La club culture che sarà: intervista ai Tapefeed

Di come trasferirsi all’estero per seguire il bisogno di fare musica possa essere per davvero una buona idea.

di Carlotta Magistris
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25 giugno 2021, 1:13pm

Anni fa, Alessandro e Rick hanno assecondato l’ambizione comune alla maggior parte delle persone che, a un certo punto, scelgono la musica come focus della propria vita: andarsene da un paese, l’Italia, che lascia poco spazio a crescita e confronti, per ricollocarsi in un contesto geografico diverso e più stimolante, dove costruire il proprio futuro. A volte funziona, a volte è solo una parentesi, ma in entrambi i casi il bagaglio culturale e le possibilità crescono in modo esponenziale, appagando una scelta totalizzante come questa, al di là delle incidenze macroscopiche che può avere sulla propria vita.

Per quanto riguarda i Tapefeed, la scelta ha avuto un esito positivo su più livelli; quello della crescita personale, del rapporto con la musica, della visione dell’industria musicale come possibilità e non come ipotesi. Quindi la musica non come hobby ma come focus principale del proprio tempo; una visione da cui è nato prima il progetto musicale Home of Sound—una piattaforma educativa dedicata alla musica elettronica, che ha permesso di mantenere attiva una rete di connessioni anche durante la crisi Covid—e poi un’etichetta, Inveterate, per portare la visione del duo a un livello più ampio, indirizzata verso i suoni che abiteranno il ritorno dei club e della socialità musicale.

Di quali saranno queste tendenze e di tutto ciò che comportano, ne abbiamo parlato direttamente coi Tapefeed, a pochi giorni dal lancio dell’etichetta e del suo (e loro) primo EP, Revolving Door.

Intervista ai Tapefeed, il duo italiano che alimenta la techno di Londra e Berlino

Ciao Tapefeed, ditemi che EP da ascoltare domani.
Soft Waahls l'ultimo EP di Blawan sulla sua etichetta Ternesc: è un capolavoro assoluto, ne siamo ossessionati. Jamie non smette mai di sorprenderci, è una fonte d’ispirazione continua. 

Da dove venite e da cosa è nata l’esigenza di trasferirvi all’estero?
Ale:
Veniamo entrambi da piccole realtà, io da Tarquinia (Viterbo) e Riccardo da Mirano (Venezia). Io al momento vivo a Berlino, dove mi sono trasferito lo scorso agosto dopo sette anni a Londra. La scelta di spostarsi all’estero è nata dalla mancanza di possibilità in Italia, ma anche dal desiderio di scoprire nuove realtà e culture—musicali e non. Quando sono arrivato a Londra, nel 2013, volevo ricominciare da zero e toccare con mano una scena musicale che mi aveva sempre affascinato, ormai deluso dal modo in cui le persone trattavano la musica nella mia città natale. Frequentando diversi club e rave, ho scoperto vari generi, fino ad arrivare alla techno, e ho capito che era questo il contesto che mi avrebbe dato la possibilità di esprimermi al meglio.

Rick: Sono venuto a Londra per studiare Produzione Musicale e fare esperienza in un paese con una forte cultura musicale e una chiara influenza artistica mondiale. Qui, infatti, ho avuto l'opportunità di conoscere davvero la scena musicale elettronica e di sviluppare la mia passione, immergendomi completamente nel mondo sperimentale. Così, ho lavorato come assistente in diversi studi musicali, come responsabile di studio, come sound designer o tecnico del suono, e recentemente come insegnante di produzione musicale. Non sono sicuro che, in qualsiasi altra parte del mondo, avrei potuto confrontarmi con tali opportunità.

Intervista ai Tapefeed, il duo italiano che alimenta la techno di Londra e Berlino

Che direzioni di cambiamento avete vissuto nella scena londinese negli ultimi anni? Avete riscontrato delle analogie o dei contrasti sensibili rispetto alla scena italiana?
Rick:
Nella scena techno si è passati da un sound più pulito, deep e ipnotico a uno più sporco e industriale, con più broken beat. I bpm sono saliti di parecchio in generale, sia nelle produzioni che nei Dj set. Ho l’impressione che molte più persone e musicisti si stiano interessando e appassionando alla techno, portandosi dietro molte influenze diverse e aprendosi alla sperimentazione, che è fondamentale per portare cambiamento e innovazione. Questo è ciò che sta accadendo nella techno: nell’ultimo periodo, ad esempio, si sentono molti più vocal o classici amen break jungle, adattati a bpm più lenti con l’integrazione di suoni organici. Insomma, un ritorno a un sound molto più UK, jungle e DnB. 

