Jessie e James sono sempre stati i personaggi più queer dei Pokémon, solo che tu non te ne accorgevi

Niente queerbaiting, è un dato di fatto: l’attenzione all’inclusività nei Pokémon è silenziosamente cresciuta in modo esponenziale.

di Vincenzo Ligresti
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08 aprile 2021, 10:27am

“Preparatevi a passare dei guai, dei guai molto grossi...”

Inizia così il motto storico di Jessie e James, gli antagonisti della serie animata Pokémon—il cui successo l’ha spinta fino a oltre mille episodi, suddivisi in 7 stagioni in Giappone e in 23 in Europa e Stati Uniti. Probabilmente ve lo ricordate pure il primo episodio, andato in onda in Italia il 10 gennaio 2000 su Italia 1. E se vi stavate chiedendo se la serie continua, la risposta è sì: attualmente va in onda sul canale K2.

Non c’è bisogno di ricordare chi siano i Pokémon, o quanto siano pregni di significato per Millenial e Gen Z, o che rappresentano il media franchise più redditizio al mondo, nato a partire dalla passione per gli insetti di Satoshi Tajiri e concretizzatosi con l’uscita dei primi giochi per Game Boy—Pokémon Rosso e Pokémon Verde (il 27 febbraio 1996, in Giappone). In questi ultimi 25 anni sono poi arrivati manga, film per il cinema, action figure e carte collezionabili che possono valere un mucchio di soldi, store totalmente dedicati, recentemente una collezione di abbigliamento in collaborazione con Levi’s e ovviamente un sacco di altri videogiochi e la serie animata di cui sopra. 

Ma dato che c’è pur sempre la remota possibilità che a qualcuno sia sfuggita e ne sappia poco o niente, facciamo un breve ripasso. Il protagonista è Ash Ketchum, un ragazzo della città di Pallet (o Biancavilla) che vuole diventare maestro di Pokémon, accompagnato sempre dal suo Pikachu (tutti gli altri suoi Pokémon, dopo un po’, o li libera senza motivo, o li lascia al laboratorio del professor Oak). Jessie e James, che insieme al Pokémon Meowth parlante fanno parte di un’organizzazione criminale chiamata Team Rocket, tentano sempre, fallendo miseramente, di rubare Pikachu.

Ma Jessie James sono molto più degli scarsi antagonisti—in realtà dall’animo d’oro—di una serie un po’ puerile a cui molte persone sono affezionati a prescindere. Sono da sempre loro i personaggi più sfaccettati, riusciti e queer di questo mondo abitato da, almeno per il momento, oltre 900 creature. Ma adesso ci arriviamo.

Jessie e James: chi sono i componenti del Team Rocket e quali sono le loro storie, prima del Team Rocket

Durante il corso dell’anime, si scopre molto sulle vite di Jessie e James, iniziate agli antipodi. Jessie cresce in una famiglia affidataria molto povera, dopo che la madre biologica, appartenente al Team Rocket, scompare in una missione segrete alla ricerca del Pokémon leggendario Mew. In questi anni, Jessie è spesso costretta a mangiare letteralmente solo della neve, con un po’ di salsa di soia sopra, perché in casa non c’è nient’altro da mettere sotto i denti. Col passare degli anni, prova a diventare una idol, ma fallisce. Così tenta un corso da infermiera, ma quello è solo per Chansey—e dato che Jessie non è un Pokémon rosa dalla doti curative, anche qui, fallisce. James, invece, passa i suoi anni in mezzo alla bambagia (la sua famiglia è milionaria), eppure si sente oppresso da tutti i dettami del contesto in cui cresce. 

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Insomma la voglia di rivalsa di Jessie e James, seppur partita da presupposti opposti, li porta alla medesima scelta sbagliata: iscriversi all’Accademia del Team Rocket, dove all’inizio non si stanno proprio simpatici, ma alla fine formano insieme a Meowth il trio che amiamo. A voler dirla tutta anche Meowth ha una storia piuttosto struggente: sì, è forse l’unico al mondo della sua specie ad aver imparato la lingua degli umani, ma solo per impressionare la Meowth di cui era innamorato—e che, nonostante questo, lo ha friendzonato miserabilmente.

