Foto di Krisztian Eder

Questo fotografo ha immortalato la sua fidanzata mentre si innamorava di lei

L'ultima fanzine del fotografo ungherese Krisztian Eder, "April Breeze" è ambientata in una sola, idilliaca stanza, dove prende forma uno studio sulla fenomenologia dell'infatuazione.

di Ryan White
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20 maggio 2021, 4:00am

Foto di Krisztian Eder

Krisztian Eder ricorda molto bene la prima volta che ha finito la pellicola della propria macchina fotografica. Era il 2005 e si era rotto un braccio durante una settimana bianca in Austria, restando così con nient’altro da fare se non scattare fotografie con la sua compact. Il resto, come si suol dire, è storia.

Nato e cresciuto in una piccola cittadina ungherese chiamata Sopron, Krisztian si è trasferito a Budapest a 18 anni per studiare fotografia, prima di lasciare tutto e trasferirsi a New York nel 2015. I suoi incontri più formativi a livello artistico sono stati quello con la serie Twilight di Gregory Crewdson—un’esplorazione surreale e inquietante dei sobborghi americani—e con le opere documentarie di André Kertész, che ha immortalato le strade di Budapest agli inizi del XX secolo. A quei tempi, i suoi lavori, che offrivano una visione elegante e pulita del patrimonio culturale ungherese, trovavano spazio in moltissimi magazine.

una donna che guarda dritto nellìobiettivo della macchina fotografica dal basso foto di Krisztian Eder

“Mi viene difficile trovare le parole per descrivere il mio lavoro e le storie che queste opere potrebbero—o non potrebbero mai—raccontare,” ci spiega, parlando di come si approccia al suo lavoro. “Nel caso in cui riesca a immortalare una scena, non so mai in anticipo quale messaggio il soggetto veicolerà, o se effettivamente trasmetterà alcun messaggio.” Riconoscendo nei suoi lavori un leitmotif legato al ciclo di vita e morte, a Krisztian piace anche scovare “il gioco insito nella dicotomia dell’esistenza,” afferma.

La sua nuova zine, infatti, potrebbe apparire leggera e soave quanto il titolo scelto—April Breeze—, ma anche qui si nasconde una tensione profonda e interessante. Scattata completamente in un’unica stanza—la stessa che ha fatto da bolla protettiva a lui e alla sua compagna—ci ritroviamo catapultati su di un’isola felice, consapevoli che fuori da quelle quattro mura la situazione è radicalmente e terribilmente diversa. Il suo soggetto viene immortalato a letto, spesso nudo e avvolto dalla morbida luce del pomeriggio, mentre fuori una pandemia dilaga a rotta di collo.

una donna sdraiata a letto che legge un libro vicino alla finestra, foto di Krisztian Eder

Parlaci di April Breeze**—del titolo, di com’è cominciata e di come si è evoluta nel tempo.
**Sono una persona di poche parole, e non credo che il linguaggio riesca a esprimere al meglio i miei pensieri. È per questo che uso la fotografia come mezzo per capire le persone e me stesso.

In quel momento, tutta la mia concentrazione era focalizzata principalmente su quella donna che avevo incontrato in un bar di Brooklyn. Abbiamo iniziato a frequentarci, e quando è scoppiata la pandemia, mi sono innamorato della sua “Brezza di Aprile” (April Breeze). Mi sono innamorato di Brooke.

Non ho deciso consapevolmente di creare un corpus incentrato su questo soggetto ma, col passare del tempo, mi sono interessato a questa idea di ripetitività e ritmo, e mi sono reso conto che potesse in qualche modo rappresentare un approccio universale.

**Durante la pandemia è stata prodotta tantissima arte incentrata su un’analisi verso l’interno, piuttosto che verso l’esterno—è qualcosa che vedi riflesso nel tuo progetto?
**Sì, potrebbe. L’introspezione era inevitabile durante questa pandemia. Mi ha fatto capire che per creare non ho bisogno di essere in costante movimento. Non c’è bisogno di andare in luoghi esotici per trovare l’ispirazione. Piuttosto, è l’ispirazione a trovare me. E mi trova nei momenti più ordinari, nei miei spazi personali, nel legame con i miei cari e in me stesso.

una donna sdraiata a letto supina con una tshit ma senza pantaloni o mutande, foto di Krisztian Eder

**Non c’è una chiara progressione temporale in questa serie di foto—le lancette dell’orologio si muovono e le tende qualche volta si chiudono—ma la sensazione che si ha è quella di trovarsi riparati dal mondo esterno. Qual è stata la tua esperienza in pandemia?
**Mi sento molto fortunato. Ho avuto l’opportunità di imparare di più sia su me stesso che sulla persona che adoro. A tratti mi sentivo come un bambino, convinto di far parte di una missione che la mia compagna e io dovevamo portare a termine, insieme. Il lavoro era facile, perché la vita mi aveva fornito un soggetto che spontaneamente attirava tutta la mia attenzione su di sé. Ero capace di immergermi in ogni più piccolo dettaglio, e di creare un progetto meticolosamente stratificato.

**Questo periodo ha avuto effetti sulla tua creatività o sulla tua voglia di lavorare?
**Penso che questa esperienza mi abbia regalato una nuova consapevolezza del mio lavoro. La mia priorità è diventata trarre piacere nel processo creativo, mentre l’outcome ha in qualche modo perso rilevanza. Questo non vuol dire che non ritenga importante il risultato, piuttosto penso che essere genuinamente presente nel processo aggiunga valore al prodotto finale. In altre parole, lasciarmi andare al potere dell’ispirazione permette a quest’ultima di comparire senza dover sottostare ad ulteriori aspettative. Non solo quest’idea mi solleva dalla pressione di dover creare dei “contenuti migliori”, ma mi invita a trovare piacere nel processo.

**Qual è la foto di questo progetto che per te ha più valore di tutte le altre?
**Penso che queste foto debbano essere guardate nel loro insieme e che nessuna immagine possa essere slegata da o paragonata alle altre.

“April Breeze” di Krisztian Eder è una zine in edizione limitata che contiene una serie composta da 22 immagini e può essere acquistata qui.

un comodino di fianco al letto con una sveglia, dei fazzoletti, un telefono una lampada e delle pastiglie foto di Krisztian Eder
una donna sdraiata a letto foto di Krisztian Eder
una donna sdraiata su un letto con le lenzuola a cuscino e un telefono tra le mani illuminata dalla luce che entra dalla finestra, foto di Krisztian Eder
Primo piano di piedi su delle lenzuola stropicciate, foto di Krisztian Eder
comodino di fianco al letto con dei fogli un libro un orologio e una luce, foto di Krisztian Eder
mani che tengono aperto un libro e tengono tra le dita una penna, foto di Krisztian Eder
la fidanzata del fotografo che guarda fuori dalla finestra con le tende firate di fianco al letto, foto di Krisztian Eder
una donn avvolta nelle coperte con luce soffusa che entra dalla finestra di fianco al letto, foto di Krisztian Eder

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti

Foto courtesy of Krisztian Eder

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