Cosa pensa la nuova generazione di critici di moda del ritorno di Phoebe Philo?

@hautelemode, @fashionboyy, @louispisano e altri esperti del settore condividono con noi le loro opinioni sulla ex direttrice creativa di Céline, e sul suo imminente ritorno nell'industria.

di Mahoro Seward
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30 agosto 2021, 11:55am

E anche quest’estate siamo stati travolti da una sana dose di novità in fatto di moda (vedi: la collezione-hackeraggio tra Gucci e Balenciaga; il ruolo di Demna come direttore creativo dell’evento Donda di Kanye ad Atalanta; il brand di lusso Homer fondato da Frank Ocean), ma nessuna notizia è riuscita a rivaleggiare o oscurare il fatto che, tre anni dopo aver lasciato la maison francese Céline, Phoebe Philo stia facendo il proprio ritorno nell’industria della moda. E (ancora più emozionante) invece che essere nominata direttrice creativa di una maison già esistente, la designer ha deciso di fondarne una che porti il proprio nome, finanziata dai suoi vecchi capi di LVMH.

Nel caso non fosse chiara la portata di questa notizia, basta guardare le reazioni della fanbase di Phoebe—conosciuta dagli insider della moda come “i Philophiles”—la quale ha mostrato il proprio entusiasmo senza mezzi termini. Un entusiasmo, se possiamo dirlo, assolutamente giustificato. Sia nei suoi anni da Chloé—prima come vice di Stella McCartney dal 1997 al 2001, e poi a capo del brand fino al 2006—e il suo ormai iconico lavoro da Céline dal 2008 al 2018, Phoebe ha giocato uno dei ruoli più importanti nel dar forma al panorama contemporaneo della moda. Come afferma Luke Meagher, critico di moda meglio conosciuto su YouTube e Instagram come @hautelemode, “Philo ha sicuramente creato l’estetica dominante degli anni ‘10 dei Duemila,” una corrente di silente ma precisa eleganza che continua a influenzare ancora oggi le proposte di brand come Bottega Veneta o boohoo.com. 

E se da un lato la notizia della nuova avventura firmata Philo ha dato sicuramente adito a celebrazioni trasversali nell’industria, questo non significa che non si possa avere una discussione più articolata sull’eredità culturale che Phoebe Philo ha lasciato a una nuova generazione di consumatori, domandandoci se il suo lascito sia effettivamente rilevante ancora oggi. Ma per questo tipo di conversazioni, bisogna guardare oltre le piattaforme più istituzionali della moda, andando a scovare la nuova classe di critici di moda che hanno costruito la propria audience su Twitter, Instagram, TikTok e YouTube grazie al loro atteggiamento franco, schietto e alle loro acute osservazioni.

Inizialmente, la maggior parte di loro ha condiviso la propria contentezza nel vedere il ritorno di una delle designer più prolifiche—e talentuose—dell’industria, celebrando la qualità e l’autenticità delle sue visioni. Allo stesso tempo, però, hanno segnalato alcune questioni che sono diventate sempre più cruciali nei suoi tre anni di assenza dall’industria—questioni come diversità e inclusività sia in relazione alle tipologie di corpi che di etnie, e ovviamente l’attenzione alla sostenibilità. Dopo una prima reazione positiva (e forse anche nostalgica) da fan di lunga data della designer, hanno voluto offrire una visione più ponderata, bilanciata e consapevole di una delle news di moda più sconvolgenti degli ultimi tempi. Ecco le loro opinioni.

Luke Meagher, @hautelemode 

Qual è stata la tua prima reazione alla notizia?
Credo che sia fantastico che lei voglia fondare un proprio brand, e capisco perché LVMH la sostenga. Chiaramente, è una notizia molto emozionante per tutte le persone che hanno amato l’era di Phoebe da Céline. Ma essendo una designer che si è allontanata dall’industria per un po’ di anni, sarà interessante vedere la reazione collettiva nel momento in cui farà davvero il proprio ritorno. Ho la sensazione che i designer che si allontanano per così tanto tempo abbiano molta difficoltà a reintrodursi nell’industria.

