Interdisciplinarità culturale e anticonformismo estetico: la nuova mostra al Castello di Rivoli supportata da Gucci

Dedicata ad Achille Bonito Oliva, ci ricorda quanto sia vitale mantenere sempre un punto di vista critico, inclusivo e spiazzante.

di Gloria Maria Cappelletti
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28 giugno 2021, 1:44pm

Che ruolo ha il museo in un oggi iper-digitalizzato? Che tipo di esperienza si può innescare nella fruizione collettiva di un opera d’arte? Come si possono tramandare memorie e interpretare il presente? Queste e altre domande apparentemente semplici, ma in realtà complicatissime, sono alla base del fitto programma culturale voluto da Carolyn Christov-Bakargiev per il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, che dirige dal 2002.

Come una doula senza tempo, Christov-Bakargiev fonda il suo percorso curatoriale sulla capacità trasformativa degli oggetti e dei pensieri, perché una mostra, una collezione pubblica e l’attività di un museo possono cambiare il mondo influenzando nuovi percorsi cognitivi. L’obiettivo è quello di proporre mostre e dialoghi che diventino campi energetici trasformativi, manifestandosi non solo attraverso opere d’arte ma anche tramite figure curatoriali imprescindibili. Da qui una serie di mostre che celebrano non solo artisti ma anche critici indipendenti che sono andati oltre pratiche curatoriali accademiche e oltre il concetto stesso di contemporaneo, ormai anacronistico.

Sala 23 di Gucci Castello rivoli

L’accelerazione temporale che ci incolla a scroll infiniti agiti meccanicamente nella bidimensionalità frontale di schermi liquidi ha spalancato un trauma digitale, nonché un momento di forte depressione critica, a favore della cultura dei meme e delle citazioni rassicuranti, programmate su soglie lampo di attenzione al limite del subliminale, per trasmettere agli utenti una sensazione di familiarità, certezza e banale intrattenimento. Tutto questo è esattamente in antitesi con quello che la cultura e il pensiero critico dovrebbero essere, ossia agevolare domande spaesanti, diagonali e illimitate, non nell’ottica di un nichilismo irrisolvibile, ma possibilmente in un sistema ironico, eretico e trans, alludendo alla natura di pensieri sconfinati e in movimento dinamico. Il pensiero critico non serve a dare risposte ma a porsi domande, non nel qui e ora frammentato, ma nel sempre dilatato circolare.

Proprio per questo motivo la mostra A.B.O. THEATRON. L’Arte o la vita? è così potente, nel senso nietzschiano del termine. Fondamentale il titolo, con la “o” tra l’arte e la vita, che non deve essere intesa con valore disgiuntivo, ma rafforzativo ed esplicativo. “O” è questo sempre dilatato circolare che torna, simbolo chimico dell’ossigeno, indica in astronomia una classe spettrale di stelle a temperatura elevatissima, in geometria è una retta orizzontale e in matematica l’origine delle coordinate o un centro di proiezione.

Gucci Castello rivoli, foto di Valentina Sommariva

I visitatori di questo THEATRON magico sono invitati a ripercorrere il pensiero e la pratica incarnata da Achille Bonito Oliva, docente dell’Università La Sapienza di Roma dal 1978 e direttore della Biennale d’Arte di Venezia nel 1993, critico, curatore e teorico della Transavanguardia, corrente artistica italiana di pittura, disegno e manualità espressiva degli anni ’70. La mostra attraversa una scelta di opere d’arte che hanno caratterizzato le sue curatele più significative dal 1966 a oggi, nonché la presentazione di materiali d’archivio, cataloghi, libri d’artista, progetti e immagini di allestimento, corrispondenze private, documentazioni fotografiche, registrazioni di trasmissioni televisive e video.

Il percorso espositivo si snoda attraverso le sale auliche al secondo piano del Castello e offre ai visitatori uno sguardo all’interno del pensiero sperimentale, delle provocazioni intellettuali, delle controversie e delle polemiche che hanno plasmato nel corso degli anni l’apporto curatoriale di Bonito Oliva nell’ambito dell’arte contemporanea, divenendo una delle figure cardine della storia dell’arte del XX e XXI secolo.

Sala 28-3 di Gucci castello Rivoli

Classe 1939 ma più fresco che mai, Bonito Oliva, o A.B.O. per gli amici, allarga le sue conversazioni maieutiche a nuove icone pop. “La moda veste l’uomo, ma l’arte lo mette a nudo”, afferma, mentre si confronta al telefono con Harry Styles nel terzo episodio di Ouverture Of Something That Never Ended, la serie YouTube del regista Gus Van Sant e di Alessandro Michele realizzata per il GucciFest. Coerente con il suo pensiero, Bonito Oliva si è mostrato nudo già diverse volte proprio per rifiutare le trappole del mondo razionale, morale e religioso e proiettarsi invece nel movimento incessante di un caos complesso, dinamico e quindi erotico. Tra i documenti in mostra lo troviamo quindi nudo sulle pagine della rivista Frigidaire ormai diventate un cult, così come accanto alla pornodiva Moana Pozzi per una celebre intervista televisiva.

Bonito Oliva ha sempre scelto un protagonismo interdisciplinare, si è confrontato non solo con il mondo dell’arte ma anche poesia, cinema, teatro, musica, dimostrando una totale apertura a linguaggi molteplici. Alla base del processo di critica formativa di A.B.O. c’è sempre stato il telos della divulgazione e un protagonismo tutt’altro che tedioso. La sua pratica critica non si è mai confinata in polverosi perimetri accademici o dibattiti sterili. Ha sempre cercato il confronto non solo con gli artisti ma anche con un pubblico allargato nell’ottica di una (per)formazione di scambio di punti di vista. In linea con la sua generosità curatoriale Bonito Oliva ha donato al CRRI (Centro di Ricerca Castello di Rivoli) il proprio archivio personale.

Sala 30-6 di gucci castello rivoli

(Per)formazione, multilinguismo culturale ed anticonformismo estetico sono anche la base della ricerca di Alessandro Michele, Direttore Creativo di GUCCI, che manifesta questo eclettismo inclusivo nelle collezioni della maison e lo approfondisce attraverso esperienze culturali diversificate, per condividere una visione che trascende il mondo della moda. Per l’occasione GUCCI, sponsor principale della mostra, ha deciso di accompagnarci letteralmente attraverso le sale espositive, realizzando uniformi sartoriali destinate al personale del Museo che accoglie i visitatori e custodisce le opere esposte.

“A.B.O. Jardiniers du théatre” è il ricamo che impreziosisce queste divise verde salvia e che celebra il lavoro essenziale di figure spesso invisibili del mondo dell’arte. Il progetto prende spunto dalla sfilata di febbraio 2020 quando Alessandro Michele e il suo team indossavano uniformi grigie mostrando al pubblico il lavoro meticoloso di backstage in occasione della presentazione della collezione The Ritual.

La mostra A.B.O. THEATRON. L’Arte o la vita?, in collaborazione con Gucci, sarà visitabile al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea dal 25 giugno 2021 al 9 gennaio 2022. Trovi tutte le informazioni qui.

dettaglio del completo di Gucci Castello rivoli, foto di Valentina Sommariva

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Crediti

Testo di Gloria Maria Cappelletti
Foto su gentile concessione di Gucci

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