la moda produce più gas serra degli aerei

E gli scarti in plastica derivati dal fast fashion inquinano i mari a ritmi insostenibili.

di Isabelle Hellyer
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04 dicembre 2017, 3:47pm

Un nuovo studio ha rivelato le reali proporzioni dell'impatto che la moda ha sull'ambiente. Il report A New Textiles Economy: Redesigning Fashion’s Future—stilato dalla fondazione MacArthur—presenta un quadro piuttosto preoccupante dell'industria tessile di oggi e suggerisce che, salvo radicali cambiamenti, la situazione potrebbe drasticamente peggiorare entro il 2050.

Il rapporto stima che attualmente l'industria della moda sia responsabile della produzione di 1.2 miliardi di tonnellate di gas serra ogni anno, più delle emissioni causate dal mondo dell'areonautica e delle spedizioni via nave insieme. Ma il settore del fashion non fa una bella figura neanche se paragonato al business della cosmesi, visto il mezzo milione di tonnellate di microfibre in plastica derivate dalla produzione di abiti che finiscono annualmente negli oceani, 16 volte in più degli scarti generati dai prodotti di skincare.

Nel report viene inoltre sottolineato come l’industria della moda arriverà nel 2050 a pesare per un quarto sul bilancio del carbonio del pianeta, se non verranno implementate modifiche risolutive circa il sistema produttivo nel settore del fast fashion.

"Le industrie tessili si affidano principalmente a risorse non rinnovabili, tra cui il petrolio (per produrre fibre sintetiche), fertilizzanti (per stimolare la crescita delle piantagioni di cotone) e altri additivi chimici (per produrre, tingere e aggiungere dettagli su fibre e tessuti)," scrive Ellen MacArthur, Presidente dell'omonima fondazione. "L'attuale sistema favorisce gli sprechi, rendendosi quindi responsabile del progressivo e massiccio deperimento delle risorse naturali."

La soluzione? Brand e industrie tessili devono iniziare a collaborare in modo molto più stretto di quanto fatto finora. "Da parte di alcuni brand, retalier e altri operatori della filiera produttiva vi sono stati alcuni sforzi ambientalisti nell'ultimo periodo," riconosce MacArthur, "ma questi segnali positivi sono spesso troppo frammentati o effettivi su piccola scala per essere davvero visti come un'inversione di tendenza. Una nuova economia tessile richiederà un allineamento e una collaborazione senza precedenti."

Stella McCartney, che lavora al fianco della fondazione per far sì che l'industria inizi a prestare attenzione alle tematiche green, rimane invece più speranzosa. In una dichiarazione per la stampa la stilista ha infatti detto che la ricerca potrebbe "permetterci di trovare il modo di collaborare al meglio all'interno dell'industria in cui tutti operiamo, per il futuro della moda e per quello del nostro pianeta."

Qui trovate il report completo.

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