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sesso nei film: una scena lesbica degli anni '90 che può insegnarci molto

Per quanto 'Bound' sia un film mediocre, la scena tra Corky e Violet offre un punto di vista inedito sulla sessualità femminile nei film.

di Rachel Rabbit White
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05 ottobre 2018, 5:00am

Screenshot dal film Bound via IMDB

Questo articolo è originariamente apparso su GARAGE, la piattaforma di VICE che si occupa di arte, lusso e cultura.

I primi 25 minuti di Bound - Torbido Inganno (1996) altro non sono che una lunga preparazione a una sola, lunga scena di sesso. Nonostante il titolo italiano non prometta nulla di buono, questo film ha molto da insegnarci sul modo in cui la sessualità femminile viene rappresentata al cinema. Diretto dai fratelli Wachowski, il film racconta la storia d'amore tra due femme fatale, Corky (Gina Gershon) e Violet (Jennifer Tilly), che per ottenere quello che vogliono (cioè soldi e potere) non hanno bisogno di un uomo, ma hanno un disperato bisogno l'una dell'altra. E così diventano amanti e organizzano un colpo per sottrarre due milioni di dollari alla mafia. Nel panorama del cinema queer, questo è un film semplice. E molto arrapante.

"È qui, toccalo," dice Violet, avvicinando la mano di Corky alla sua scollatura e appoggiandola sul tatuaggio di una rosa nascosto poco sotto l'orlo della maglia.

"Cosa stai facendo?" le chiede Corky.

"Non è ovvio? Sto cercando di sedurti. Ti voglio dalla prima volta in cui ti ho vista in ascensore," risponde Violet.

"So che non mi credi," continua poi, "ma te lo dimostrerò." E intanto si mette la mano di Corky tra le gambe: "Devi credere a quell che senti. Ti sto pensando da tutto il giorno."

È una scena sexy, ma anche imbarazzante da guardare. Violet è tutta respiri affannati e vocetta roca, mentre Corky continua a mordersi le labbra e scuotere la testa. Per farvi capire del genere di sequenza di cui stiamo parlando, immaginate un thriller erotico degli anni '80 e unitelo ai tropi del cinema queer anni '90.

Ma torniamo a noi. Corky è un'ex galeotta (che è stata in prigione per aver "redistribuito benessere economico") che viene assunta come idraulico in un edificio di lusso a Chicago. Violet è la svogliata fidanzata di un malvivente che ricicla denaro sporco per la mafia, e il look rispecchia perfettamente la sua personalità: rossetto viola, maglioncini d'angora indossati a pelle con un bel push-up ad attirare l'attenzione sulla scollatura e un sacco di look ispirati a Thierry Mugler. Corky, ovviamente, è il ragazzaccio della situazione, il sex symbol butch che porta i capelli corti e canottiere, è muscolosa e ha un bel po' di tatuaggi. E aggiungiamo anche i boxer da uomo e la giacca di pelle, per non far mancare nulla allo stereotipo.

Come sottolineato da Violet, il primo incontro tra le due avviene in ascensore, dove si lanciano diverse occhiate dietro le spalle del fidanzato. In sottofondo si sente una musichetta jazz e in quattro secondi netti è chiaro che tra loro ci sia una forte attrazione. "Ho pensato volessi un caffè," mormora Violet avvicinandosi a una Corky annoiata e sbuffante. Non vi sembra comico abbastanza? Tranquilli, la scena del loro primo bacio avviene sulle note del punk rock femminile degli anni '90.

E arriva così la prima, tanto agognata scena di sesso. I corpi emergono dall'oscurità e si muovono su lenzuola bianche aggrovigliate. Il sesso tra le due è rappresentato in modo minuzioso e attento (per una maggiore autenticità, i fratelli Wachowski hanno chiesto l'aiuto dell'educatrice sessuale Susie Bright). Mentre ascoltiamo musiche perfette per una scena di inseguimento da thriller, le unghie laccate di Violet brillano nella bocca di Corky. Qui, Violet non è più remissiva come nel frangente tatuaggio-mano tra le gambe: è seducente e sedotta, si aggrappa alle lenzuola, inarca i piedi, getta a terra le coperte e infine fa arrivare Corky all'orgasmo. Siamo arrivati al sesso, il sesso è stato magnifico e finalmente le due possono pensare alla rapina.

