Fotografia di Pavel Golik

15 domande a mainstream, il collettivo che fa della ricerca ossessiva la sua specialità

Conosciamo meglio il collettivo musicale che ripesca dal dimenticatoio tracce senza tempo e sonorità futuristiche che in pochi ricordano.

di Giorgia Imbrenda
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31 ottobre 2019, 10:13am

Fotografia di Pavel Golik

MAINSTREAM è un collettivo musicale nato nel 2017 con l'intenzione di unire i puntini tra talenti, realtà e singoli individui, in modo da valorizzare ogni elemento e personaggio coinvolto, portando all'attenzione di tutti sound ed estetiche che a volte passano sotto traccia, mentre secondo Francesco, Dave e Vittorio meriterebbero prendere più spazio nella scena locale (e non solo).

In netta antitesi con il loro nome, i protagonisti di MAINSTREAM partono da una ricerca ossessiva di gemme rare in generi musicali come house, disco e techno. Scartabellano vecchi archivi e ascoltano ore e ore di vinili impolverati per ripescare dal dimenticatoio tracce senza tempo, sonorità futuristiche che in pochi ricordano.

Il loro obiettivo? Accendere gli animi di chi vive e rappresenta la scena underground, ma che meriterebbe di essere al centro dei palcoscenici del futuro. Incuriositi dalle premesse che vi abbiamo ora elencato, abbiamo fatto 15 domande a MAINSTREAM, il collettivo che ha fatto di un'instancabile ricerca artistica il proprio tratto distintivo.

Ciao Mainstream! Chi c’è dietro questo nome? Cosa fate nella vostra vita? E cosa state facendo oggi di preciso?
F: Ciao! Dietro questo nome ci sono sette ragazzi che nel corso dell’ultimo anno hanno contribuito alla nascita e successiva crescita del gruppo. Io sono Francesco, il fondatore del collettivo. Nella vita sono un artista e DJ, ma per Mainstream mi occupo di produzione e pianificazione, mentre Dave ha in mano la direzione artistica e Vittorio la parte grafica e creativa. A noi tre si aggiungono poi Italo, Greta, Willy e Luigi, che costituiscono parte fondamentale di questa macchina senza la quale non potremmo mai farcela.
D: Io sono Dave, fotografo di moda con una seconda vita da DJ. In Mainstream, come diceva Francesco, metto dischi e gestisco la direzione artistica.
V: Qui Vittorio! Sto concludendo il mio percorso di studi in Product Design e lavoro parallelamente come Creative Director e Visual Artist. In Mainstream mi occupo di direzione creativa, oltre che di tutto quello che riguarda grafica e comunicazione del collettivo.

Dove siete cresciuti, e com’è stato crescere dove siete cresciuti?
F: Sono cresciuto a Latina (o meglio: "So de Latina"). La mia piccola città mi ha insegnato e dato tanto durante l'adolescenza, quando ho imparato ad amare e a conoscere pian piano la musica ed il mondo degli eventi.
D: Vengo da Imola, e sono cresciuto tra Emilia Romagna e Liguria. Girovagando tra le città di provincia ho capito che la musica e le arti possono essere un catalizzatore moto potente per scoprire chi sei e chi puoi diventare. Oltre all’amore per i tortellini, ovviamente.
V: Sono nato e cresciuto a Perugia, città a cui sono molto affezionato, ma che purtroppo non essendo mai stata compatibile con i miei interessi e le mie attitudini personali mi ha sempre fatto sentire un po' fuori luogo rispetto ai miei coetanei. Milano mi ha dato tutto quello che ho sempre cercato nella provincia, paradossalmente.

Come, da perfetti sconosciuti, siete diventati Mainstream Milano?
F: Da poco è iniziata la nostra seconda stagione, e come tutti, abbiamo iniziato dal basso, con un evento che poi si è trasformato in un altro, e così via. Poco a poco, diverse organizzazioni, sia di Milano che di altre città, hanno cominciato a chiamarci per suonare o co-produrre eventi.
D: Niente, ho conosciuto questi due pazzi in occasioni diverse e si è formata autonomamente un’intesa tra noi, sia musicale che umana, che ci ha portato a realizzare tanti progetti insieme.
V: A livello progettuale, attraverso una grande intesa reciproca, figlia di un dialogo costante che ci permette di essere sempre limpidi sulle questioni da affrontare.

Qual è stato il momento più bello della vostra storia come Mainstream finora?
F: Probabilmente quando ci siamo conosciuti. Per caso. Come succede in tutte le cose belle.
D: Capire, un anno dopo esserci incontrati, quanti passi avanti abbiamo fatto in così poco tempo, facendo un paragone con il passato recente e rimanendone sorpresi.
V: Quando, dopo molto lavoro e molti eventi, abbiamo capito che stiamo veramente costruendo qualcosa di forte e reale che viene apprezzato dalle persone e che va oltre il semplice "organizzo eventi, faccio cose."

