Addio ai 2010s, una decade di cultura riciclata

Mentre ci avviciniamo ai ruggenti anni '20, una nuova generazione sta rinvigorendo i trend del passato, rendendoli originali e slegati da tutto il resto.

di Marianne Eloise
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30 dicembre 2019, 11:30pm

Se quando entri in un qualsiasi Urban Outfitters ti sembra di accedere a una sorta di macchina del tempo, tranquill*, non è solo una tua impressione. Crop top con stampe di draghi, piumini, pantaloni a zampa, camouflage, choker… Per non parlare degli oggetti per la casa: troverai macchine fotografiche usa e getta, lettori di vinili, radio vintage e mangiacassette. Mentre questa decade – i 2010, non gli anni ’90 o i primi anni 2000 – sta giungendo al termine, guardare indietro per analizzare la cultura mainstream restituisce un’immagine dai contorni stranamente familiari. La generazione che sta crescendo nei 2010 ha preso influenze ed elementi da ogni decade, anche da stili più di nicchia come il grunge, e li hanno fatti propri. Ma quanto è vero affermare che in questa decade ogni possibilità di elaborare un’idea autentica e originale sia completamente morta?

E anche se pescano da tutte le decadi precedenti, tra ritorni e rimandi i 2010 sembrano comunque un’altra cosa. Molti hanno parlato della cultura nostalgica degli anni ’10, i millennial vengono addirittura chiamati la “generazione della nostalgia” e persino Vogue ha riportato che la nostalgia è stato il trend più influente del 2018. È vero, la cultura tende sempre ad assumere un andamento ciclico, ma a fare la differenza negli anni ‘10 è che sembrano avere ben poco di effettivamente loro - anche la più cool delle e-girl e i teenager popolari di TikTok si rifanno a immagini del passato, con capelli colorati e chocker.

Tralasciando la moda, questa decade è stata l’era dei reboot e ha vissuto un picco di materiale riciclato, riedizioni e spinoff. Se ci fate caso, quasi ogni film che ha avuto i più alti incassi in questa decade era o un remake o parte di una franchise; tanto che guardare i trailer sembra un perenne déjà vu. Molti hanno attinto a fonti ancora più vecchie, ma la MCU ha preso piede proprio grazie al successo di Iron Man nel 2008. Perché, alla fine quel che conta è il denaro gli Studios sanno bene che per la via più facile per guadagnare i soldi è puntare su un’audience già ben solido. E questo vuol dire adattamenti, reboot e le franchise di serie TV. Giusto qualche eccezione, come il recente Le ragazze di Wall Street e rari prodotti seriali come Fleabag,ha dimostrato che il pubblico ha voglia di vedere anche materiale originale e nuovo.

, it simply isn’t as dependable as churning out the same things audiences loved in the nineties and noughties, content that a new generation will love them just as much.

Lo stacco tra la prima edizione e il suo ritorno sembra essersi assottigliato, sempre di più. Le prove schiaccianti arrivano direttamente dall cultura alternativa. La recente acquisizione dello stile emo tra i ragazzini della Gen Z vede la ricomparsa di estetiche che i millennial avevano abbandonato neanche dieci anni prima. Questi trend considerati alternativi sono stati trasportati nella cultura mainstream dai teenager di oggi, che hanno ricreato le loro versioni perfezionate di questi look. Le nuove band emo di oggi sembrano spesso una versione ripulita degli artisti che pochi anni fa seguivamo su Myspace. Ma ci sono anche artisti più innovatori, come Lil Peep o Lil Uzi Vert, che hanno destrutturato i vari aspetti del genere musicale emo e li hanno ricomposti inserendo influenze rap e pop: il risultato è qualcosa di totalmente nuovo; un suono controverso che tutti i veterani del genere descrivono come “non vero emo”, ma che in realtà ha la stessa portata emotiva dei primi Taking Back Sunday. Il modo in cui questi nuovi artisti sanno fare proprio e trasformare un vecchio genere non è indicativo di una mancanza di originalità, anzi, è proprio l’opposto: grazie alle possibilità di internet sono riusciti a creare qualcosa di completamente nuovo e l’hanno reso disponibile per tutti gratis.

Una delle cause di questo revival generalizzato è sicuramente la nostalgia, non basta a dare una risposta. Concentrandoci sui millennial, molti tendono a ripescare trend degli anni ’00, partecipando ai tour di anniversario delle band del periodo e pubblicando su Facebook post del tipo “ti ricordi questo?”. I media stessi commercializzano la nostalgia attraverso contenuti che parlano di anniversari o proponendoci con insistenza Friends. Non ci resta molto spazio per crescere perché non sentiamo il bisogno di scoprire qualcosa di nuovo finché possiamo goderci per l’ennesima volta quello che abbiamo sempre amato. Grazie allo sviluppo della cultura digitale, abbiamo ogni epoca della storia a portata di click, e nulla può né deve essere dimenticato.

Ma perché, allora, i teenager si appropriano di una cultura del passato? La risposta potrebbe essere che il nostro rapporto con internet stia cambiando e ci abbia a sua volta cambiati, permettendoci di avere un accesso immediato a certi aspetti delle culture del passato che altrimenti avremmo sicuramente dimenticato. Così i teenager possono scoprire tutto di epoche in cui non erano nemmeno nati. Certo, abbiamo sempre preso in prestito i gli album anni ‘80 dei nostri genitori o le loro giacche di pelle, ma la Gen Z può avere un accesso diretto a musica, film e moda di qualsiasi decade, senza alcun limite.

