Fotografia di Davey Adeside

chi c***o è vaquera?

È uno dei brand emergenti di cui più si parla e tra i suoi fan c'è anche Anna Wintour. Conosciamolo insieme.

|
nov 15 2017, 4:13pm

Fotografia di Davey Adeside

Quando a settembre Vaquera ha debuttato in passerella durante la Settimana della Moda di New York, in prima fila c'era anche Whoopi Goldberg, ad applaudire con sublime delizia di fronte a un abito dalla forma di un fiocco gigante. A sfilata conclusa l'attrice ha poi dichiarato che, se mai farà di nuovo da presentatrice agli Oscar, indosserà l'abito—o meglio, l'accappatoio imbottito—che ha chiuso lo show: "Non conoscevo [Vaquera]. Ma adesso lo conosco e voglio assolutamente avere quel vestito, ve lo assicuro."

Ma questa non sarebbe comunque la prima apparizione del brand sul piccolo schermo. Lo scorso giugno Vaquera ha infatti presentato una collaborazione con Hulu: una collezione ispirata dall'adattamento cinematografico di The Handmaid's Tale. I capi spaziano da eleganti abiti in seta a felpe con maniche lunghe fino al pavimento, rappresentando lo spirito giocoso, divertente e vagamente punk del brand. Grazie alla collaborazione, Vaquera ha ampliato—e non di poco—la sua presenza sul mercato dell moda, anche grazie agli endorsment del New York Times e del New York Post.

Vaquera x The Handmaid's Tale. Fotografia Michael Hauptman.

Ed è invece di pochi giorni fa la notizia che Vaquera si è aggiudicato il CFDA/Vogue Fashion Fund. Sin dalla nomination si è trattato di una scelta inconsueta, data l'impronta commerciale del premio e soprattutto dati alcuni dei capi di Vaquera, come pantaloni in velluto da giullare medievale, enormi cappelli da chef e t-shirt con stampate le laconiche parole "FUCK DEATH." Inoltre, il brand ha presentato alcune delle sue collezioni all'interno di ristoranti cinesi e tra i binari della metropolitana, circondati da artisti e amici, invece che all'interno delle tradizionali location della Settimana della Moda newyorkese.

"È una sorta di conferma per noi," dice Patric DiCaprio, uno dei quattro stilisti di Vaquera, riferendosi al Fashion Fund. "Essere nominati e poi vincere un premio come questo è emozionante, perché significa che sono gli insider come Anna Wintour a essere interessati al nostro lavoro. Per molto tempo, tutti ci hanno classificato come 'underground newyorkese' o 'progetto artistico' di cui 'nessuno si ricorderà più entro la fine del prossimo anno.'"

L'industria della moda di New York ha sempre avuto la reputazione di preferire i volumi di vendite all'innovazione. Ma negli ultimi anni molti dei suoi migliori stilisti hanno abbandonato l'Europa per le sfilate, tornando a preferire le passerelle della Grande Mela. Grazie alle loro decisioni, in città si respira oggi nuovamente un'aria creativa e rivoluzionaria. Vaquera, che insieme a Eckhaus Latta si è fatto simbolo di questa nuova generazione di designer, ha oggi una nuova sfida: capire come poter essere un grande piccolo marchio.

Vaquera primavera/estate 18. Fotografia di Black Frame.

Quando arrivo nell'atelier di Vaquera a Greenpoint mancano pochi giorni alla fashion week. Sulla lavagna in sughero che trovo appesa alla parete c'è un ritaglio di carta su cui leggo "WHO THE F*** IS VAQUERA?" [chi c***o è Vaquera, ndt.]

La lavagna si trova sopra il divano a righe su cui sono seduti tre degli stilisti, David Moses e Patric e Bryn Taubensee. Una sorta di Wall of Fame che raccoglie tutti gli editoriali e articoli in cui compare il nome di Vaquera. Come previsto, sono un'infinità.

