Fotografie di Arlene Gottfried

Sex club, Studio 54 e Central Park: foto dalla New York sotterranea degli anni ‘70 e ‘80

Tra serate folli, icone dell'epoca e scenari inediti, la fotografa americana Arlene Gottfried ha immortalato il fascino spontaneo e surreale della Grande Mela.

di Miss Rosen; traduzione di Diletta Culla
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02 novembre 2021, 11:26am

Fotografie di Arlene Gottfried

"La New York degli anni '80 era pazzesca,” afferma il fotografo e collezionista Pedro Slim ripensando ai suoi primi anni nel mondo della compravendita di opere d'arte. "Ho fatto cose terribili, economicamente parlando,” continua, facendo riferimento al suo istinto da accumulatore seriale. Spinto dalla passione e dal piacere, Pedro ha ricevuto il dono di saper rintracciare senza sforzo quelle opere che celebrassero le squisite sfumature del corpo umano, sia vestito che nudo.

"Non ho mai pensato di avere una collezione,” racconta. "Compravo opere che mi piacevano—principalmente nudi—di fotografi come Peter Hujar e Allen Frame, figure molto importanti per me.” Poi, un giorno, qualcuno mi ha chiesto di prendere in prestito la collezione, e tutto è diventato più chiaro.

un uomo seminudo con delle banane legate intorno alla vita
Arlene Gottfried. Le Clique, 1980 circa. Collezione di Pedro Slim. Per gentile concessione di Daniel Cooney Fine Art, New York.

Ricca di immagini risalenti all'inizio del XX secolo, la collezione di Pedro racconta quella lunga storia d'amore tra la fotografia e il corpo uomano. Abbracciando da un lato il glamour classico delle opere omoerotiche di George Platt Lynes realizzate negli anni '40—quando le rappresentazioni di nudità frontali maschili erano illegali—e guardando poi le audaci immagini di Merry Alpern delle prostitute nel retro di uno strip club di Manhattan degli anni '90, Pedro ha accumulato una collezione mozzafiato di cinematografiche, delicate e potenti fotografie in bianco e nero.

Negli ultimi quattro decenni, la collezione di Pedro è cresciuta fino a includere opere di luminari di questa pratica, come Larry Clark, Robert Mapplethorpe, Diane Arbus, Helmut Newton, Man Ray, Horst P. Horst e Nan Goldin, solo per citarne alcuni. Una nuova mostra, Clandestine: The Photo Collection of Pedro Slim, ci trasporta in un tour vorticoso attraverso alcune delle opere più accattivanti della sua collezione. Da un ritratto di Anthony Friedkin di Divine seduta nel backstage del Palace Theatre di San Francisco nel 1972 alla fotografia di Mary Ellen Mark del 1994 di una donna barbuta sdraiata nella vasca da bagno, ogni immagine offre una visione senza tempo della bellezza, della gioia e della meraviglia del corpo, in tutte le sue forme.

un anziano stringe il suo giovane compagno e gli parla all'orecchio
Arlene Gottfried. Disco Sally At Studio 54, 1979. Collezione di Pedro Slim. Per gentile concessione di Daniel Cooney Fine Art, New York.

Organizzata in tre sezioni, tra cui "Body Unlimited" e "Experiences of Marginality", Clandestine si conclude con una sezione dedicata alla fotografa americana Arlene Gottfried (1950-2017), una delle più grandi artiste (e meno celebrate) del suo tempo. Pedro si innamorò per la prima volta degli scenari scattati da Arlene della New York negli anni '70 e '80 dopo che il mercante d'arte Daniel Cooney lo introdusse ai suoi lavori, e presto arrivò ad acquisire la più grande collezione al mondo di stampe della fotografa. Attratto dalle sue immagini intime e mozzafiato, Pedro acquistò ritratti realizzati per le strade, i parchi, le spiagge e i locali notturni della città, in cui comparivano sia icone dell’epoca, come l'attivista LGBTQ+ Marsha P. Johnson, lo scrittore Miguel Piñero e Disco Sally, sia persone comuni dallo stile e attitudine ineguagliabile.

Pedro ha incontrato l'artista solo una volta, ma è stato in quell'unico incontro che ha potuto sperimentare il potere del suo amore incondizionato verso questa pratica. Durante l'inaugurazione di una galleria nel centro di Manhattan, il fotografo Allen Frame ha notato Arlene dall'altra parte della stanza. "Sono andato da Arlene e le ho detto quanto la ammirassi, avevo le lacrime agli occhi,” racconta Pedro commosso. “Poi mi ha abbracciato, mi ha abbracciato davvero, e non ricordo cosa ho detto, ma è venuto dal cuore. Può sembrare strano, ma forse l'ho guardata come se fosse la madre che non ho mai avuto".

una donna appoggiata ad un braccio tatuato
Arlene Gottfried. Pituka at Bethesda Fountain, Central Park, 1977. Collezione di Pedro Slim. Per gentile concessione diDaniel Cooney Fine Art, New York.

Sebbene Arlene non avesse figli suoi, era una forza della natura. Originaria di Brooklyn, la fotografa era una newyorkese doc: un’artista visionaria che nel tempo libero cantava gospel, pur mantenendo una grazia senza pretese. Durante gli anni '70 e '80, la si poteva trovare all’interno di club leggendari come Studio 54, Paradise Garage, Plato's Retreat, Empire Roller Disco e Nuyorican Poets Café, oppure ferma all’ingresso a mangiare pollo fritto da una busta di carta a spassarsela con le leggende della strada. 