Che significato ha per te il lavoro di Phoebe Philo? Ci sono delle collezioni, look o capi a cui tieni particolarmente?
Negli ultimi anni, sono arrivato alla presa di coscienza che lei ha davvero definito l’estetica degli anni ‘10 dei Duemila. Ha dato nuova forma a un look in stile anni ‘70 rendendolo più pulito e minimal. Guardando le collezioni A/W 10 o S/S 11, per esempio—il fatto che, abbinando una felpa casual a un pantalone semplice ha influenzato così tante persone, è sconvolgente. C’è così tanto di quelle prime collezioni che si è fatto strada nella cultura di massa, al punto che vediamo ancora quelle influenze nella moda mainstream di oggi.

Secondo te, quali sono le maggiori differenze tra la moda di oggi e quel periodo della moda che Phoebe ha definito e fatto suo?
Non guardo i cambiamenti in relazione agli abiti di per sé, perché credo che quello che lei ha fatto sia senza tempo. Si tratta di un cambiamento generale. Diversità e inclusività sono temi cruciali oggi, e c’è una maggiore attenzione alle questioni legate alla sostenibilità e alla responsabilità ecologica. In più, ci sono molti designer che hanno lavorato con Phoebe che sono alla guida di altri brand, o hanno fondato i propri. C’è Peter Do, Léa Dickely e Hung La da Kwaidan Editions, Rokh Hwang da Rokh, Nadège Vanhee-Cybulski da Hermès, e Daniel Lee da Bottega Veneta. Sono alla guida non solo di una grande sezione del mercato degli accessori di lusso, ma anche di quelli della moda. Ho la sensazione che debba tornare nell’industria e dire una volta per tutte, "‘Ciao ragazzi, è tornata la mamma! Ora spostatevi, che ho della roba da fare!”

L’estetica di cui Phoebe è pioniera è stata spesso descritta come ispirazionale. Credi che sia così ancora oggi?
Credo che le persone la considerino ancora oggi una grande fonte d’ispirazione. Racconta un’idea di lusso discreto, ed è qualcosa che le persone che amano la moda apprezzano—ed è ciò a cui puntano anche i maggiori competitor del nuovo brand di Phoebe. Molte persone vogliono sentirsi ancora come la ‘donna Céline’. Vogliono sentirsi parte di quella tribù minimal che non deve provarci troppo, di quell’eleganza naturale.

Cosa speri di vedere nel nuovo brand di Phoebe?
Credo che se c’è al mondo una persona capace di disegnare abiti plus-size e dare loro il giusto valore nel mercato della moda, questa sia Phoebe. Vorrei davvero vedere il suo brand adattarsi alla contemporaneità, aprendosi a un nuovo target, ai suoi bisogni e al suo sistema di valori.

José Criales-Unzueta, @eljosecriales

Che significato ha per te il lavoro di Phoebe Philo? Ci sono delle collezioni, look o capi a cui tieni particolarmente?
Per me, Phoebe è un modello da seguire rispetto a come ha saputo navigare il mondo della moda. È strano pensare a come sia riuscita ad essere così discreta e allo stesso tempo così presente nel mondo della moda, un equilibrio difficile da mantenere di questi tempi. Molti designer rincorrono la fama perché pensano che influenzi la vendita degli abiti, eppure lei è sempre riuscita a mantenere la conversazione incentrata sul suo lavoro. È davvero ammirevole. Rispetto ai look, ho sempre molto a cuore la Céline Resort 2017. Quelle giacche sartoriali… ci penso spesso. In particolare, la giacca del look 25 quella con la chiusura nascosta. Rappresenta l’era di Phoebe da Céline alla perfezione, la sperimentazione e studio sulla proporzione, sulle forme, sul menswear… quei subdoli ma efficaci cambiamenti ai pezzi più tradizionali. È così speciale.