La quarta stilista del marchio è Claire Sully. Quando ci incontriamo è appollaiata sul bordo di una sedia e indossa un'enorme camicia da uomo verde insieme a stivali Tabi di Margiela color argento. La t-shirt di Bryn è fatta dello stesso tessuto (ed è infatti della stessa collezione). Anche Claire indossa ampi pantaloncini, proprio come Patric, che ha sua volta ha scelto per oggi la stessa giacca di David. Sembrano un quartetto indivisibile, come se la risposta a quella domanda appesa alla lavagna fosse che Vaquera è una persona sola, ma quattro teste.

"Tutti lavoriamo alle collezioni e tutti facciamo tutto," mi spiega Bryn. "La gente sembra far fatica a crederlo, ma noi riusciamo a gestirci in modo piuttosto equo."

"Al punto che non considererei mai come esclusivamente mio qualcosa che ho concettualizzato in primo luogo," aggiunge David, "perché sicuramente ne ho parlato più volte con tutti gli altri."

"Da soli, non si fanno certo magie," dice Patric.

Gli stilisti di Vaquera disegnano le loro collezioni come amici che si stanno facendo una chiacchierata: condividono le loro idee, scherzano, ci lavorano su, e grazie alla collaborazione arrivano a creare capi decisamente più elaborati di quanto avrebbero potuto fare in solitaria. "Siamo sempre noi quattro. Parliamo, parliamo continuamente," riassume Claire.

Per questa stagione, ad esempio, il tema di discussione principale è stato la crisi d'identità. "Le nostre crisi d'identità, ma anche quelle di tutte le persone che ci circondano," spiega Bryn. Ogni look rappresenta un personaggio che i quattro hanno sviluppato sin nei minimi dettagli (hanno persino analizzato le discussioni immaginarie tra di loro, pensando a chi sarebbe uscito con chi).

"Abbiamo pensato ai punk e ai surfisti, alle persone che vogliono fare qualcosa della loro vita e sentono il bisogno di reagire," dice Claire. "E anche al modo in cui le subculture si intersecano e mixano," aggiunge Patric. È stato anche un tentativo di capire chi è il ragazzo o la ragazza Vaquera. "E stiamo iniziando a individuarlo con precisione," va avanti Patric. Il protagonista Vaquera, spiega, è qualcuno che indossa jeans e t-shirt nei club e un abito da sera alle poste. "Il punk non è necessariamente qualcosa legato al modo in cui ti vesti. O meglio, non è qualcosa legato agli stereotipi sull'abbigliamento punk," aggiunge Claire. "Indossare un cappello folle o un vestito elegantissimo per fare la spesa. Questo è essere punk."

Vaquera primavera/estate 18. Fotografia su gentile concessione di Black Frame.

"Credo sia triste che le persone oggi si vestano in modo così anonimo," dice Bryn. "Sogno di vedere tutti vestiti in modo eccentrico, così da poter esprimere se stessi divertendosi. Dice poi che mentre il brand era in passato più "bizzarro, nel senso che diventava repellente per molte persone," oggi invece l'obiettivo di Vaquera è vedere i propri capi nei negozi e per le strade delle metropoli internazionali.

Il servizio di supporto fornito dal CFDA/Vogue Fashion Fund dovrebbe essere d'aiuto, in questo senso. "Un'altra delle nostre fantasie, che vorremmo il CFDA ci aiutasse a realizzare, è creare prodotti che oggi non possiamo creare a causa di una mancanza di fondi o capacità," confessa Patric. Si riferisce a marchi come Marc Jacobs e Come des Garçons, che sanno affiancare a collezioni da passerella mozzafiato altri prodotti di qualità, come profumi e articoli di pelletteria. "Potremmo creare il nuovo Angel di Thierry Mugler, che è la fragranza più venduta di sempre," ipotizza lo stilista.

Ma la cosa più Vaquera che Vaquera potrà fare in futuro è qualcosa di assolutamente inaspettato. "Qualunque cosa sarà, non lo sappiamo ancora," dice Claire. Ma il quartetto non vuole comunque perdere di vista l'obiettivo solo per affrettare le cose. Se le prossime collezioni non includeranno almeno alcuni capi vagamente repellenti, che ne sarà di Vaquera? Come ha detto Miuccia Prada, "la bruttezza è attraente, la bruttezza è eccitante. Forse perché ci sembra una cosa nuova."