Perché "Squid Game" è la nostra ossessione del momento?

Capiamo come mai il cruento thriller sudcoreano sta per diventare la serie Netflix più popolare di tutti i tempi.

di Jenna Mahale
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04 ottobre 2021, 10:05am

Netflix

Di tanto in tanto, una produzione Netflix emerge da quella massa informe di contenuti presenti nel catalogo della piattaforma e pervade ogni nostra conversazione, sia irl che online. Qualche anno fa era stato Stranger Things, soppiantato di recente da Darkconsiderata la migliore serie Netflix di sempre, almeno fino al 2020—, poi è arrivata Emily in Paris (per i motivi sbagliati) e subito dopo Bridgerton. Ora è il momento di Squid Game, serie tv distopica made in Corea che sembra avere ormai conquistato il mondo. Il co-CEO di Netflix, Ted Sarandos, ha persino dichiarato che Squid Game ha buone probabilità di diventare la loro serie più popolare di sempre.

Di cosa parla “Squid Game”?

Innanzitutto, partiamo dalle premesse di Squid Game, che sono solo in apparenza semplici. Con in palio 45,6 miliardi di won [circa 33 milioni di euro a ottobre 2021, NdT], un gruppo di 456 persone con limitate possibilità economiche viene selezionato per sfidarsi in una serie di giochi per bambini, le cui regole sono state però cambiate con modifiche cruente e spietate. Così, un round di “Un, due, tre.. stella!” finisce con l'uccisione di chi si è mosso e un gioco di biglie termina con la fucilazione delle persone sconfitte.

Qual è il significato del titolo “squid game”?

In Corea del Sud, lo “squid game” [letteralmente “gioco del calamaro”, NdT]—o “ojingeo”—è un gioco multiplayer per bambinə, e dare questo titolo alla serie tv è un modo per preparare il terreno per l'episodio finale, senza svelare troppo. Secondo un articolo del The Korea Times: “Il gioco ha due scopi principali: o chi attacca riesce a prevalere, oppure le squadre si annientano a vicenda.”

Perché “Squid Game” sta avendo tutto questo successo?

Secondo Henry Wong del The Guardian, la serie sta riscuotendo così tanto successo perché è strutturata appositamente per innescare un binge watching smodato. Questo grazie a tre meccanismi: i cliffhanger magistrali, la collettiva ossessione culturale per i gameshow e un cast con personalità piene di talento quali Lee Jung-jae, Park Hae-soo e Wi Ha-joon.

Su GQ, il giornalista Tom Usher sostiene che il fascino della serie nasce dalla sorprendente facilità con cui riusciamo a empatizzare con le situazioni vissute dai personaggi: “Ci sono dei momenti in cui ti fermi a riflettere su cosa stai guardando e pensi ‘Com’è che sono qui a piangere guardando gente che gioca a biglie?’ Ma, per via della naturalezza con cui i personaggi vengono inseriti in situazioni estreme di vita o di morte, sei seduto lì a desiderare che possa esistere un modo diverso in cui il gioco potrebbe svolgersi, ma in cuor tuo sai già che, in realtà, un altro modo, non c’è.” Wow.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti

Testo di Jenna Mahale

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