In generale, cosa rappresenta per te l’estetica 'Old Céline'? 
Credo che abbia dato un nuovo tipo di interpretazione alla moda. Le persone amano descrivere la moda Céline di Phoebe—specialmente le sue manifestazioni più minimal—come “intellettuale”, “professionale”, “matura.” Credo che sia importante problematizzare il perché tutto ciò che è minimal e neutrale venga considerato intelligente. Una persona vestita in completo fluo più essere intelligente allo stesso modo.

Secondo te, quali sono le maggiori differenze tra la moda di oggi e quel periodo della moda che Phoebe ha definito e fatto suo?
La moda di oggi è molto più digitale e si muove molto più velocemente. Abbiamo pop star che indossano look che non saranno in commercio per le settimane o i mesi a venire. È cambiato anche il modo in cui comunichi e approcci i consumatori, e sono curioso di vedere quale sarà l’approccio adottato da Phoebe. Sì, ha già una base di clienti molto forte, ma c’è un’intera generazione che non la mette sullo stesso piedistallo di quelle precedenti. Sono anche curioso di sapere come Phoebe saprà gestire la propria vita personale in un’epoca in cui tutto è di pubblico dominio. Un’altra cosa da non dimenticare è il fatto che, negli ultimi anni, la moda si è diversificata molto, estendendosi in uno spettro di estetiche e sottoculture come mai prima d’ora. Non c’è una moda singola che capace di travolgere tutta la società, e i consumatori non sono più così fedeli a un brand come prima.

Cosa speri di vedere nel nuovo brand di Phoebe?
Vorrei vedere molto menswear e un maggiore spettro di taglie. Credo che il consumatore di oggi sia molto diverso da quello di anni fa, e ancora più importante il modo in cui consuma e acquista la moda. Spero anche di vedere una visione della moda aggiornata. Credo che le persone spesso si dimentichino che Phoebe non è solamente il minimalismo per cui è conosciuta. Chloé e Céline sotto la sua guida non erano uguali, e anche nello stesso brand Céline c’è stata un’enorme evoluzione. Credo che le persone si aspettino che Phoebe Philo faccia le stesse cose di prima, ma aspettarsi che torni con la stessa estetica o modus operandi vorrebbe dire non prendere in considerazione una crescita, un’evoluzione, e sono convinto che non sarebbe questo il caso.

Louis Pisano, @louispisano

Che significato ha per te il lavoro di Phoebe Philo? Ci sono delle collezioni, look o capi a cui tieni particolarmente?
A livello personale, Phoebe Philo ha un significato marginale per me. Non sono mai stato nella demografica a cui aspirava di vendere, e non intendo solamente a livello di budget. AD OGNI MODO, l’immagine di Kanye nel pigiama in seta della S/S 11 resta iconica, e ogni volta che le immagini della campagna per la S/S 11 con Daria Werbowy apparivano sulla dashboard di Tumblr, mi iscrivevo di nuovo. Era dannatamente chic! Come dimenticare l’ICONICA giacca color block indossata da ogni star dello streetstyle? E, ovviamente, come ogni fashion blogger dei primi anni ‘10 del Duemila, anche io volevo una tote Céline Luggage, in particolare in rosa shocking, dopo averla vista su un certo blogger spagnolo.

In generale, cosa rappresenta per te l’estetica 'Old Céline'? 
SOLDI. L’estetica ‘Old Céline’ rappresentava I SOLDI. Un mondo ovattato ricoperto di cashmere e pelle morbida come il burro. La donna ‘Old Céline’ non doveva dimostrare che aveva i soldi, lo sussurrava attraverso quei look. Era un lifestyle.

