martine rose da 10 anni crea abiti ispirandosi alle sottoculture inglesi

Il suo omonimo brand ha appena festeggiato i 10 anni, è nato il suo secondo figlio ed è tornata sulle passerelle della FW: il 2017 è stato un anno indimenticabile per la stilista Martine Rose.

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dic 27 2017, 3:17pm

Questo articolo è originariamente apparso sul numero cartaceo di i-D The Sounding Off Issue 350, inverno 2017.

Quest'anno, la stilista Martine Rose ha fatto un trionfale ritorno sulle passerelle della Settimana della Moda Uomo di Londra. Sempre nel 2017, la 37enne londinese ha creato una capsule collection con il brand Napapijri, proseguito il lavoro di rinnovamento della maison Balenciaga al fianco di Demna Gvasalia e messo al mondo il suo secondo figlio, Reuben. Un anno che Martin non dimenticherà facilmente.

Da quando nel 2007 ha lanciato la sua omonima linea, Martine Rose continua a ignorare con eleganza tutte le strade già percorse da altri, a svicolare di fronte alle aspettative dell'industria e a ritagliarsi uno spazio tutto suo all'interno del settore. Sono passati ormai dieci anni dal suo debutto, e da allora Martine ha distrutto e reinventato gli archetipi maschili; dai banchieri agli autisti di autobus, dagli appassionati di sport estremi ai corrieri, senza disdegnare clubber e padri di famiglia. Volumi, proporzioni e tessuti sono usati da Martine in modo dinamico, così da confondere la linea di confine tra familiare e anticonvenzionale. La Rose è una stilista che esplora i limiti della funzionalità e rielabora i codici estetici delle tribù del passato.

"Per me, tutto ruota attorno all'idea di rendere l'ordinario straordinario," ha dichiarato Martine dopo la sua sfilata primavera/estate 18, che si è tenuta in una palestra per arrampicata di Tottenham. In passerella, la stilista ha abbinato silhouette sportive oversize a pantaloncini da ciclista per rievocare la cultura della musica dance, ma non solo: c'erano tessuti dall'aria retrò vicini a stampe pop e forme contemporanee; un'esplorazione del concetto di uomo qualunque oggi.

Mentre allattava il suo Reuben—che aveva appena sei settimane di vita—Rose ci ha raccontato il suo 2017, un anno che le ha rivoluzionato vita privata e carriera.

Giacca, camicia, cravatta e pantaloni Martine Rose autunno/inverno 17. Guanti Hermès. Calze Pantherella. Calzature G.H.Bass.

Il mondo Martine Rose è sicuramente influenzato dalla tua vicinanza alla club culture. Quali ricordi hai di quel periodo? Essendo cresciuta in una casa giamaicana, la musica è sempre stata parte integrante della mia vita. Ne ero completamente immersa, i suoni mi circondavano per gran parte della giornata. Ero la più piccola di un'enorme famiglia allargata, e questo mi ha dato accesso a una cultura musicale che la maggior parte dei miei coetanei non riusciva neanche a immaginare. Ricordo perfettamente i pomeriggi passati seduta sul letto, osservando le mie sorelle e le mie cugine mentre si preparavano per uscire. C'era questa sensazione che stesse per succedere qualcosa di speciale, anche grazie alla musica.

Ricordi cosa indossavano in queste occasioni? Ovviamente sì. Mia sorella ha 15 anni in più di me e in quel periodo era ossessionata da Jean Paul Gaultier, Katharine Hamnett, Bodymap e Pam —era una vera visionaria, non aveva paura di attrarre l'attenzione per il modo in cui si vestiva. Poi c'era mio cugino Darren, che ha dieci anni in più di me e che all'epoca era fissato con la musica dance. Per lui esistevano solo Joe Bloggs e Boy London.

Sebbene fossi troppo giovane per le serate di clubbing, abbiamo già parlato delle tue esperienze a Clapham Common... Sì, esatto. I ragazzi più grandi dopo i rave tornavano a casa a darsi una rinfrescata e poi andavano tutti al Common per continuare la festa. E lì c'ero anche io, insieme ai miei cugini: a nove anni vivevo in prima persona la club culture, era incredibile.

Giacca Martine Rose primavera/estate 18. Camicia e pantaloni Martine Rose autunno/inverno 18. Guanti Dents.

Era il 1989, esatto? L'anno della Seconda "Summer of Love." È stato un momento storico incredibile. La gente si fermava lì con noi, apriva le porte dell'automobile e ci chiedeva di scambiare qualche cassetta di musica. C'erano anche questi furgoncini con impianti stereo enormi: arrivavano e accendevano le loro radio, poi tutti iniziavano a ballare come forsennati. Quando ci ripenso non posso fare a meno di notare quanto io sia stata fortunata a vivere in prima persona momenti simili. Dopo qualche anno ho iniziato ad andare a ballare, ero davvero piccolina però; mi ricordo di aver festeggiato il mio 14esimo compleanno in un club illegale a Vauxhall, lo Strawberry Sundays.