Nonostante il nostro passato sia accessibile, ci sembra comunque distante per via degli enormi cambiamenti culturali e politici avvenuti in questi ultimi anni. Oggi fonti inesauribili ci parlano di Brexit, cambiamento climatico, attentati e di tutto ciò che sta nel mezzo, e in un solo giorno possiamo reperire in merito più informazioni di quante se ne potevano acquisire in una settimana qualche anno fa. Viviamo in tempi alquanto turbolenti, quindi non stupisce il fatto che i teenager preferiscano avvicinarsi ad anni in cui non erano nemmeno nati e dei quali non hanno subito le dinamiche. Questa necessità deriva dal fatto che ragazzi di oggi non hanno scelta, non possono ignorare i cambiamenti politici o climatici, e la nostalgia verso il passato risponde forse alla paura per un futuro che sembra incerto.

Quando il presente è così terrificante e il futuro così imperscrutabile, è comprensibile la necessità di rifugiarsi nel passato. Anche l’ossessione vintage della Tumblr-era, con macchine analogiche e vinili, può essere spiegata in questo modo: quando siamo così dipendenti dagli smartphone e costantemente bombardati da problemi, una soluzione potrebbe essere quella di semplificare le nostre. Un teenager che prende una macchina analogica per scattare durante le sue serate con gli amici potrebbe sembrare una velleità retrò, ma se si scava più a fondo in molti casi emergerà che si tratta di una conseguenza di un forte paura del presente.

Ci sono eccezioni, ovviamente, e una ha cambiato radicalmente la nostra cultura digitale: l’umorismo online creato attraverso TikTok, Tumblr e Vine. L’autenticità esiste ancora, checchè ne dicano i cinici, e la capacità di trasformare qualcosa di vecchio in nuovo è un’abilità creativa di per sé. La nostra dipendenza da internet è un’arma a doppio taglio: ci dà la possibilità di creare e condividere una nuova cultura, se scegliamo di farlo, ma ci dà anche la possibilità di restare nel passato. Può amplificare le voci delle minoranze e delle persone oppresse che raramente hanno lo spazio per parlare nei media mainstream, come nel caso di YouTube e Vine. Molti dei “nuovi” prodotti culturali degli anni ‘10 sono nati direttamente all’interno della cultura digitale – basta pensare a Broad City o Insecure. Sta noi a decidere come usare i mezzi che abbiamo a disposizione.

Forse siamo troppo impegnati a cercare di mettere a posto gli errori del passato per avere abbastanza energie per concentrarci a creare nuova arte. La crisi climatica ha impregnato la seconda metà della decade di fatalismo; è incredibilmente difficile pensare di essere creativi quando ci viene detto ogni giorno che il mondo sta per finire. I giovani sono più politicamente attivi che mai. Ma cosa verrà dopo? Sempre più persone monitorano il tempo che passano davanti agli schermi e si impongono do fare pause detox dal digitale. Se ci riuscissimo, questo avrebbe un grosso impatto sulla cultura e sulla crisi climatica. Con la pressione crescente esercitata sul mondo della moda, è probabile che anche i vestiti del futuro saranno completamente diversi da quelli che indossiamo ora.

Ho parlato con Tora, 22 anni, che lavora per il sito di streetwear Hypebae. Tora adora i vestiti vintage come quelli che indossava sua mamma, ed è convinta che sia stato merito dei social media il trend crescente del riciclo di vestiti. “La moda si diffonde velocemente, è facile immergersi in app come Instagram," dice Tora. "Per esempio, se vedi il tuo influencer preferito indossare una borsa Dior vintage degli anni ’90, probabilmente ti verrà voglia di prenderne una simile piuttosto che comprarne una nuova,” dice, aggiungendo che la cosa è un bene, sia in termini di costi che di sostenibilità. “La Gen Z è molto stilosa e fa shopping nei negozi dell’usato, vintage e di seconda mano, creando un incremento nella domandadi abiti vecchi e d’archivio. La sostenibilità è una delle principali ragioni per cui molti dei miei amici di vestono vintage, perché molti della generazione Gen Z si stanno rendendo del reale impatto ambientale della moda.”

Eleanor, un'influencer di moda sostenibile di 18 anni, conferma. “La Gen Z si sta approcciando alla moda con una visione coerente a quella di gruppi come Extinction Rebellion. Con l’incremento dei dibattiti sul cambiamento climatico e la crescita della ‘eco ansia’ tra i giovani, è stato registrato un aumento dell’interesse verso una moda sostenibile, sia come causa che come conseguenza di questo tipo di attivismo, il che è molto positivo,” spiega. “Crea un ciclo molto più sostenibile, nel senso che i trend possono rinascere dai vestiti di seconda mano invece che dai brand.”

Nonostante siamo senza dubbio colpevoli di aver riciclato e rivisitato vecchi trend e prodotti culturali, la “morte del nuovo” in realtà è solo mito. Audre Lorde, che è morta molto prima di questa decade, una volta ha detto: “Non ci sono idee nuove. Ci sono solo nuovi modi per renderle sentite.” Quello che possiamo fare è usare i mezzi che ci sono stati dati per creare, mentre cerchiamo di salvare il pianeta.

In più, disconnettersi ogni tanto non può di certo far male.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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