Jessie James: i personaggi più queer dei Pokémon 

La prima volta in assoluto in cui vediamo Jessie e James è al Centro Pokémon di Smeraldopoli: entrambi si mostrano con chiome fluenti, tutine bianche, e crop top mozzafiato. Lui impugna una rosa durante il motto, un po’ come Milord in Sailor Moon (un’anime importantissimo per la comunità LGBTQ+). Da quel momento, le apparizioni di Jessie e James, che si esauriscono con le altrettante dipartite “alla velocità della luce”, sono sempre più imprevedibili, nonostante i presupposti siano sempre gli stessi: travestirsi per non farsi riconoscere da Ash e i suoi amici.

I travestimenti non sono dei semplici camuffamenti, ma delle vere proprie opere d’arte performative, in cui i due personaggi recitano dei ruoli oltre il binarismo di genere. Ci sono casi in cui interpretano delle studentesse; altri in cui lui è un cameraman e lei una giornalista munita di microfono; altri ancora in cui lei è lo sposo e lui la sposa. Insomma, anche se non è uno schema statico, spesso Jessie è un affascinante drag king, mentre James una magnifica drag queen. Tradotto: per moltissime persone i loro travestimenti sono stati la prima finestra sul mondo drag, solo che probabilmente non ce ne accorgevamo.

In un post reddit, intitolato “Every time James has been in a female costume,” viene mostrata un’immagine in cui compaiono venti personaggi interpretati da James nel corso della serie: poliziotta, infermiera, dama di corte—e persino quella volta in cui si è vestito da Jessie perché lei si sentiva poco bene. “Non possono essere tutti i costumi che ha indossato, sono sicuramente di più,” fa notare un utente piuttosto attento. “Nella serie XY ne veste altri, e in questa immagine non ci sono,” puntualizza un altro.

Ma al di là di quanti costumi James abbia indossato nel corso della serie, è indubbio che negli anni il pubblico si sia interessato al personaggio di James, e agli indizi sparsi sulla sua appartenenza alla comunità LGBTQ+. Per cercare di farla breve, ne riprenderò alcuni dei più noti, ma in inglese, perché nella traduzione italiana perdono di incisività.

Innanzitutto il momento in cui nel settimo episodio della prima stagione, I fiori di Celestopoli, appena fallita la missione, James afferma: “It’s times like these that make me want to go straight!” Qui, per molti, c’è un doppio senso: “go straight” nel senso di “rigare dritto”, ma anche “straight” nel senso di “etero”.

Poi, lo scambio di battute che avviene nel 157esimo episodio, nel momento in cui James si traveste dal Pokémon leggendario Moltres. Meowth chiede: “That outfit, where’d he get it?”, e Jessie risponde: “I think that costume came right out of his closet…” Che ricorda l'espressione coming out of the closet.

Infine, la conclusione dell’episodio Il matrimonio, in cui i genitori di James, tendendogli una trappola, vogliono farlo sposare con una ex d’infanzia (una palese doppelgänger di Jessie).

Insomma, non sappiamo per certo quale sia l’orientamento di James, benché meno la sua identità di genere, ma arrivati a questo punto: è davvero importante?

Il lati più LGBTQ+ del mondo Pokémon

Qui qualcuno potrebbe gridare al queerbaiting, ma questa riflessione non rientra nella casistica: ci stiamo muovendo all’interno della cornice di uno dei mondi finzionali in cui l’attenzione all’inclusività, senza essere gridata, è cresciuta in modo esponenziale. 

Per dire: tra gli oltre 900 Pokémon attualmente esistenti, più di cento sono genderless—come Moltres. All’inizio delle ultime versioni dei videogiochi, poi, non viene più chiesto “Sei un ragazzo o una ragazza?” ma “Qual è il tuo aspetto?” Ancora: per i più nerd il manto di alcuni tra i più recenti Pokémon—come Sylveon e Ponyta della regione di Galar—richiamerebbero i colori della bandiera dell’orgoglio trans:

Ma, i personaggi che hanno spianato la strada rimangono sempre loro: Jessie e James, indiscutibilmente le drag icon del nostro cuore, forse prima che ce ne rendessimo conto. 

Buon 25esimo anniversario Pokémon a tutt!

Crediti

Testo di Vincenzo Ligresti
Immagini: still dai trailer

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