Ti è sempre piaciuto osservare la gente? Sì, specialmente quella che frequentava il Common. Sapevo di poter trovare tipi di persone molto diverse tra loro lì, perché ci giravano un sacco di tribù sociali come i rudeboy e i crusty; a unirli era la musica.
Tutte queste esperienze mi hanno formato come stilista e come persona. Hanno influenzato il mono in cui mi approccio alla moda e ancora oggi sono una risorsa in termini d'ispirazione. Quelli della mia adolescenza sono stati anni fondamentali per me, perché è in quel periodo che mi sono interessata agli abiti in quanto espressione di un gruppo sociale.

Felpa Martine Rose primavera/estate 18. Pantaloni Martine Rose autunno/inverno 17. Guanti Hermès.

Nello stesso anno in cui il tuo brand festeggia il suo decimo compleanno, tu sei diventata madre per la seconda volta. Il 2018 sarà il momento giusto per prendersi una pausa e ammirare tutti gli obiettivi che hai raggiunto finora? Non sono mai stata una persona da piani a lungo termine e sicuramente non inizierò adesso. A guidarmi è sempre stato l'istinto, quindi anche nel 2018 lascerò che siano le sensazioni a dirmi cosa fare. Si tratta di qualcosa difficile da spiegare a parole, eppure cerco di fidarmi sempre della parte più irrazionale di me, anche quando sembra che non abbia nessun senso.

Con tutto il rumore e le distrazioni oggi presenti nell'industria della moda, seguire il proprio istinto potrebbe non essere così facile come sembra. Credi che la fama abbia ulteriormente aumentato il coefficiente di difficoltà in questo senso? No, non molto. Mi piace davvero il mio lavoro come consulente; inoltre, anche il brand Martine Rose riesce a rimanere indipendente. Credo che, anche in questo caso, siano state le mie esperienze preadolescenziali ad avere un ruolo decisivo: non scendo a compromessi, perché so che l'unicità è l'unico modo per arrivare al pubblico. In termini di visione e output creativo, i risultati ottenuti con Balenciaga e altri marchi ne sono l'esempio perfetto. Quindi voglio continuare in questa direzione.

Sei estremamente determinata. Per me, la cosa più importante è sempre stata lasciarmi andare. Sentirmi libera, spontanea e autentica. Ovviamente, spero che il mio marchio continui a crescere, ma solo a patto che non perda questo spirito. È questa la cosa più importante in assoluto per me: non mi interessa rivoluzionare la mia estetica stagione dopo stagione, voglio costruire un mondo, dare forma all'universo Martine Rose.

Giacca Martine Rose primavera/estate 18.

L'impressione è che il tuo brand si sia evoluto a un ritmo adatto a te e alle tue necessità. È esatto? Non so se sia stato un bene o un male, ma nei primi anni non avevo molti soldi da investire, quindi spesso lavorare in modo indipendente è stato un obbligo, non una scelta. Ma questo ci ha resi più creativi, e oggi ne possiamo finalmente raccogliere i frutti. Sono l'inventiva e lo spirito DIY la vera essenza del marchio Martine Rose, perché è questo a renderci davvero liberi. Non mi sono mai lasciata intrappolare in meccanismi che non mi appartenevano. Ovviamente, c'è anche un risvolto negativo: spesso mi sono sentita isolata, circondata dalla solitudine più totale, e questo mi ha spinto a mettere in discussione il mio modo di vedere le cose. Ma ho resistito e ne è valsa la pena.

E come sei riuscita a resistere? C'è sempre stato qualcosa in me che mi ha spinto a continuare. Non è che fossi certa che avrei avuto successo, ma ero certa al cento percento di non potermi fermare. Poter fare quello che faccio per me è un onore: sono io che scelgo come, dove e con chi lavorare. Ho la fortuna di essere circondata da persone incredibili, la maggior parte delle quali sono con me sin dall'inizio di questa folle avventura. Faccio ancora fatica a credere che siano già passati dieci anni.

Giacca e pantaloni Martine Rose primavera/estate 18. Camicia e cravatta Martine Rose autunno/inverno 17. Guanti Hermès.
Giacca Martine Rose primavera/estate 18.
Tutti gli abiti Martine Rose primavera/estate 18.
Giacca Martine Rose primavera/estate 18.

Crediti


Fotografia di Lea Colombo
Moda di Max Clark

Capelli Gary Gill per Streeters con prodotti EIMI di Wella Professionals e M.A.C Pro. Coreografia Pat Bogulawski per Streeters. Assistente alla fotografia Andy Moore. Assistente allo styling Louis Prier-Tisdall. Assistente capelli Kristine Engel. Modello Moses per IMG.