Italia la maggior parte delle persone si stavano preparando per andare a dormire, gli USA si preparavano invece per iniziare una giornata che aveva tutte le carte in regola per subentrare nella storia della democrazia. Quella mattina, gli attivisti in Georgia—che per dieci anni avevano lavorato intensamente all’interno delle città per affrancare i voti delle comunità più emarginate, soprattutto quella Black—hanno potuto finalmente vedere i frutti del proprio lavoro. In Georgia, lo scrutinio dei voti per i seggi al Senato era stato cruciale nel apportare un cambiamento nel paese, vedendo i Democratici ottenere la vittoria per la prima volta dal 2010.

Quel risultato ottenuto in mattinata ha segnato un cambiamento storico, nonostante alla fine della giornata si sarebbe rivelato del tutto effimero. Janaya Khan e Tamika Mallory erano tra coloro che stavano celebrando la sudata vittoria. Anche se la sconfitta di Trump era stata indubbiamente ricevuta con gioia, nessuno si era dimenticato delle difficoltà da cui erano stati travolti nel precedente anno di politica statunitense. 

La pandemia aveva devastato la sfera sociale ed economica delle persone, portando sotto agli occhi di tutti anche alcuni dei difetti meno evidenti del capitalismo. Da qui, le proteste contro la violenza di matrice razzista della polizia nei confronti della comunità Black avevano ottenuto un consenso mai visto prima.

Janaya Future Khan e Tamika D. Mallory per il numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”
TUTTI I VESTITI INDOSSATI DA JANAYA NELL'EDITORIALE SONO CALVIN KLEIN. TUTTI I GIOIELLI INDOSSATI NELL'EDITORIALE DALL'ARCHIVIO MODELLO.

Tutti erano in attesa del cambiamento che sarebbe arrivato nell’era post-Trump, guidato dal candidato democratico. E anche il 2020 da solo avrebbe potuto fornire ai due attivisti materiale sufficiente su cui conversare.  

Invece, Tamika, la co-fondatrice di Until Freedom, organizzazione che si batte per ottenere una giustizia sociale intersezionale, si è trovata nel bel mezzo di una crisi personale causata proprio dai disordini di quel famoso 6 gennaio, durante le quali gruppi di suprematisti bianchi a supporto di Trump erano entrati al Campidoglio anche grazie all’aiuto di alcuni membri della polizia locale. L’episodio era il vero e proprio climax di quella spirale che vedeva come protagonisti i deliri di massa fomentati da una stampa finanziata da specifiche frange politiche, la disinformazione di stampo fascista, e conseguenti teorie del complotto. Una parte importante però l’ha giocata anche un senso di vittimizzazione assolutamente fuori luogo. 

Intossicati dall’idea che le elezioni americane fossero state manipolate a scapito di Trump, i rivoltosi erano ossessionati dall’idea di ribaltare i risultati. L’attacco, che sulla carta puntava a sventare l’insediamento del Presidente-eletto Joe Biden ma che sembrava più volto a fare mostra di sé sui social media senza alcun timore di essere poi puniti, è stato tanto violento quanto paradossale. 

Un sostenitore seminudo di QAnon guidava la folla nell’edificio governativo sbraitando in un megafono e indossando un elmetto da vichingo con tanto di trucco alla World of Warcraft. Ad un paio di isolati di distanza, sono state scoperte due bombe artigianali. Il Senato è stato raggruppato in una stanza mentre i ribelli salivano le scale dell’entrata e si facevano largo spaccando ogni porta che trovavano sulla propria strada. Moltissimi membri della massa di gente indossavano magliette e cappellini con la scritta MAGA CIVIL WAR e la data del giorno, facendo riferimento al film della Marvel dove viene innescata la lotta civile tra supereroi. Sin da subito non c’era alcun dubbio sulla premeditazione di queste azioni, eppure alcune persone ancora oggi dubitano che sia andata così. 

Janaya Khan, che ha partecipato nella fondazione del Black Lives Matter a Toronto, e che è a capo del Color of Change, organizzazione volta a promuovere la giustizia sociale e a combattere la discriminazione razziale, non ha potuto staccarsi dal telefono mentre assisteva agli eventi dal vivo. Non riusciva a credere alla tiepidità con cui i media disorientati riportavano quello che stava accadendo. Così Tamika ci parla di come ha saputo mantenere la speranza in questi tempi oscuri, dominati dalle mostruose derivazioni del suprematismo bianco, offrendoci una riflessione su concetti e valori su cui non dovremmo mai scendere a compromessi. 

Janaya: Non riesco davvero a capacitarmene. È impossibile crederci. Cosa sarebbe successo se persone musulmane, Black o Nativi si fossero radunati in quel modo? La polizia li avrebbe falciati per strada. È incredibile. E ovviamente doveva succedere nel momento in cui avevamo programmato la nostra conversazione, perché cos’è rimasto di normale ormai? Cos’è la normalità?
Tamika: Ho ricevuto centinaia di chiamate, il mio cellulare sta impazzendo. Due persone a cui sono vicina—il padre di un conoscente e una persona a cui sono parecchio affezionata—sono chiusi negli uffici capitolini, senza poter scappare. La situazione è veramente grave. 

