Fotografia di David Menghi

foto dallo sfrenato after-party del sicilia queer filmfest

Non tutti sanno che Palermo ospita uno dei migliori festival cinematografici queer del mondo: noi c’eravamo e ci siamo ritrovati a fare festa con l’artista Mykki Blanco (e molti altri).

di Redazione i-D; traduzione di Benedetta Pini
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26 luglio 2019, 11:16am

Fotografia di David Menghi

Se vi chiedessero in quali luoghi trovare i principali festival cinematografici queer del mondo, cosa risponderesti? Sicuramente vi buttereste su città come Londra, Berlino, Los Angeles o New York, ma siamo pronti a scommettere che non avreste mai neanche lontanamente pensato a Palermo, in Sicilia. Nonostante la città, e in generale l'isola, sia famosa in tutto il mondo per il suo ritmo assonnato ma allo stesso tempo caotico, per la sua concentrazione di chiese cattoliche decorate con mosaici e per essere il luogo che ha dato i natali a Domenico Dolce di Dolce e Gabbana, non bisogna dimenticare che è anche la sede del Sicilia Queer Filmfest, un'iniziativa che ogni anno celebra i lavori più coraggiosi e originali nel campo della produzione cinematografica contemporanea a tema queer. Nato dall'incremento della "domanda di prodotti culturali non standardizzati, innovativi e critici", il festival, giunto alla sua nona edizione, risulta essere la controparte di quel clima retrogrado e tradizionale a cui molti associano superficialmente la Sicilia e il suo ambiente culturale.

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Photography Gabriele Alongi

È proprio questo contrasto tra le due anime della Sicilia che all'inizio di giugno ha portato in città Mykki Blanco, rapper, performer, poeta e attivista americano gender fluid, nei panni di giurato del festival per valutare corti, lungometraggi e documentari provenienti da tutto il mondo, anche da Paesi lontanissimi tra loro come il Brasile, il Regno Unito e la Corea del sud. "Questa è stata la prima volta che mi è stato chiesto di essere il giurato di un festival cinematografico, ed è la prima volta che vi ho partecipato a pieno titolo", spiega Blanco. "Non sapevo davvero cosa aspettarmi, ma una delle cose che mi ha colpito maggiormente di questa esperienza è stata la diversità delle narrazioni che hanno declinato il tema queer nei vari film." La sfera di indagine dei lavori selezionati si estendeva infatti ben oltre i confini delle storie e delle dinamiche che solitamente vengono associate all'arte queer.

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Photography David Menghi

Penso che molti di questi temi ricorrenti siano dovuti all'impronta data al filone dai lavori prodotti negli anni '80 o '90, in cui si trattava sempre di un corpo in qualche modo legato a un trauma o a un abuso: dinamiche che purtroppo sono piuttosto comuni per chi vive esperienze queer, ma che ormai sono già state viste e straviste al cinema", spiega Mykki. "Il motivo per cui ero così felice di assistere a quelle proiezioni era il fatto di scoprire l'esistenza di molti film che giocavano con la sessualità e il genere in modo fluido, sfumato, lontano da quei topoi che in passato hanno finito col ghettizzare i lavori a tematica queer."

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Photography Simona Mazzara

Questo tipo di sensibilità nell'approccio alla rappresentazione delle dinamiche queer, volto a esplorare le questioni LGBTQ+ da svariati punti di vista, al di là delle solite riflessioni sul desiderio carnale e sull'identità sessuale, potrebbe essere considerato il tratto distintivo del Sicilia Queer filmfest. In effetti, i fondatori e i curatori dell'iniziativa hanno approfondito così a fondo il concetto di cinema queer da riuscire a estenderne i confini anche oltre l'acronimo LGBTQ+, includendo tutto ciò che è considerato "eterodosso, indipendente [e] alternativo" per quanto riguarda la produzione e la distribuzione di un film.

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Fotografia di David Menghi

Secondo Mykki, l'aumento della diversificazione all'interno dell'immaginario queer non è dovuta esclusivamente alla maggiore apertura della società di oggi, ma deve molto alle riflessioni di quelli che possiamo considerare gli antenati della comunità, che nel corso del tempo hanno contribuito ad arricchire la gamma delle narrazioni e reso possibili quelle di cui siamo testimoni oggi, al festival come altrove. “Le riflessioni su ciò che significa essere queer hanno alle spalle secoli di storia, quindi quando commettiamo l'errore di lasciare che siano esclusivamente il XX o il XXI secolo a definire chi e cosa siamo, facciamo un torto non solo a noi stessi, in quanto membri della comunità queer, ma anche a chi ci ha preceduti."

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Fotografia di Gabriele Alongi

Se da un lato il Sicilia Queer Filmfest presenta un programma attualissimo e coraggioso, dall'altro rimane ben ancorato alla storia queer locale, memore dell'immenso debito nei confronti di chi, nel passato, ha lottato affinché si creasse lo spazio, fisico ma soprattutto mentale, per un'iniziativa del genere. Ogni anno, infatti, viene individuato un artista o un intellettuale a cui consegnare il Premio Nino Gennaio, intitolato al poeta, drammaturgo e attivista siciliano per i diritti gay che ha combattuto per diffondere il messaggio pacifico della comunità LGBT+ in Sicilia, all'interno di un clima fortemente influenzato dalla morale e dalla tradizione cattoliche. Quest'anno, in concomitanza con il 50° anniversario dei Moti di Stonewall, sarà Mykki a ricevere il premio. "Mykki Blanco rappresenta in modo potentissimo la nuova corrente queer, che si serve del proprio corpo e della propria esistenza come mezzo espressivo", hanno dichiarato gli organizzatori del festival in un comunicato stampa. "Nino Gennaro e Mykki Blanco sono accomunati da un passato simile, da un modo affine di percepire l'esistenza: entrambi comprendono e comunicano attraverso i loro corpi. Sono i leader di una rivoluzione queer che inizia dall'individuo e raggiunge poi l'intera collettività".

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Fotografia di Gabriele Alongi

"Nino Gennaro ha vissuto in un mondo pre-internet, non ha assistito a questa diaspora digitale delle persone queer in giro per il mondo, che da diversi continenti o paesi avrebbero potuto conoscere lui, la sua storia, la sua attività e incoraggiarlo", continua Mykki. “Per vivere la propria vera identità ci vuole molto coraggio, e vale per chiunque, per Gennaro, che per me è un modello imprescindibile, come per molti altri artisti e persone queer in generale. Nessuno di loro aveva qualcuno che dall'esterno gli dicesse che stavano facendo la cosa giusta, eppure lo fecero comunque, sapendo nel loro cuore che era la cosa giusta. Questo per me è l'essenza di ciò che significa vivere autenticamente."

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Fotografia di Gabriele Alongi

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Crediti


Testo di Roberto Nisi
Fotografie di Gabriele Alongi, David Menghi e Simona Mazzara, a cura di Valerio Spada

Questo articolo è comparso originariamente su i-D UK.