un’intervista a lil peep di settembre 2017

"Un sacco di gente fa musica che esalta depressione e tendenze suicide. Io invece parlo della mia vita, è questo che racconto nella mia musica."

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dic 22 2017, 3:26pm

Questo articolo è originariamente apparso sul numero di i-D The Sounding Off Issue 350, inverno 2017.

Circa tre mesi fa, poco prima del suo 21esimo compleanno, abbiamo incontrato l'artista conosciuto come Lil Peep per un'intervista che sarebbe poi stata pubblicata sull'ultimo numero di i-D. Il 15 novembre, la notizia della morte di Lil Peep ci ha scosso profondamente e rendere immediatamente disponibile l'intervista ai nostri lettori ci è sembrato inappropriato. Nei giorni scorsi è stato pubblicato un nuovo video musicale postumo e, con il benestare del team di Gustav, abbiamo deciso di condividere oggi quella che crediamo essere una delle ultime interviste di Lil Peep.

"Ho un'ansia terribile," dice Lil Peep nascosto nella sua felpa. "È per questo che ho preso uno Xanax prima di quest'intervista. Una volta ne abusavo di brutto, ne prendevo anche 20 al giorno e mentre dormivo mi venivano delle crisi, mi svegliavo nella mia stessa merda. Adesso non esagero più. È solo che quando c'è un'intervista o un concerto... Se sono nervoso, ne prendo uno e sto meglio." Ma essere una celebrità nel mondo della musica non significa forse un sacco di concerti e interviste? "Non troppe, dai. Sta andando meglio, dal punto di vista delle droghe. All'inizio dell'anno, e l'anno scorso, e l'anno prima, e quello prima ancora la situazione era molto più incasinata. Adesso mi sento meglio. Stare a Londra aiuta molto, sono lontano da Los Angeles. È come se lì la droga fosse gratis. Cioè, anche qui è così, ma ne gira di meno."

Dice che la sua adolescenza è stata strana, ma Gustav Åhr (il padre è svedese) ha avuto il coraggio di fuggire da una vita apatica e fatta di droghe a Long Island e si è trasferito a LA quando non aveva che 18 anni. Voleva creare qualcosa, qualunque cosa. Arrivato nella Città degli Angeli ha iniziato a incanalare il suo dolore nell'hip-hop. "Ho sempre saputo che sarei diventato un artista. Ci ho sempre creduto," ci confida Gus dal divano su cui è accoccolato nella redazione di i-D. Sta bevendo una tazza di tè, un cucchiaino di zucchero e un goccio di latte. "Mi sono tatuato questo cuore spezzato sul viso quando avevo 17 anni. L'ho fatto per costringermi a fare qualcosa di davvero figo," continua. "Perché avere un tatuaggio in faccia vuol dire non poter neanche fare il colloquio per un sacco di posti di lavoro." La madre, che lo chiama Peep fin da quando è un bambino, non pensava il figlio potesse davvero sfondare. "A lei non piacciono, pensa che il mio viso sarebbe più bello senza," ammette con qualche imbarazzo. Quando gli assicuro che è bello, con o senza tatuaggi sul viso, Gus si imbarazza ancora di più.

Ha iniziato condividendo la sua musica online e nel giro di poco tempo il seguito si è fatto sempre più consistente." Quando ho scoperto che la gente riusciva davvero a costruirsi una carriera su internet, e a farlo in modo indipendente, mi sono davvero sentito ispirato." Peep è nato sull'oggi super-saturato SoundCloud, ma ha saputo farsi notare. Canta come un rapper, ma a influenzarlo sono principalmente gli anthem di punk-pop americano e dal punto di vista lirico si avvicina più all'emo che all'hip-hop. Prendendo spunto da sottoculture vecchie e nuove nell'intento di crearsene una propria, Lil Peep ha dato vita a un genere di cui neanche sapevamo di aver bisogno, ma di cui oggi siamo infinitamente grati.

"Non sarei ancora in vita, se non fosse per la musica," dice in tutta onestà. "Mi ha aiutato a farla finita con droghe, pensieri suicidi, autolesionismo e cazzate varie." Gus non ha avuto un'infanzia facile e, quasi fosse durante una seduta dallo psicanalista, ne parla in tutta chiarezza. "La musica mi fa commuovere," va avanti. "Mi aiuta a lasciar uscire tutta la merda e ad esprimermi—sia quando la ascolto che quando la faccio."

Con quattro mixtape auto-prodotti e auto-distribuiti alle spalle, ad agosto Lil Peep ha fatto uscire il suo primo album con la Warner, Come Over When You’re Sober, Pt. 1. "L'ho registrato a casa mia a LA con un microfono da 800 dollari e il mio Mac del 2012," ricorda sorridendo. "A dir la verità uso GarageBand, è divertente." Il singolo d'esordio Awful Things vede la collaborazione di Lil Tracy ed è caratterizzato da un testo arrabbiato e forte: 'Riducimi in cenere finché non sarò che un ricordo / lo capisco ragazza, non sono quello giusto.' Il coro di U Said, invece, lo avvicina al mondo dei millennial: 'A volte la vita si incasina, è per questo che siamo incasinati.' L'album ha suoni pop ed è più polished che mai; due caratteristiche che gli hanno aperto numerose porte in campo musicale.

