Ali & Frisbee, from Vinca Petersen's No System

la rave culture degli anni '90 come non l'hai mai vista

Vinca Petersen raccoglie la sua vita trascorsa sulla rave road e la mette in mostra alla Galleria Saatchi di Londra.

di Frankie Dunn; traduzione di Giorgia Imbrenda
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02 agosto 2019, 7:29am

Ali & Frisbee, from Vinca Petersen's No System

“Immagina di suddividere la tua vita in base ai ricordi più significativi e poi aggiungi foto, cartoline e commenti. Quindi immagina di avere 46 anni e di aver fatto un sacco di cose nella tua vita... ecco, io mi trovo proprio in questa fase.” Quando abbiamo chiamato Vinca Petersen, la fotografa e artista multimediale stava apportando gli ultimi ritocchi alla sua installazione, parte della mostra Sweet Harmony: Rave Today è visitabile presso la Saatchi Gallery di Londra (12 luglio - 14 settembre), una retrospettiva sulla cultura rave e acid house. A differenza della maggior parte delle testimonianze fotografiche sul tema, che tendono a concentrarsi sulle persone sulla pista da ballo, Vinca ha deciso di seguire un percorso completamente diverso per il suo contributo alla mostra.

Dovete sapere che Vinca non era solo una normale ragazzina che frequentava i club, lei i club li viveva per davvero. È passata da squattare a Londra durante il 1989, il periodo di rivoluzione culturale conosciuto come seconda estate d'amore. Aveva 17 anni e si unì a una comunità di "viaggiatori techno" che vagava in tutta Europa, seguendo il richiamo delle feste sound system e organizzando i loro rave lungo il percorso. Da qualche parte lungo la strada, Vinca fu anche una modella di successo e nei primi anni '90 fu persino una collaboratrice di i-D, nel ruolo di assistente del nostro fashion editor Edward Enninful.

"Voglio che chi guarda le foto venga trasportato in una sorta di viaggio, per questo ho pensato di andare verso un immaginario un po 'più astratto e onirico," ha spiegato Vinca in merito alle fotografie che ha selezionato per la mostra, tratte dal suo libro del 1999 No System. In un'immagine, una figura solitaria con le braccia distese si trova in una radura, circondata da camper e da un impressionante sound sysem fai-da-te, che suonava ancora forte della notte prima. In un'altra, una donna dorme in un campo verdissimo, con la testa appoggiata su un frisbee. Questi sono i momenti più tranquilli che costellano la vita sulla rave road. "Nella mia mente, No System era una specie di opuscolo per spiegare il nostro modo di vivere", afferma. "Voleva essere un invito per spingere le persone a unirsi a noi."

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Bayonne, No System

È stata l'amica di Vinca, la defunta, grande fotografa di moda britannica Corinne Day, a convincerla che il suo lavoro sarebbe stato interessante per il resto del mondo, in quanto ha documentato una delle comunità più sotto rappresentate della sua generazione. Ma il fatto che condivida la sua storia da 20 anni non rende questa rivisitazione meno sofferta per Vinca. "Ho sempre vissuto l'immersione nei miei archivi come qualcosa di emotivamente molto forte e disturbante, a volte persino inquietante, non così rassicurante o familiare come si può immaginare", spiega.

"Penso che si aspettassero che mi sarei concentrata sulla fotografia", dice della sua installazione, "ma ho trasformato questa opportunità in qualcosa di più di una semplice mostra. La mia stanza alla Saatchi è interattiva.” Accanto alle sue fotografie, Vinca ha disposto una linea temporale della propria vita disegnata a mano, un footage girato con una dash cam posizionata sulla parte anteriore del suo camion da 7,5 tonnellate mentre attraversava i tunnel infiniti dell'Italia e un invito a saltare sul suo logoro castello gonfiabile vissuto (ne parleremo più avanti). Abbiamo chiesto a Vinca di dirci di più...

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River Conversation, No System

A quale fotografia della tua selezione è associato il ricordo più forte?
La Conversazione sul Fiume. È stata scattata nel Massiccio Centrale nel 1995, la prima estate che ho lasciato il Regno Unito. Non avevo ancora il mio primo veicolo live-in, in cui poter abitare, quindi stavamo tutti sul retro del piccolo furgone Bedford Rascal del mio amico, e l'unica cosa che sapevo era che volevo vivere così. Non era tanto il delirio o la festa... ma quel flusso, la comunità transitoria, i posti meravigliosi, essere liberi di parlare e stare insieme. Questo per me contava molto di più delle feste. Anche perché i party erano solo una parte della settimana, ma io amavo ogni singolo giorno. Essendo stata una raver a Londra, dove uscivo per andare alle feste e poi tornavo a casa - anche se vivevo in edifici occupati ed ero sempre in compagnia - avevo la sensazione di essere bloccata in una casa e in una città. Invece tutto ciò che volevo era essere fuori.

