eloisa reverie ci racconta la performance di vanessa beecroft vb74

«Le mie donne posano nude per mostrare il cervello» ha affermato Vanessa Beecroft, ma Eloisa Reverie nuda non e' stata mai.

di Gloria Maria Cappelletti
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03 dicembre 2014, 4:35pm

Vanessa Beecroft vb74, foto Musacchio Ianniello, courtesy Fondazione MAXXI

Vanessa Beecroft ha presentato la sua ultima performance vb74 nel contesto della mostra Bellissima. L'Italia dell'alta moda 1945-1968 al Museo MAXXI di Roma.

Sin dalle prime creazioni negli anni novanta i lavori di Beecroft indagano il corpo femminile come protagonista fisico di stati mentali e archetipici. In vb74, troviamo un gruppo di trenta donne, di età differenti e dai fisici perfettamente dissimili che si offrono all'artista e allo sguardo del pubblico. Abbiamo chiesto alla giovanissima Eloisa Reverie Vezzosi cosa sia stato per lei donarsi e lasciare che il suo corpo fosse immortalato in una performance che passera' alla storia.

«Le mie donne posano nude per mostrare il cervello» ha affermato Vanessa Beecroft.

Eloisa Reverie ci racconta che lei nuda non e' stata mai.

"Tecnicamente indossavo un unico e leggerissimo velo color rosa cipria ed ero l'unica delle 30 donne a portare delle culotte dello stesso colore. Non avevo i capelli coperti da una stretta fasciatura laterale, non avevo ulteriori veli che mi cingessero il corpo, ma calzavo scarpe dai tacchi altissimi intonate, dello stesso color rosa cipria.

"Non muovetevi troppo lentamente. Non muovetevi troppo velocemente. Non guardate in camera. Non sentitevi attraenti. Non bisbigliate. Non cercate un contatto diretto". Questi erano alcuni dei punti del regolamento che dovevamo rispettare per i due giorni e le 2x3 ininterrotte ore di perfomance (tre il 29 novembre, tre il 30 novembre).

Le prove abito sono state semplici. Io mi ero rimessa al volere dell'artista. Avevo deciso di non decidere. Ero nelle sue mani e mi sentivo al sicuro. La stessa cosa l'ho provata quando mi aveva scelto tra molte candidate; Vanessa Beecroft aveva selezionato me e io mi sentivo onorata. A detta di Giulia, una delle ragazze dell'organizzazione, era rimasta "folgorata".

Avevo visto il modellino in scala della camera degli specchi in cui saremmo state collocate all'ingresso del MAXXI, ma viverci dentro per due giorni è stata tutta un'altra esperienza.

È stata la mia prima performance artistica e questi due giorni si sono rivelati i più intensi, attivi, artistici, "bellissimi" della mia vita.

Personalmente, ho vissuto fuori dal tempo e dallo spazio. La stanchezza, i tempi morti, le attese, gli shooting e le interminabili ore di trucco non avevano peso, niente lo aveva. Eravamo eteree pedine in una scacchiera di riflessi e imponevamo riflessioni a quanti volessero vederci e scoprirci di più.

Non c'erano porte, non c'erano cornici, non c'era un vetro che separasse l'opera dallo sguardo dello spettatore.

Ma io "violata" non mi sono mai sentita. Forse perché consapevole del mio esile corpo, della massa voluminosa dei miei fini capelli rossi, della pelle diafana e dello sguardo perennemente pensieroso, cupo e assorto, io ero sicura nella mia posizione in prima fila. Sono stata scelta come una delle cinque "bambole", ma io "affascinante" non mi sono mai sentita (non avrei comunque dovuto).

Tra il pubblico, c'era chi come prima cosa si copriva, chi tirava fuori il telefono per realizzare un veloce scatto rubato, chi rideva (forse per il nervosismo o la vergogna), chi ammirava statico. Ho osservato molto i piedi degli altri, memore forse di un "amor pedestre"...

Avrei tanto desiderato però avvicinarmi ancora di più agli spettatori. Avrei voluto scendere dalla pedana, incamminarmi verso di loro e prendere a uno di questi la mano. Portarlo così accanto a me e invitarlo a sedersi. Chissà cosa avrebbe fatto? Chissà come avrebbe reagito?"

Grazie Eloisa, avremmo tutti voluto prendere la tua mano e sederci vicino a te. Per sempre.

Crediti


Testo raccolto da Gloria Maria Cappelletti
Foto Musacchio Ianniello, Vanessa Beecroft vb74, courtesy Fondazione MAXXI

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