In questi giorni, Peep sta lavorando tra Londra e Los Angeles a ben quattro progetti contemporaneamente. La seconda parte di Come Over When You're Sober è in evoluzione, mi assicura, ma ciò che più lo prende bene è il disco a cui sta lavorando con il rapper dichiaratamente gay Makonnen. Vive in un improbabile appartamento a Portobello Road da qualche mese, e ci tiene a precisare che di Londra gli piace in particolare l'essere una metropoli per certi versi simile a una piccola città. "Anche i fan qui sono diversi," mi spiega. "Quando qualcuno mi riconosce per strada negli Stati Uniti inizia a urlare e a puntarmi il telefono in faccia. Qui è più rilassato, mi salutano e poi ognuno va per la sua strada; mi trattano come una persona che fa musica, non come una celebrità."

L'album con Makonnen si dice sarà diverso da tutto quello che abbiamo ascoltato fino ad oggi di Peep. "C'è un sacco di trance psichedelica anni '70 e '80. Il pop si fa sentire," dice, "ed è il primo progetto a cui ho lavorato in un vero e proprio studio di registrazione. Forse l'ultimo singolo di Makonnen, Love—registrato con Rae Sremmurd e molto più pop di quanto fossimo abituati—è un indizio di quanto i due stanno preparando? "Sono sempre io che parlo della stessa merda, ma il tipo di musica sarà completamente diverso. Non ci saranno solo chitarre, capisci? La maggior parte della roba che faccio è un po' Brand New, ma questa è qualcosa di nuovo." Crede che lavorare con Makonnen (uno dei suoi artisti preferiti, insieme ai Red Hot Chilli Peppers e i Fall Out Boy) sia un'esperienza incredibile, sottolineando che il rapper di Atalanta non si prepara prima di entrare in studio e butta giù tutto in una sola sessione. "Ha un talento enorme! Entra e dice quello che gli passa per la testa. È folle. Non avevo mai visto nulla del genere."

La sua vita è drasticamente cambiata nel corso dell'ultimo anno: la sua carriera è esplosa, alcune relazioni hanno avuto una fine turbolenta, su Twitter la sua bisessualità è stata trend topic per settimane. "ho un sacco di amici..." inizia, "o persone che pensavo fossero miei amici. Ho avuto qualche esperienza traumatica in questo senso. Girare il mondo e incontrare i fan e vedere l'effetto che faccio alla gente è folle. Mentalmente sono più forte, sopporto meglio e più a lungo. Credo che tutta questa roba mi abbia fatto crescere." Lil si è trovato nel bel mezzo di un ciclone, e vedere come hanno reagito a soldi e popolarità le persone che lo circondavano non è sicuramente stato facile per lui. "Mi ha insegnato molto sulle relazioni, ho capito chi davvero ci tiene a Gus e chi invece si interessa solo a cosa sta facendo Lil Peep, capisci?"

E come sta Gus? Adesso è felice, ma vuole fare un appunto: "sono bipolare, quindi il mio umore cambia molto velocemente. Sono indipendente, ma dipendo dalle persone che mi circondano: sono loro che mi distraggono dalle stronzate a cui altrimenti penserei. Mi incazzo di brutto quando rimango da solo." Fortunatamente, i suoi amici gli stanno vicino, o almeno lo chiamano regolarmente per sapere come sta. In quanto storico fan dei Linkin Park, la notizia del suicidio di Chester Bennington è stata per lui un duro colpo. "Mi ha devastato. RIP Chester," sussurra. "Sai, un sacco di gente oggi fa musica che glorifica depressione e tendenze suicide. Io invece parlo della mia vita, è questo che racconto nella mia musica. Ci sono persone che sfruttano un aspetto emo o punk per fare soldi, ma intanto c'è gente come me che soffre davvero di disturbi psicologici." Eppure Gus non fa musica solo per sé stesso, ma anche per i suoi fan, per chi ama la sua musica e per tutti quelli che l'hanno contattato per dirgli che ascoltandolo finalmente si sono sentiti capiti e accettati.

"Ho un bigliettino preso in un biscotto della fortuna attaccato con lo scotch nella mia camera da letto a casa di mia madre," racconta. "Dice qualcosa sul non mollare mai, ma è molto poetico. Alla fine non ce la farai mai se decidi di mollare. L'ho messo lì prima di iniziare con la musica e quando poco fa sono tornato da mia madre, ho pensato che magari lei l'avesse buttato via, invece era ancora lì!" È questo lo spirito che l'ha guidato in questi 21 anni, eppure Gus ancora non si sente soddisfatto: "è come se aspettassi continuamente che accada qualcosa, ma poi non succede mai niente," dice. "Ma va bene così, continuerò ad aspettare!"

Nota dell'editor: la versione online dell'intervista differisce leggermente dall'originale per ragioni di sensibilità e rispetto.

Crediti


Fotografia di Ian Kenneth Bird
Moda di Rúben Moreira

Capelli Michael Harding con prodotti Bumble and bumble. Assistente alla Fotografia Luca Strano. Assistenti allo styling Trey Rodriguez e Diana Amorim.