C'era sempre musica?
Questa è una domanda interessante. Esistono diversi tipi di viaggiatori, dai viaggiatori irlandesi ai viaggiatori hippy... Credo che potrei definirci viaggiatori techno, quindi la musica era davvero al centro. C'era sempre musica da qualche parte, che si trattasse di un autoradio o di un sound system completo. C'erano anche diversi tipi di musica; reggae, drum and bass, punk. Certo, c'erano anche momenti tranquilli. Amavo l'inverno per la quiete. Dopo il grande rave del weekend rimanevano poche persone e trascorrevi le giornate a tagliare legna e cercare un posto in cui campeggiare, stare al caldo e rilassarsi. Sempre in piccoli gruppi, ma in tranquillità.

Ricordi se hai sentito la necessità di documentare il tuo stile di vita? O semplicemente hai iniziato a scattare istantanee del tuo mondo?
Ho realizzato molto presto che dopo una notte trascorsa fuori casa dimentichi molte cose. I primi anni dei rave più selvaggi e semi-legali che stavano prendendo il via a Londra non ho fatto molte foto. Ma quando ho iniziato a viaggiare con una comunità e a vivere così, mi sono resa conto che ero la testimone di qualcosa di importante e che non volevo davvero dimenticarlo. Poi, tra la metà e la fine degli anni '90, ho incontrato una fotografa [Corrine Day] che insistette molto sul fatto che dovevo scattare quante più foto possibile. Così mi ha dato un videocamera e una macchina fotografica e mi ha fatto capire che quel mondo poteva essere interessante anche per altre persone; che dovevo mostrare loro questo stile di vita.

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Paula Sunrise, No System

È stata un'esperienza positiva?
Il più delle volte nella vita è andato tutto bene. Una piccola percentuale delle volte, la vita era orribile. Ho evitato di mettere quel genere di situazioni in No System, perché tutta la stampa che ho visto occuparsi di raver e viaggiatori aveva sempre una visione negativa e insisteva su chissà quale aspetto deviato di quella vita. Ho pensato che volevo rappresentare qualcos'altro.

Prima hai descritto quel periodo come uno "spostarsi di lato per creare un nuovo tipo di società". Lo stato attuale del mondo ti fa venir voglia di fare lo stesso?
Quando ero giovane si trattava solo di essere contro l'establishment. Ma poi è successo che quel tipo di affermazioni sono diventate mainstream ora, e essere anticonvenzionali è diventato parte di una specie di pacchetto commerciale. Oggi c'è un'enorme mancanza di ironia, e l'ironia è una delle forme di ribellioni più forti che ci siano. È abbastanza incontrollabile. La mia paura più oscura è che l'ironia sia stata espulso dalla vita. I giovani di adesso hanno così tante responsabilità alle quali devono pensare. Quindi credo che se c'è qualcosa che mi piacerebbe portare con me e condividere attraverso questa mostra è l'importanza di divertirsi. Divertimento serio. Non divertimento commerciale surrogato, ma qualcosa che mi piace chiamare "gioia sovversiva". E siamo tutti nati per farlo.

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Bus and rig, No System

A proposito di divertimento, dimmi di questo castello gonfiabile ...
Laughter Aid! è una risposta a questo stato di emergenza che sento in corso, la necessità di una maggiore quantità di divertimento. Sfido chiunque a salire su quel castello gonfiabile e non sorridere, ridere o emozionarsi. Quella foto è ispirata al castello gonfiabile che alcuni viaggiatori portarono in India nel 1998. Lo usavano per i loro rave. Volevo fare un ultimo lungo viaggio prima di avere un bambino, solo per cercare di uscire dai miei schemi, quindi ho deciso di partire verso il Ghana in auto insieme al mio compagno Zain. Volevo portare qualcosa con me da condividere con le persone. Volevo entrare nelle comunità e farne parte, quindi mi è venuta l'idea di un castello gonfiabile, che è una fonte inesauribile di positività. Possediamo una Toyota Landcruiser molto vecchia e con quella abbiamo portato il castello gonfiabile in tutta l'Africa. È stato fantastico! Poi, quando ho fondato il Future Youth Project, l'ente di beneficenza che gestisco, lo abbiamo portato in un orfanotrofio in Ucraina e poi in Romania per alcuni ragazzi di strada. Era un po' come un circo che salta fuori all'improvviso.

E il castello gonfiabile nella mostra è quello originale?
È lo stesso! È ancora tutto sporco. Non l'ho nemmeno lavato, quindi è ricoperto da uno strato di sudore e risate di molti bambini. E credo che il motivo per cui si trova qui è perché improvvisamente mi sono resa conto che l'emergenza è qui e adesso, bisogna divertirsi. Quindi è tornato per guarire qui.

I visitatori possono farci un giro?
È ciò per cui sto combattendo in questo momento. Per quanto mi riguarda, possono salirci tutti... solo potrebbero passare dei guai con la galleria. Ma questo vale come invito ufficiale dell'artista.

Cosa vorresti poter dire alla te di 21 anni?
La vita diventa più facile. Diventa più comoda.

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Laughter Aid, Ghana 2003
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Sweet Harmony: Rave Today è alla Saatchi Gallery di Londra fino al 14 settembre. L'ultimo libro di Vinca Petersen, Future Fantasy, è ora disponibile tramite Ditto oppure qui.

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Questo articolo è comparso originariamente su i-D UK.

Crediti


Fotografia di Vinca Petersen

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