Autrice di cinque libri, Arlene non ha mai cercato i riflettori come suo fratello, il comico Gilbert Gottfried. Invece, ha usato la macchina fotografica per rendere omaggio a persone di ogni ceto sociale e ha impregnato ogni immagine di una miscela distintiva di coraggio e glamour, proprio come New York stessa. Aperta di mente, cuore e spirito, Arlene vedeva la bellezza nel buono, nell'originale e nello stravagante. Sebbene fosse timida, ha dimostrato di avere coraggio da vendere ed era più felice in mezzo a persone che vivevano senza paura.

una donna seminuda con un trucco pesante
Arlene Gottfried. Pose, intorno agli anni '80. COLLEZIONE DI PREDRO SLIM. PER GENTILE CONCESSIONE DI DANIEL COONEY FINE ART, NEW YORK.

Dopo aver completato un corso di fotografia di due anni presso la FIT, Arlene si è trasferita a Greenwich Village nel 1972, quando la comunità era ancora un luogo accessibile per artisti, musicisti e bohémien. Trovò lavoro come assistente presso un'agenzia di pubblicità. "Ho fatto di tutto: stampa, illuminazione, lavoro in studio e sul posto, composizioni, promozione delle vendite e vendita diretta,” racconta Arlene nel suo ultimo libro, Mommie. "Non mi è sempre piaciuto ciò di cui mi occupavo, ma ho sempre scattato fotografie durante il fine settimana e per svilupparle usavo la loro fantastica camera oscura."

"È bello essere giovani e poter correre per la spiaggia come selvaggi, poter incontrare persone e scattare loro foto,” continua. “Questo è quello che ricordo: mi sono divertita moltissimo, ho lavorato per potermi permettere una vita e una camera oscura dove potessi stampare di tutto. Non potevo chiedere di meglio. Era come una piccolo rimborso per un lavoretto, un reddito moderato ma appena sufficiente.”

due persone si stringono vicino a una porta
Arlene Gottfried. Doorway in SoHo, NY, 1980. Collezione di Pedro Slim. Per gentile concessione di Daniel Cooney Fine Art, New York.

Arlene ha fatto “quanto basta” per tirare avanti nei successivi 45 anni della sua vita, trasformando la sua casa nel famoso Westbeth Artists Housing del West Village in un palazzo bohémien. Sopra il tavolo della cucina, appendeva le sue fotografie a una struttura di plastica progettata per asciugare all'aria gli indumenti intimi. Intratteneva i visitatori, servendo ciliegie e chicchi di caffè ricoperti di cioccolato con una bottiglia di seltz sempre pronta. Quando i trattamenti contro il cancro le tolsero i riccioli bruni negli anni prima della sua morte, Arlene indossava un turbante di velluto bordeaux per tutte le sue serate.

Sebbene non le piacesse quel tipo di cultura frenetica, Arlene fu sempre consapevole dell’importanza del suo lavoro. Laddove altri fotografi cercavano di essere una mosca sul muro, Arlene era una farfalla, sempre allineata con l'energia della contemporaneità. Amava ridere, cantare, ballare e celebrare le straordinarie personalità della sua cerchia. In Mommie, Arlene ricorda: “All'epoca i club erano molto provocatori: la gente metteva su questi spettacoli mozzafiato, si spogliava, recitava. Si facevano cose folli sui palchi, come partorire bambole, simulare il sesso in pubblico. Io ero sempre lì con la mia macchina fotografica e scattavo le mie fotografie. È stato fantastico.”

mangiafuoco
Arlene Gottfried. Men’s Room at Disco, 1978. Collezione di Pedro Slim. Per gentile concessione di Daniel Cooney Fine Art, New York.

Nel libro, Arlene descrive quella sensazione di sballo gioioso provocata da una notte passata in città insieme a persone che fanno ciò che amano. L’aria pungente quando si usciva dal club, mentre i fiocchi di neve fluttuavano dal cielo come coriandoli di una parata. Poi racconta quel passeggiare lungo la Fifth Avenue, mentre si dirigeva verso casa, quasi fosse la scena finale di un film di Hollywood.

Clandestine: The Photo Collection of Pedro Slim è in mostra al Cobra Museum voor Moderne Kunst di Amstelveen, Paesi Bassi, dal 16 ottobre al 27 marzo 2022.

Due fratelli in abiti abbinati a Coney Island
Arlene Gottfried. Brothers with Their Vines, Coney Island. NY, 1976. Collezione di Pedro Slim. Per gentile concessione di Daniel Cooney Fine Art, New York.
un uomo con una radio portatile
Arlene Gottfried. Guy With Radio, East 7th Street, 1977. Collezione di Pedro Slim. PER GENTILE CONCESSIONE DI DANIEL COONEY FINE ART, NEW YORK.
due uomini si abbracciano in una strada di NY
Arlene Gottfried. Miguel Pinero and Friend, 1980. Collezione di Pedro Slim. Per gentile concessione diDaniel Cooney Fine Art, New York.

Questo articolo è comparso originariamente su i-D UK. 

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Crediti

Fotografie: Arlene Gottfried

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