Dov’è che fate ricerca per il vostro archivio, e da dove nasce questo forte interesse per la musica passata?
F: Mio padre è un malato di dischi (li tiene dentro una cassapanca dell'Ottocento, tutti insieme) ed è da lui che ho appreso la cultura del disco nero. Una volta maturato musicalmente, mi sono avvicinato a movimenti che prediligono il vinile, sound che ricordano gli anni '90, scatenando un forte interesse che oggi mi incatena alla sedia per ore alla ricerca di musica dal passato sui vari siti come Discogs, Bandcamp, forum online, Soundcloud, Youtube, senza tralasciare mai i negozi di dischi.
D: Mi affascina qualsiasi opera possa essere senza tempo, sospesa tra passato e futuro, quindi mi viene naturale scavare tra dischi del passato che possono mescolarsi con il presente in modo particolarmente incisivo.
V: Personalmente, nasce dal fatto che non la ritengo come "passata". La musica vive eternamente nell’attualità, nonostante sia stata scritta e composta in diverse epoche.

Descrivete Mainstreamin 4 parole.
F: Futuro, Ricerca, Passione, Unione.
D: Eterogeneità, Passione, Pragmatismo, Velocità.
V: Ricerca, Rottura, Sperimentazione, Crescita

Descrivete anche la musica di MAINSTREAM in 4 parole!
F: Eclettica, Groovy, Underground, Potente.
D: Groovy, Movimentata, Eterogenea, Energizzante.
V: Clandestina, Seducente, Mutante, Psichedelica.

Tre musicisti da tenere d’occhio nei prossimi tempi? A parte MAINSTREAM, ovvio.
F: Per la ricerca, l’attitude con la pista e produzioni direi: Roza Terenzi; Pierka, un amico di Genova e fondatore del party Oversize; Matthias, di origini italiane e basato a Berlino, perché le sue produzioni sono a mio avviso le migliori del panorama underground techno.
D: Sicuramente il mio amico Lamusa II, italiano residente a Parigi che ha talento sia come DJ che come producer; poi Eternal Love, amici e grandi selector sempre capaci di infrangere barriere di genere e di epoca mantenendo uno stile incredibile; e infine Masalo, DJ e producer con radici in Giappone ma basato ad Amsterdam che sta crescendo rapidissimamente dimostrando potenzialità e gusto pazzeschi.
V: Ultimamente ascolto molto CJ Scott, Shariff Laffrey e Acid Arab.

Qual è la cosa che vi rende più fieri del vostro collettivo?
F: Il completarci l’un l’altro.
D: Sono fiero della nostra eterogeneità e capacità di toccare diversi territori sociali e musicali. Siamo persone diverse, ma insieme riusciamo a completarci in modo positivo e a sottolineare i rispettivi punti di forza.
V: Ho sempre visto Mainstream come una Factory di talenti creativi che vogliono crescere insieme, aiutandosi e influenzandosi a vicenda, senza tralasciare l’amicizia e il rispetto reciproco. Mainstream non è solo un collettivo, è una seconda famiglia su cui so di poter contare anche al di fuori dei party.

Dove vi vedete nel 2029? Sempre a mettere dischi?
F: Perché no, magari nei grandi festival.
D: Cresciuto come fotografo e musicista, a 360 gradi, magari impegnato in produzioni che si discostano dal dancefloor e che esplorano territori più d’ascolto. E mi immagino molto cresciuto anche Mainstream.
V: Non voglio pensarci. Non mi piace pensare troppo alle proiezioni future. L’unica cosa certa è che i dischi ci saranno, e non pochi!

Il paradiso esiste?
F: Speriamo.
D: Bella domanda. E se fosse dove siamo ora?
V: Anche se esistesse non credo di essere in lista!

Ci raccontate una vostra avventura che ha influenzato il vostro percorso?
F: L’after dove ci siamo conosciuti sopra ogni cosa. I pianeti quel giorni si sono allineati.
D: Totalmente d’accordo con Fra; quella sera si è forgiata nel fuoco la nostra amicizia.
V: Come raccontano i miei cari colleghi, la prima volta che ci siamo conosciuti è stato davvero qualcosa di trascendentale che ci ha dimostrato a lungo termine come delle persone simili possano facilmente connettersi e coesistere insieme nel corso del tempo. Un mio grande consiglio è: se potete uscite, a casa non succede mai niente di buono!

Quali sono i vostri sogni e speranze per il futuro?
F: Far crescere ancora di più Mainstream a livello italiano ed arrivare al più presto nel resto d’Europa.
D: In modo molto simile alla domanda sul 2029, spero di fare sempre meglio con foto e musica, esplorando nuovi territori in entrambi i campi, crescendo in modo sempre più adulto, coerente e artisticamente forte.
V: Spero di riuscire a concretizzare tutto quello per cui sto lavorando ora, spero di rispettare le promesse che mi sono fatto nel corso del tempo e di essere coerente con me stesso.

Cosa farete domani?
F: Penso di andare alle terme.
D: Magari una piccola fuga da Milano…
V: Pensare, pensare, pensare.

Nell’oroscopo ci credete?
F: No.
D: Mmm, un pochino, ma non troppo. Diciamo che è una divertente sovrastruttura con cui poter analizzare le tendenze e la natura delle persone senza prendere il tutto troppo sul serio.
V: No, ma sono molto affascinato dai segni e dalla loro storia.

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Crediti

Intervista di Giorgia Imbrenda
Fotografia di Pavel Golik

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