La femme fatale degli anni '40 e '50 rappresentava quel tipo di donna che rifiuta il tradizionale ruolo di moglie e madre. Quella che ha le sue ambizioni e cerca di farcela da sola, usando se necessario anche la sua sessualità. Quella che costituisce una minaccia per gli uomini che la circondano, perché sa di avere il controllo e perché sa come esercitarlo a suo favore. La sua voglia di autonomia e indipendenza spaventa gli uomini. Niente di nuovo, insomma. Nel suo saggio Queering Gender: The New Femme Fatale in Almodóvar’s La mala educación, Brígida M. Pastor fa notare che, in qualche modo, il femminismo ha fatto sì che la figura della femme fatale scomparisse dal cinema moderno, dove invece i personaggi femminili possono avere desideri e aspettative personali. Ha quindi senso che tale figura sia riemersa solo negli anni '90, declinata in una nuova versione queer, cioé in un momento in cui la lotta per visibilità e uguaglianza della comunità LGBTQ ha raggiunto proporzioni senza precedenti.

Violet, che è la fidanzata di un malvivente, si trova nella classica situazione da noir: ha sempre sfruttato la sua sessualità per vivere nel lusso, anche se questo vuol dire chiudere un occhio davanti alle attività illegali del fidanzato, e ora vuole usare quella sua stessa sessualità per uscire da una dinamica in cui si sente intrappolata. Così propone a Corky di rubare insieme due milioni di dollari. Piccolo dettaglio: per farlo, devono fidarsi ciecamente l'una dell'altra. Definendo i dettagli della rapina, sia Violet che Corky decidono di sfruttare la loro sessualità per ottenere ciò che vogliono, esattamente come avrebbero fatto le femme fatale dello scorso secolo. La differenza è che non hanno bisogno un uomo su cui esercitare tale potere seduttivo.

A un certo punto, però, Corky si chiede: ma Violet è davvero gay o semplicemente ha capito che per mettere a segno questo colpo deve far finta di essersi innamorata di me? La soluzione è una sola, fidarsi ciecamente di Violet, nonostante i dubbi. In Bound, insomma, l'elemento di mistero non è dato dall'ambiente criminale in cui vive la protagonista, ma dai dubbi che la sua amante ha sul suo orientamento sessuale.

Scena successiva: un amico del fidanzato va a trovare Violet mentre lei è a casa da sola. Dall'altra parte della parete, Corky ascolta tutto ciò che accade e accusa Violet di non essere una vera lesbica, ma al massimo una bisessuale poco convinta. "Non hai sentito due persone che facevano sesso. Stavo lavorando," ribatte Violet. "Tutti paghiamo per le scelte che facciamo. Tu hai detto di aver preso certe decisioni perché hai voluto percorrere la strada più semplice, che è anche quella in cui ti senti più brava. Pensi di essere l'unica persona che è brava in qualcosa? Tutti paghiamo il prezzo delle scelte che facciamo."

Le parole di Violet sono dirette, ma l'enigma della femme fatale rimane in Bound l'enigma della bisessualità: cosa, o chi, diavolo vogliono le protagoniste? Nel saggio del 1993 Resituating the Bisexual Body, Clare Hemmings scrive che il tropo della bisessualità è diventato sinonimo di inaffidabilità nella cultura moderna, un po' come se una persona bisessuale fosse un agente segreto che sta al gioco per pura convenienza personale. E infatti, Corky teme che l'omosessualità di Violet sia tutta un gioco, proprio come la sua relazione etero, e che presto tornerà a corteggiare uomini potenti. Perché in fondo la bisessualità altro non è che una fantasia maschile, giusto? O forse le donne possono fare a meno di un uomo?

Secondo quanto scrive Katherine Farrimond in The Contemporary Femme Fatale, parte del problema generato dalla rappresentazione nella cultura pop della bisessualità sta nel fatto che ci costringe ad accettare che non è possibile avere una panoramica completa delle inclinazioni sessuali di una persona basandoci esclusivamente sulla relazione che questa sta attualmente vivendo. Sono passati 22 anni dall'uscita di Bound, ma ancora oggi non è universalmente accettato che, per alcuni di noi, il desiderio sessuale possa dipendere completamente dal legame sentimentale.

In conclusione, Bound è un thriller ottimista con un finale da commedia romantica che, attraverso la messa in scena di una storia d'amore lesbico, cerca di allontanarsi dai luoghi comuni sulla figura della femme fatale e la sessualità femminile, usando l'elemento queer come motore per l'emancipazione delle donne. Il limitato e stereotipato tipo di donne che il film presenta è a tratti comico (bomba sexy moglie di un ex mafioso o butch che fa l'idraulico ma è così bella da poter essere scambiata per una modella), ma, per quanto semplice e arrapante sia, l'ingenuo messaggio che Bound vuole trasmettere ha aiutato le adolescenti a capirci qualcosa in più di due difficilissime cose: sessualità e autostima.

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