il caleidoscopio modernista di marco de vincenzo

Dalle collaborazioni con Fendi fino all’esordio clamoroso con la sua collezione, Marco de Vincenzo è un vulcano di idee e ispirazioni.

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12 novembre 2014, 4:10pm

Fin dal suo esordio sulle passerelle milanesi quattro anni fa, Marco De Vincenzo non ha smesso di stupire per la modernità dei suoi codici estetici e per il forte senso di consapevolezza che li accompagna. Consapevolezza di essere parte di una nuova generazione di creatori di moda dalla natura quasi anfibia, cresciuti da un lato in un contesto analogico, all'apice di una cultura specialistica fatta di virtuosismi made-in-italy, dall'altro lato sempre più proiettata nel mondo digitale.

Marco De Vincenzo è essenziale e complesso al tempo stesso, non spreca parole, e l'estrema ricchezza di materiali nelle sue creazioni non è semplice decoro, ma struttura. La ricerca di un equilibrio dinamico che permetta di far coesistere suggestioni poetiche con la pratica più concreta del lavoro di designer sembra raggiungere il suo apice nelle sorprendenti sovrapposizioni di layer di tessuto della sontuosa collezione Autunno-Inverno 2014-2015.

Dopo aver terminato la sua formazione a Roma presso l'Istituto Europeo di Design, Marco de Vincenzo - classe1978 - inizia la sua carriera come designer di accessori presso Fendi. Grazie al suo profondo legame con Silvia Venturini Fendi, ha la possibilità d'intraprendere un percorso creativo indipendente. Nel 2009 presenta la sua prima collezione couture a Parigi e sempre lo stesso anno vince il concorso per talenti emergenti "Who Is On Next?". Si apre per De Vincenzo una fase di ulteriore sperimentazione nel linguaggio del prêt-à-porter, con un successo sempre maggiore tanto che a febbraio 2014 poche ore prima del suo defilé nella sala delle cariatidi di Palazzo Reale, inizia a circolare la voce che il colosso della moda LVMH ha acquisito una quota di minoranza all'interno del suo marchio. Editor internazionali che corrono a presenziare in prima fila e a congratularsi nel backstage con questo creatore che forse sarà in grado di farci scoprire un lato differente della sua natia Sicilia, quello più squisitamente moderno.

Cosa ricordi maggiormente dei tuoi primi giorni come designer di accessori per Fendi? Chi era il tuo mentore?
Appena arrivato da Fendi ero molto intimorito dalla mia totale inesperienza nel campo degli accessori. È stata Silvia Venturini Fendi a credere nelle mie capacità, e ad aiutarmi a scoprire un mondo meraviglioso, di pura creatività.

Quando hai capito che per soddisfare la tua caleidoscopica creatività avevi bisogno di allargare la tua visione a un'intera collezione di prêt-à-porter?
L'idea del prêt-à-porter non mi ha mai abbandonato. Di giorno lavoravo da Fendi come designer di borse, e di notte disegnavo abiti. Fino a quando, quattro anni fa ho capito di non avere altra possibilità nel ready-to-wear se non quella di partire con un progetto personale. La mia aspirazione stava diventando frustrante, dovevo assolutamente cominciare.

Pensi che oggi "l'educazione sentimentale" di un fashion designer si basi più sulla ricerca di un espressione personale o sulla comprensione del pubblico?
Ho sempre pensato che la ricerca di uno stile personale richieda tempo, ed è un tempo che devi concederti, anche se nessuno intorno sembra capire le tue scelte e le sperimentazioni che ti servono a capire chi sei e cosa hai da dire. Direi che la comprensione del pubblico arriva solo nel momento in cui tu sei in pace con te stesso, e senza compromessi, hai trovato la tua strada.

Musica lirica o teatro di prosa?
Teatro di prosa.

Il successo è importante?

Il successo può darti uno slancio positivo solo se non lo si considera un punto di arrivo, ma una cosa in divenire, la cui importanza muta insieme alla tua evoluzione personale.

Quali sono le fonti d'ispirazione per la tua ultima collezione?
L'arte cinetica, le illusioni ottiche, la tridimensionalità materica, una femminilità possibile ma allo stesso tempo audace, sono tutti argomenti legati alla mia attuale ricerca estetica, non solo una fonte di ispirazione momentanea.

Lo studio di forme naturali come pietre e cristalli è un tema ricorrente nel tuo lavoro: pensi che la geometria della natura abbia un potere rigeneratore?
Penso che Il mondo sia governato da leggi geometriche e trovo che la matematica frattale sia un modo affascinante di comprendere la bellezza del mondo.

Che rapporto hai con i social media?
Abbastanza ossessivo, come molti della mia generazione.

Cosa pensi dell'ossessione per i selfie?
Dietro all'apparente ricchezza di informazioni e di immagini alle quali oggi è possibile attingere con estrema facilità, si nasconde il tranello di una visione superficiale delle cose. Giudizi affrettati e senso di appartenenza a uno status non sono mai stati così diffusi, a scapito delle forti personalità e delle differenze.

Cosa significa per te la parola lusso?
Il lusso è tutto ciò che riusciamo ancora a fare e a pensare in nome di noi stessi, fuori da ogni compromesso.

Credi che il futuro della moda sarà reso più dinamico dalle nuove tecnologie come la stampa 3D?
La moda si è sempre nutrita di innovazione, e sono sicuro che continuerà a farlo anche in futuro.

Nel tuo immaginario esiste un paradiso perduto? Uno stato di grazia nella storia passata a cui avresti voluto prendere parte?
Già l'appartenere ad una generazione di mezzo, che è consapevole di come fosse il mondo prima del telefonino e dei social media, mi fa sentire un privilegiato e, nel mio piccolo, depositario di alcune verità e sensazioni ormai perdute.

Come pensi gli stranieri guardino ai giovani talenti italiani? Pesa ancora molto il confronto con i big delle passerelle?
Proprio dall'estero è arrivata una nuova ondata di energia verso noi giovani designer italiani. Giornalisti e buyer internazionali sono stati i primi a mostrare interesse per un ricambio generazionale in Italia, dopo averlo caldeggiato in Inghilterra e in America.Oggi convivere con i big fa meno paura.

Il colore ha un peso importante nelle tue collezioni. Come si rinnova la tua tavolozza?
Istinto puro. La tavolozza si compone strada facendo e si modifica continuamente fino a quando è possibile. Mi attraggono le mischie, i colori impuri, i falsi uniti.

Di cosa sapeva la tua infanzia siciliana?
Di serenità, di luce, di salsedine, di storia.

Il profumo del tuo futuro?Un profumo lieve.

Crediti


Testo Fabrizio Meris