Secondo te, quali sono le maggiori differenze tra la moda di oggi e quel periodo della moda che Phoebe ha definito e fatto suo?
La differenza rispetto al periodo storico in cui progettava Phoebe è che oggi una mancanza di diversità e inclusività è inaccettabile. A quell’epoca era l’industria che decideva per il consumatore cosa fosse o non fosse di moda, mentre oggi è esattamente il contrario.

L’estetica di cui Phoebe è pioniera è stata spesso descritta come ispirazionale. Credi che sia così ancora oggi?
Sono d’accordo, ‘Old Céline’ era MOLTO ispirazionale. È un peccato che la donna a cui tutti ambivano fosse esclusivamente bianca. Credo che sia lo stesso ancora oggi? SI. È lo standard dell’industria, non importa quanti casting o token inseriscano nelle sfilate.

Cosa speri di vedere nel nuovo brand di Phoebe?
Spero che stia prendendo appunti rispetto alle conversazioni che si sono sollevate. Spero di vedere una Phoebe Philo diversa con uno sguardo più ampio, e quando parlo di ampio non intendo rispetto alle enclavi esclusivamente caucasiche che le donne ‘Old Céline’ frequentano. Spero che guardi al suo lavoro da Céline e progetti per tutti quelli per cui non ha progettato finora.

Benji Park, @fashionboyy

Che significato ha per te il lavoro di Phoebe Philo? Ci sono delle collezioni, look o capi a cui tieni particolarmente?
Per me, Phoebe Philo è una persona che ha reso il lusso più accessibile—e non parlo in termini di prezzo, parlo dell’idea che le persone hanno rispetto al concetto di lusso. Quello che credo nessuno possa togliere a Phoebe è il fatto che disegnava abiti che le persone volevano realmente indossare, non importa il loro background, genere o status. Ricordo di aver visto una Senior VP di Goldman Sachs, una donna incredibilmente potente, di fianco a uno studente di styling di 19 anni, ed entrambi stavano indossando gli stessi pantaloni Céline. Mi colpì molto: ecco due persone completamente diverse, con età, professioni e percezioni differenti che indossavano lo stesso capo.

In generale, cosa rappresenta per te l’estetica 'Old Céline'? 
Credo che ‘Old Céline’ rappresenti un’era in cui un minimalismo ha travolto la cultura mainstream. Phoebe è arrivata con questo stile lineare, curato, che mostrava un uso interessante della pelle, del mohair e del tweed. Ci ha anche regalato delle silhouette, texture e palette specifiche, ma in una maniera molto rifinita. Ha definito anche un senso di comfort femminile—era un brand che sapeva unire perfettamente mercato e creatività. Ricordo che un’avvocata una volta mi ha raccontato che poteva entrare in uno store Céline e prendere la prima cosa che trovava e sapere che sarebbe stato un capo professionale e con stile. Ha creato abiti che elevavano la donna nella vita di tutti i giorni, e ho notato che è stata una delle poche designer a indossare i propri capi, non per qualche statement di stile, ma perché sono espressione innegabile di comodità e comfort.

Secondo te, quali sono le maggiori differenze tra la moda di oggi e quel periodo della moda che Phoebe ha definito e fatto suo?
La diversità. Phoebe Philo, per me, rimanda a un’era della moda caratterizzata da esclusività e norme estetiche miopi. È stata una delle ultime designer a continuare a scegliere solo modelle bianche e magre, e credo che chiunque ami Phoebe inizierà a guardare al suo progetto da una prospettiva diversa, soprattutto dopo il movimento BLM. In che altro modo dovremmo guardarlo? Il problema era che non lo guardavamo con questi stessi occhi anche allora.

Cosa speri di vedere nel nuovo brand di Phoebe?
Voglio provare qualcosa, voglio vedere chi è Phoebe Philo. Non è che voglio che mi prepari il tè, sia chiaro, ma voglio sapere chi c'è dietro al marchio. Compro abiti creati esclusivamente da persone che mi piacciono, è una decisione molto intima. Quando indosso qualcosa, voglio assicurarmi che le idee o le ideologie della persona che l'ha progettato corrispondano alle mie.