Se fosse stato simile a te o me, in questo momento saremmo già morti, e la gente starebbe dicendo che ce lo siamo meritati. 
Ho amici bloccati in quell’edificio, barricati nei loro uffici. Non sanno come uscirne. 

Quello a cui stiamo assistendo è semplicemente crudele. Prego per i tuoi amici, Tamika. Dobbiamo tirarli fuori di lì. 
[La polizia al Campidoglio] ci avrebbe uccisi. Fossimo stati noi, ci avrebbero uccisi. Ci avrebbero sparato. Ci hanno placcati nelle strade di Louisville, in Kentucky, senza alcuna ragione. Soltanto perché stavamo camminando. Non avremmo mai potuto farla franca. Queste cose ci ricordano costantemente che le persone bianche possono fare quel ca**o che vogliono.

Janaya Future Khan e Tamika D. Mallory per il numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”

Certo che possono! Sono riusciti ad entrare nel Campidoglio . Hanno spento i gas lacrimogeni. Ad ogni passo scatenano uno scontro violento con la polizia e non succede niente, letteralmente niente. Sono appena riusciti a far entrare ancora più gente. C’era un Vice Presidente eletto in quell’edificio in quel momento. Un Vice Presidente.
E il Presidente stesso aveva detto “Ci vorrà un atto di forza per riprendersi il nostro paese.” E anche “Non possiamo mostrarci deboli.” Cosa intendeva? Le nostre vite sono in pericolo. E questo succede il giorno dopo che ogni accusa contro gli ufficiali che hanno assassinato Jacob Blake è stata sollevata. Perché dovrebbero temere di ammazzarci? Se questo atteggiamento ad oggi è ancora accettabile, perché dovrebbero? Nessuno li condanna per le loro azioni. 

Questo è il punto. Capisco che è anche nostra responsabilità mostrare alle persone che c’è qualcosa a cui possiamo tendere. E arriveremo al punto in cui verranno resi responsabili per le loro azioni. Questo é quello che fanno gli attivisti: “Questi sono i passi avanti che dobbiamo fare per cambiare le cose, e per mantenere le persone in vita.” E quando succedono questo tipo di cose, quando questa violenza e quest’odio trovano sfogo, diventa quasi impossibile farlo. La Finestra di Overton [concetto sociologico che si riferisce all’insieme di comportamenti politicamente accettabili, NdR] ormai si è spostata talmente verso destra che rende il nostro lavoro ancora più difficile. Quindi, per ogni vittoria che otteniamo, c’è una spinta contraria verso destra. E siamo gli unici che ne stanno parlando come si dovrebbe parlarne. Sto ascoltando i telegiornali e il resto dei media. Non hanno alcuna idea di come riportare questo genere di notizie. Continuano a riferirsi a questa sommossa come ad una protesta. 
L’altra cosa che trovo assolutamente pericolosa è che ci sono elementi all’interno del nostro movimento che pensano che replicare questi eventi sia il modo giusto per liberarci dall’oppressione. Facendo la parte della persona perennemente nel mezzo che dice, “Questo non è il modo giusto di affrontare le cose,” mentre continuo ad assistere ad eventi simili, mi viene da pensare con che faccia possiamo ripetere alla nostra gente che, in pratica, devono lasciarsi ammazzare standosene zitti. Ovviamente non è vero che ce ne stiamo zitti, ma vedendo quello che succede, questo è quello che sembra. Dopo Trump, questa nazione non sarà mai più la stessa. Non voglio che la gente muoia, sia chiaro, ma oggi, sapere che nessuno di questi morirà durante la sommossa… Il mio cellulare è pieno di messaggi che dicono “Fossimo stati noi, ci avrebbero ammazzato sul posto.” 

Già. E questo è un dato di fatto. Non abbiamo mai detto di volere che le persone vengano trattate come siamo trattati noi. E la gente pensa che noialtri siamo così limitati da pensare, “Questo dovrebbe succedere anche a te.” No. Qui sta l’ipocrisia della realtà. È la mostruosità di questa ipocrisia, la noncuranza. E la crudeltà con cui gli uomini e le donne Black vengono trattate in questo paese. Cioè, abbiamo appena vinto in Georgia. Davvero, è stato confermato che abbiamo guadagnato il Senato. Siamo riusciti a far mobilitare gli elettori Black, nonostante tutti i tentativi di silenziarli, di reprimerli, di separarli. Dicono “Questa è una democrazia” e tutto il resto. Ma ogni volta che spingiamo e combattiamo per ottenere qualcosa, c’è una resistenza massiccia da parte delle persone bianche, di cui la comunità Black ha esperienza del peggio che possano offrire. Se non possiamo chiamarlo per quello che è, se non possiamo usare il linguaggio corretto per definirlo, allora non possiamo affrontarlo.
Non ne sento parlare nessuno in TV. Non sento Fox News definirli criminali. 