Per quanto riguarda la scena italiana, supportiamo e seguiamo molti artisti techno che vengono da una base classica e sanno dare un gusto particolare alla loro musica. Un esempio è Raffaele Attanasio con il suo ultimo jazz album Nuovo futuro, uscito su Axis, l’etichetta di Jeff Mills. O Mattia Trani, con il suo ultimo album di 15 tracce, Scenery, sulla sua label Pushmaster Discs, con un approccio alla techno molto futuristico che mixa ambient, 90th rave e Drum and Bass.

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Parliamo di Home of Sound: com’è nata? Come lo definireste?
Ale:
Ormai posso definire Home of Sound come una vera e propria piattaforma educativa. L'idea, che è nata insieme ai nostri amici Flaminia & Joseph (End Train), era quella di connettere e ispirare figure della scena elettronica. All'inizio, ci siamo concentrati su interviste e podcast insieme a produttori, agenti, promoter e proprietari di etichette.

La pandemia ha segnato un momento cruciale. All’improvviso, club, studi musicali e concerti non erano più accessibili, ed è stato difficile rimanere motivati. Così, abbiamo iniziato le masterclass, per tornare a condividere qualcosa insieme ad altri producer, anche se solo virtualmente. Dal giorno di lancio, lo scorso luglio, Home of Sound ha ospitato più di 30 classi online, con oltre 2.000 iscritti provenienti da più di 20 paesi, e coinvolgendo artisti del calibro di Freddy K, VSK, Ansome, Lady Starlight, Volvox, Setaoc Mass.

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Il trasferimento ha cambiato il vostro approccio alla musica? Se sì, in che modo?
Ale:
Assolutamente, c'è un tipo diverso di cultura clubbing e di educazione musicale in città come Londra e Berlino, rispetto all’Italia. Londra ha inciso molto sul mio gusto personale e su determinati elementi che sono poi diventati caratteristici del nostro stile di produzione. Ci ha reso molto più aperti, dandoci la possibilità di capire e, di conseguenza, reinterpretare altri generi. 

Rick: In Italia non avevo l’opportunità di vivere molta musica elettronica, da batterista ero coinvolto principalmente nella musica live. Una volta arrivato a Londra, le diverse influenze culturali e artistiche della città mi hanno portato a sviluppare e affinare il mio gusto musicale e il mio stile come produttore. Per quanto riguarda l’esperienza nella techno e nella musica elettronica, ho imparato tutto qui.

Intervista ai Tapefeed, il duo italiano che alimenta la techno di Londra e Berlino

Come è nata l’idea di creare un’etichetta? Quali sono i limiti ed eventualmente i vantaggi di avviare un progetto del genere nel contesto musicale di oggi? 
Rick:
Il nostro stile ha sempre avuto un’impronta piuttosto forte, meno scontato, con sonorità e timbri particolari. La nostra etichetta è uno spazio dove possiamo esprimere questa idea artistica e questo sound marcato e personale, con l’aiuto di artisti che hanno visioni simili.

Ale: È sempre stato importante per noi concettualizzare ogni release, e spesso è stato difficile tenere fede alle nostre visioni uscendo su altre etichette. Per questo abbiamo deciso di prendere la nostra direzione e concentrarci sul nostro suono e sulla nostra visione. Volevamo avere il pieno controllo sulla presentazione della nostra musica, non solo sulla parte prettamente musicale e di tempistiche, ma anche sull’aspetto visivo e concettuale.