Hanan Besovic, @ideservecouture 

Qual è stata la tua prima reazione alla notizia?
Non posso dire di essere stato colto alla sprovvista, perché è da un po' che si sentono voci sul suo ritorno, anche da prima del Covid. È la moda, la gente parla!

Che significato ha per te il lavoro di Phoebe Philo? Ci sono delle collezioni, look o capi a cui tieni particolarmente?
Per me, Phoebe ha segnato un punto di rottura. È una persona che non è stata immediatamente riconosciuta per il suo lavoro, ma che con il tempo le persone sono arrivate a capire e ad apprezzare. Per quanto riguarda le sue collezioni, penso che sia esattamente come il buon vino: più a lungo è stata da Céline, più il suo lavoro ha continuato a migliorare—le mie collezioni preferite, infatti, sono la S/S 2014 e la S/S 2018.

L’estetica di cui Phoebe è pioniera è stata spesso descritta come ispirazionale. Credi che sia così ancora oggi?
Penso che la sua estetica possa essere d’ispirazione ancora oggi. Quando parli di Céline a qualcuno che ne sa di moda, la sua mente va immediatamente a Phoebe. E quando il tuo nome diventa un aggettivo per descrivere uno stile, significa che hai creato qualcosa di valore.

Cosa speri di vedere nel nuovo brand di Phoebe?
Penso che Phoebe abbia una grande sfida davanti a sé. Stavo guardando un video YouTube di Tuba Avalon, che ha sollevato spunti molto interessanti, tipo: dove di spingi quando hai già raggiunto la vetta? Phoebe ha messo Céline sulla mappa della moda e ha creato un'estetica a cui le persone sono rimaste molto fedeli. Tuttavia, ha bisogno di tirare fuori un asso dalla manica, perché ora c'è molta concorrenza nel campo che lei stessa ha creato. Sarà interessante vedere se Phoebe si atterrà a ciò che l'ha resa così nota, o se creerà un nuovo percorso per il suo marchio.

Samantha Haran, @decouturize

Che significato ha per te il lavoro di Phoebe Philo? Ci sono delle collezioni, look o capi a cui tieni particolarmente?
Phoebe Philo ha influenzato il mio guardaroba—e la mia vita—prima ancora che sapessi chi fosse. Avevo 11 anni quando ho comprato il mio primo blazer. In seguito, c'è stato un lungo e memorabile periodo della mia vita in cui non indossavo altro che toni neutri, seguendo una ideale molto definito di un'eleganza chic, discreta e contenuta.

Secondo te, quali sono le maggiori differenze tra la moda di oggi e quel periodo della moda che Phoebe ha definito e fatto suo?
Ricordo di aver letto qualche tempo fa su Harper's Bazaar che, prima di Céline firmato Phoebe, l'alta moda era rumorosa. Personalmente, ritengo che la moda sia di nuovo molto rumorosa, o almeno che si stia muovendo in quella traiettoria, e penso che questo volume abbia abbattuto le barriere e creato spazio affinché diversi tipi di persone con stili diversi possano stare al centro della scena. Ora si tratta meno di "ispirazione" e più di chi ha effettivamente qualcosa da dire, chi ha sostanza e una prospettiva unica dietro alla propria visione. Questo non vuol dire che non ci sia spazio per Phoebe, ma è sicuramente un momento diverso da quello in cui si è fatta conoscere.

Cosa speri di vedere nel nuovo brand di Phoebe?
Sono entusiasta di vedere cosa sarà. Vedremo un’evoluzione del suo lavoro da Céline o qualcosa di completamente nuovo? Ad ogni modo, penso che molte persone siano ansiose di scoprire come Phoebe affronterà la questione della diversità. La sua visione rischierebbe di non essere più rilevante, se non sarà capace di includere persone diverse da quella cerchia ristretta di ‘donne Céline’.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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