la moda genderless è la più sexy di tutte

Intervistiamo Telfar Clemens in occasione della sua mostra "Nude" a Spazio Maiocchi per indagare la sua idea di moda orizzontale e democratica.

di Gloria Maria Cappelletti
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23 gennaio 2018, 9:47am

Il sistema moda ha finalmente una nuova possibilità di risolvere il tedioso paradosso con cui è costretta a confrontarsi: nel momento in cui lo stile di pochi diventa costume collettivo perde fascino e si deve reinventare da capo. Ma ora abbiamo TELFAR, il brand inclusivo, orizzontale e democratico che ha vinto il premio CFDA / Vogue Fashion Fund 2017 e ha vestito più di 10.000 dipendenti di White Castle—famosa catena di fast food americana—con meravigliose divise funzionali e altamente desiderabili. Telfar Clemens, che ha lanciato il suo brand nel 2005, vede la moda come orizzontale, un veicolo per creare relazioni tra le persone mettendo sempre in discussione giudizi e pregiudizi, siano essi sociali, razziali o economici.

Il suo lavoro combatte i modi verticali di relazionarsi tipici del sistema moda, che con ritmi quasi bulimici divora ed espelle senza neanche metabolizzare. Probabilmente TELFAR si salva proprio perché, pur realizzando abiti coerenti con il gusto fluido contemporaneo, Clemens non è interessato alla moda in sé e le decisioni su come sviluppare il suo brand non dipendono da ipotesi di marketing o dall'appropriazione di linguaggi altrui. La giustizia sociale è il primo pilastro di TELFAR, tanto che ha donato il 100 percento dei proventi della capsule collection di White Castle al fondo per la libertà e i diritti umani di Robert F. Kennedy per pagare la cauzione ai minori detenuti a Rikers Island, perché la cauzione media a New York è di 900 dollari e coloro che non possono permetterselo possono essere detenuti per anni, anche se innocenti, mentre sono in attesa di processo.

Questo comunque non fa di Clemens un attivista, che considera infatti una figura borghese in cui non si riconosce. Potremmo definirlo uno smantellatore di dinamiche di potere e costrutti sociali, economici e razziali. TELFAR è per tutti e per ogni occasione, il che lo rende molto sexy perchè celebra la vita e il corpo in sé, senza aspettative falsificanti.

Gli facciamo qualche domanda per capire meglio il suo approccio multidisciplinare.

Parlaci di ‘Nude’, la presentazione di TELFAR a Spazio Maiocchi con opere senza abiti. Come è nata la tua collaborazione con KALEIDOSCOPE e gli artisti coinvolti?

Per essere onesti, KALEIDOSCOPE ci ha invitati a Spazio Maiocchi durante la settimana della moda milanese ma sapevamo che la collezione non sarebbe stata pronta, così abbiamo pensato: OK, facciamo una presentazione senza vestiti!

Questo ci ha permesso di mostrare la radice della nostra realtà quotidiana nel mondo della moda. TELFAR, o meglio, il corpo di TELFAR, è ciò che ha definito la nostra traiettoria. La difficoltà, i trionfi, le percezioni errate, la via da seguire ... Quindi abbiamo solo messo a disposizione quel corpo, metaforicamente e anche nel modo più letterale possibile!

Ci sono artisti che trovi particolarmente interessanti e in sintonia con TELFAR?
Per la mostra "Nude" siamo stati estremamente ispirati da FAKA, il duo musicale sudafricano che si è esibito all'inaugurazione di Milano. È grazie a loro che abbiamo deciso di aprire il nostro primo negozio in Africa, e non a Parigi.

Congratulazioni per aver vinto il premio CFDA / Vogue Fashion Fund lo scorso novembre! Che effetto ha avuto sul tuo brand?
Ha avuto un impatto enorme. Sentiamo davvero il sostegno dell’establishment di New York, il che è sorprendente e surreale. Adesso, stiamo cercando di fare due cose contemporaneamente: da un lato non vogliamo cambiare nulla della nostra visione, mentre dall'altro siamo finalmente in grado di investire nella costruzione dei capi e nella scelta dei materiali, cosa mai stata possibile in passato; è stato interessante vedere i nostri abiti trasformati in pelle e seta.

Qual è l’ispirazione della prossima collezione che presenterai durante la Settimana della Moda di New York? Puoi condividere con noi qualche dettaglio in anteprima?
Milano è in un certo senso una buona anteprima. Non siamo i soli a mettere in discussione il sistema di rappresentazione della moda, le sfilate e le collezioni stagionali, quindi stiamo usando la settimana della moda per iniziare a definire qualcosa che possa liberarcene e adattarsi in modo specifico alla nostra visione. Per noi, questo significa lavorare in collaborazione con musicisti e artisti, non nel senso di "endorsement" e celebrità, ma in un modo veramente creativo, per iniziare a costruire una piattaforma culturale diversa.

All'improvviso stiamo capendo che cosa significa per noi essere un'azienda, stiamo cercando di essere profani tanto nel business quanto nel resto di tutto ciò che facciamo.

Il nuovo interesse per collezioni e brand genderless è un modo per far parte di una società con pari diritti e opportunità. Ti consideri un attivista?
Penso che un attivista sia un soggetto borghese le cui azioni funzionano come tipo di ‘petizione’ di potere, e questo può essere attraente per i benpensanti. Noi non siamo attivisti e la politica non è un contenuto che aggiungiamo a ciò che facciamo—è un dato di fatto della nostra esistenza. Negli ultimi dieci anni abbiamo lottato moltissimo per esistere. Ad esempio, è strano dire che sosteniamo la diversità nelle nostre sfilate: siamo noi stessi diversi. Siamo semplicemente noi stessi e rappresentiamo noi stessi.

La moda unisex non è nuova. Pensi che la "moda genderless" abbia un significato più ampio e profondo al giorno d'oggi?
Se ne parla moltissimo, ma resta da vedere. Dal nostro punto di vista, non pensiamo che i grandi marchi debbano iniziare a investire e produrre vestiti senza genere. Per loro questa può essere una grande perdita—puro marketing per aiutare a vendere i loro vestiti di genere. Penso che si possa ottenere qualcosa di più profondo con importanti stilisti unisex nel mondo, questo sarebbe più concreto.

La moda genderless è sexy?
La più sexy di tutte!

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti

Tutte le immagini Courtesy of TELFAR and KALEIDOSCOPE

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