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Che visione c’è dietro a Inveterate? 
Ale:
“Inveterate” è un termine per descrivere una persona che fa qualcosa molto spesso e non riesce a smettere, come un’abitudine, un'attività o un interesse particolare, quasi compulsivo, consolidato da tempo e che difficilmente cambierà. Con Inveterate, infatti, vogliamo pubblicare e supportare artisti che condividono le nostre visioni e che possono stimolarci a formare ulteriormente il suono dell'etichetta, uscendo dai canoni della techno, infrangendo le regole e pensando fuori dagli schemi per trovare elementi nuovi e inaspettati.

Negli ultimi anni, abbiamo visto sempre meno artisti e producer comunicare messaggi forti, parlare di problemi sociali e politici, cercare di unire le persone che condividono valori, creare un movimento. La techno è nata come genere musicale di protesta ed è sempre stato molto politico, ma questi valori si sono persi nel tempo. Nel nostro EP, Revolving Door, per esempio, parliamo della corruzione dei governi, è ispirato da Inveterate Liar, la traccia che ha dato il nome all'etichetta e in qualche modo ne esprime la missione.

Intervista ai Tapefeed, il duo italiano che alimenta la techno di Londra e Berlino

Come lavorate come duo?
Rick:
Abbiamo sempre mantenuto lo stesso metodo, sin dall’inizio: io mi concentro sull'aspetto tecnico e l’arrangiamento creativo, sulla ricerca di elementi distintivi e la creazione suoni con strumenti (synth o sampler) da zero o registrando foley e prendendo sample da altre canzoni, da YouTube o da film. Una volta che abbiamo una selezione nuova di strumenti, iniziamo a creare dei loop insieme e a sviluppare idee, e poi mi occupo dell’arrangiamento. Ale ha la capacità di aggiungere punti di vista unici, che ci permettono di raggiungere un risultato più d’impatto. Quando, invece, dobbiamo suonare live o preparare un podcast, è Ale ad avere il controllo della situazione. Così riusciamo a mantenere un’unità che riflette i gusti di entrambi.

La gestione della label ha più o meno dinamiche simili, anche se più bilanciate. Ale si occupa della parte manageriale e AR, mentre io mi focalizzo sugli aspetti tecnici. La direzione artistica è l’aspetto dove interveniamo esattamente alla pari. Essere in due e ricoprire ruoli così distinti ha molti vantaggi: abbiamo il tempo di concentrarci su ciò che ci interessa e in cui abbiamo più competenze. Lavorare gomito a gomito, inoltre, ci permette di darci costantemente consigli, mantenendo un’influenza reciproca costante e uno stile che rispecchi entrambi.

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In che direzione va la club culture post Covid-19? E voi invece?
Ale:
Sono molto ottimista sul futuro, soprattutto per gli artisti e club della nostra scena. Prima del Covid, le aspettative del pubblico hanno influenzato e compromesso le performance e le selezioni degli artisti. Con la mancanza di club e spazi adibiti all’ascolto di generi musicali come la techno, è avvenuto una sorta di reset: la maggior parte delle persone che erano bloccate su un genere musicale hanno finalmente iniziato ad aprirsi a generi diversi. È una tendenza che ho percepito parecchio a Berlino nell'ultimo anno, sarà interessante vedere cosa succederà adesso che la scena si sta riprendendo. Mi aspetto che le persone andranno a ballare per il piacere di farlo, senza aspettative e con una mentalità più aperta. Inoltre, dopo un anno e mezzo di lockdown, non credo che le persone vogliano ascoltare musica dark e intensa. Ci sarà molto più colore e luce e meno pesantezzam soprattutto nella techno.

Per quanto riguarda noi, il futuro sembra essere dalla nostra parte, con il lancio di Inveterate stiamo ricevendo un sacco di attenzione e abbiamo diverse uscite programmate. Rick uscirà col suo primo solo EP e poi presenteremo il roster di artisti che faremo uscire con una Various Artist. Abbiamo anche diversi EP in uscita su alcune label importanti e saremo i primi Dj resident italiani del Fabric di Londra, una delle più grande istituzioni della musica elettronica al livello mondiale; suoneremo alla riapertura del 24 e 25 di luglio, una maratona di 48 ore che sarà un evento memorabile!

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Crediti

Testo di Carlotta Magistris
Direzione creativa di Terry Mckeown
Fotografie di Tom Andrew

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