Nancy Pelosi sta chiamando la Guardia Nazionale solo adesso. Pensa a quanto più velocemente avrebbero contattato la Guardia Nazionale se ci fosse stato soltanto un gruppo di persone di colore. 
Oh, ma anche prima! Se avessimo annunciato l’intenzione di andare a Washington con lo stesso tipo di atteggiamento apertamente ostile, la Guardia Nazionale sarebbe stata pronta ancora prima del nostro arrivo, tutti gli edifici sarebbero stati protetti. E invece adesso hanno permesso a questa gente di entrare al Campidoglio. Noi dentro non ci saremmo mai arrivati. 

Questo è fascismo bello e buono. Ne abbiamo parlato, gli abbiamo già dato nome. Questo è il mio problema: questa idea di conservatorismo è morta. Intendo quell’austerità e centrismo di destra dietro a cui si sono nascosti i Repubblicani e moltissimi pensatori di destra fino ad ora. Sono stati i moderati e i progressisti che hanno permesso questo tipo di convinzione, questo specchietto per le allodole che è il concetto di conservatorismo. Questo conservatorismo non esiste più. Perché se ci fosse stato—e non ho nemmeno più interesse a portare avanti questa discussione—si sarebbe direttamente spostato estremamente verso destra. Il razzismo non è mai stato sufficiente per portare un cambiamento. Le incarcerazioni di massa tanto meno. La fine del supporto sociale e il taglio delle risorse non sono mai stati un motivo di rottura. Nemmeno la crisi economica e l’Uragano Katrina lo sono stati. Queste sono persone che si sono spostate estremamente verso destra. E lo hanno fatto anche i Democratici. Questo è quello che mi preoccupa davvero. Perché i Repubblicani, Mitch McConnell, Ted Cruz, Mike Pence, Trump, e tutto il loro seguito ci stanno semplicemente facendo vedere chi sono veramente—
Lindsey Graham, Chuck Schumer, tutti.

Janaya Future Khan e Tamika D. Mallory per il numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”

Tutti questi “progressisti”, e tutti questi centristi, e tutti questi Democratici che fanno parte dell’establishment. Dopo che è stato eletto Biden, la prima cosa che hanno fatto è stato dire che sarebbero andati incontro a quelli di destra. Mi chiedo perché uno sia più a suo agio nel trovare un accordo con i bigotti piuttosto che andare incontro alla comunità Black che ti ha permesso di essere in quella posizione. Perché ti rispecchi di più nei bigotti che nelle persone nere?
Sono queste le persone con cui vuoi lavorare? E Joe Biden appare in TV e se ne esce con “Non sono i nostri nemici.” Ma davvero? La mia gente che è rinchiusa al Campidoglio non penso li veda come degli amici in questo momento. In realtà dovrei davvero andare per chiamarli e capire se possa fare qualcosa per loro. Ti manderò un messaggio privato per risentirci. Scusami. 

[Fine]

Più tardi quello stesso giorno, nemmeno stesse cullando un bambino per metterlo a letto, Trump ha detto alla sua folla inferocita di sostenitori “Andate a casa, vi vogliamo bene. Siete speciali per noi.” Dopo ore di caos, ha twittato malvolentieri che “Non possiamo fare il gioco di questa gente,” come se non fosse stato lui a istigarli in prima istanza quello stesso giorno. “Andate a casa, andate a casa in pace.” 

Questo gesto vuoto è arrivato in ritardo, e non ha aiutato in alcun modo i lavoratori traumatizzati di Capitol Hill, non convincendo nessuno del fatto che quell’attacco non fosse altro che una noncurante prova di forza di un gruppo di persone che fino a quel momento si erano più volte dimostrate interessate soltanto a loro stesse a incapaci di arrivare ad un compromesso. 

“Gli Stati Uniti sono molto meglio di quello che abbiamo visto oggi,” ha detto Joe Biden, a seguito delle violenze. Ma non è più ammissibile assecondare questa narrazione per cui gli Stati Uniti non sarebbero stati costruiti grazie al lavoro degli schiavi, ad una continua ed inutile disuguaglianza economica, e alle incarcerazioni di massa in nome dell’unità. Persone come Tamika e Janaya se ne sono rese conto anni fa, e quando i Democratici cominceranno a prestar loro attenzione sarà sempre troppo tardi.

Janaya Future Khan e Tamika D. Mallory per il numero di i-D “Utopia in Dystopia Issue”

Crediti


Fotografia: Mario Sorrenti
Styling: Alastair McKimm

Capelli: Johnnie Sapong per Leonor Greyl al Salon Benjamin.
Make-up: Aaron de Mey per Art Partner.
Unghie: Marisa Carmichael per Forward Artists.
Set design: Philipp Haemmerle.
Tecnico luci: Lars Beaulieu.
Assistente fotografia: Javier Villegas and Robb Epifano.
Tecnico digitale: Chad Meyer.
Assistente styling: Madison Matusich and Milton Dixon III.
Assistente trucco: Tayler Treadwell.
Produzione: 138 Productions.
Sarti: Martin Keehn and Keke Cheng.
Modello: Janaya Future Khan.
Un ringraziamento particolare a Calvin Klein.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Leggi anche:

Tagged:
usa
Magazine
Janaya Future Khan
Tamika D. Mallory