sei uomini d'oro nello spazio: the quincey

In occasione dell'uscita dell'album di debutto dei Quincey abbiamo parlato con Emmanuele e Pontus, due dei sei membri della band psych pop italiana, di come nasce la loro musica, del loro nuovo video e della Milano del presente, del passato e del...

di Giorgia Baschirotto
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09 dicembre 2015, 10:08am

Mentre il mondo attende intrepido l'uscita nelle sale del nuovo episodio di Star Wars, la saga che ha portato ben due generazioni in una galassia lontana, vengo a conoscenza dell'esistenza di Alfonso Brescia, noto anche come Al Bradley, un regista italiano che, sfruttando l'enorme successo della saga di George Lucas, negli anni '70 diede vita a numerosi film di fantascienza a basso costo. A parlarmene sono i Quincey durante la nostra intervista in un bar del centro di Milano, Italia, Pianeta Terra. Grazie alle magie della tecnologia moderna la band psychedelic pop italiana nel loro video di Ride To The Stars, uscito lunedì, è stata catapultata in uno dei film di Brescia, precisamente Anno zero - Guerra nello spazio. I membri della spedizione intergalattica osservano increduli sullo schermo della loro asettica navicella spaziale i 6 membri della band mentre si esibiscono sulle note della canzone in eccentrici abiti rossi e verdi. Emmanuele e Pontus, rispettivamente cantante e batterista del gruppo, mi rivelano che le vesti sgargianti sono state acquistate a Chinatown. Il bello del rock dopotutto, è sapersi reinventare e reinventare capi che, da Bowie a Cobain passando per Keith Richards, sono diventati pezzi di culto. E durante questo processo a cambiare, come mi racconta Emmanuele, è soprattutto la musica: "Fare musica dipende molto da quello che vivi, da quello che c'è intorno a te, da quello che ascolti. L'artista per me deve evolversi, infatti questo disco sarà diverso sotto molti punti di vista dal precedente EP," mi dice parlando del loro album di debutto Look Up To The Sky, uscito su Bad Panda Records. Scivolando tra passato e futuro, tra sonorità anni '60 e visual fantascientifici, abbiamo parlato con i Quincey del loro ultimo lavoro, della scena rock del Nord Italia e dell'importanza del confronto.

Com'è nato il vostro progetto?
Emmanuele: È nato nell'estate del 2012, quasi per gioco. Io e il nostro ex bassista abbiamo dato vita al gruppo; si è aggiunta poi Silvia che si era trasferita anche lei a Milano in quel periodo. In seguito anche Massimiliano, un nostro amico architetto che viveva anche lui in città, si è interessato al progetto. Sia io che lui avevamo appena avuto una grande delusione amorosa perciò ci siamo subito intesi alla perfezione! Poi c'è Max detto Pane, una delle menti dei Quincey; dedica anima e cuore al progetto ed è lui che mi ha spronato molto a portare avanti tutto questo. Poi c'è mio fratello, che ha un'ampissima cultura musicale ed è passato dal suonare il pianoforte alla tastiera. E l'ultimo arrivato è Pontus, che un giorno abbiamo incrociato per caso a piazzale Cuoco. Quando l'ho visto mi sono ricordato di aver già incontrato questo svedese che faceva il batterista. L'ho contattato e ha accettato di partecipare anche lui. Ora stiamo assieme da 3 anni.

So che il vostro nome deriva da Thomas de Quincey. Cosa troviamo di questo scrittore nella vostra musica?
Emmanuele: De Quincey ha scritto un libro che in un certo senso ha anticipato Le porte della percezione di Huxley, Le confessioni di un mangiatore d'oppio. Dal titolo sembra quasi il diario di un drogato, ma questo artista era un personaggio poverissimo che nonostante la sua situazione difficile racconta le sue esperienza in maniera molto positiva. Poi non dimentichiamo che i Doors prendono il loro nome proprio da Huxley, la musica psichedelica è indissolubilmente legata a questo mondo.

De Quincey aveva due dipendenze: l'alcool e la droga, almeno stando a quello che racconta nei suoi libri. E voi invece di cosa non potete fare a meno? 
Emmanuele: Ci piace bere questo è sicuro, ma bere bene. Ci piace stare in buona compagnia e mangiare bene - Pontus oltre ad essere un ottimo producer è anche un ottimo cuoco. Abbiamo imparato ad apprezzarci a vicenda, ognuno ha migliorato l'altro. Ci siamo educati al vivere bene.

Cosa ci dice invece su di voi il titolo del vostro album Look Up To The Sky?
Emmanuele: È un po' il nostro manifesto. L'album prende il nome da una delle prima canzoni che abbiamo scritto e secondo noi riassumeva perfettamente il disco, l'idea di voler guardare oltre e cercare di essere più profondi nell'affrontare la vita. E poi c'è questo legame agli astri, alla fantasia: quando componi hai bisogno di farti trasportare.

Avete scelto di pubblicare l'album anche su vinile. Perché questa scelta nel 2015?
Pontus: Abbiamo scelto di far uscire il disco anche su vinile per avere un prodotto finito. Per noi è un capitolo che si chiude, segna la fine di un progetto e l'inizio di un altro tutto nuovo. Quando un disco viene pubblicato solo nel mondo digitale si ha la sensazione che non sia mai uscito davvero. Diciamo che è una cosa che abbiamo fatto soprattutto per noi.

Cosa aspettarci da questo disco?
Emmanuele: Potremmo dire che abbiamo trovato un nuovo modo di esprimerci. Innanzitutto abbiamo deciso di fare un salto di qualità: il nostro primo EP era stato registrato in maniera rudimentale, volevamo ricreare un'atmosfera lo-fi anni '60 nonostante poi in post produzione abbiamo deciso di perfezionare i suoni. Nel nuovo disco il sound è decisamente più curato. La seconda novità è che questa volta siamo finalmente riusciti a lavorare tutti assieme. Cerchiamo di trovarci un weekend al mese in montagna, è un po' il nostro ritiro spirituale. In questo modo collaboriamo, ci scambiamo opinioni...
Pontus: Litighiamo soprattutto! Litigare è fondamentale perché ti permette di avere un confronto.
Emmanuele: Sì il confronto è necessario, non si può credere di essere sempre arrivati. Ad esempio nella Milano degli anni '60 c'era il Jamaica di Brera, un locale dove si incontravano artisti, pittori, musicisti, scrittori, e si scambiavano idee. Adesso invece sembra di stare in una campana di vetro, vivendo nella paura che qualcuno ti possa rubare l'idea. In realtà invece lo scambio è la cosa più bella che ci sia, ti formi grazie alle altre persone.

A proposito di Milano, cosa pensate della Milano di oggi?
Pontus: Sta migliorando, anche se molto lentamente. Il fatto è che tu vai a Milano per lavorare, ti servono i soldi per pagare l'affitto, non vieni qui per goderti la città. Ma la vera cosa triste è che qui, nonostante i giovani siano numerosi, non succede mai niente, anche se ci sono le possibilità.
Emmanuele: Nell'ultimo anno sono nate nuove realtà, anche grazie a Expo e alle persone che sono passate di qui negli ultimi mesi. Un esempio è il Mercato Metropolitano, oppure, anche se non sono un assiduo frequentatore di discoteche, il Dude estivo: ci sono stato una sera e l'atmosfera che si respirava era quella dei club di Berlino. Indiscutibilmente è la gente che fa la città, tutto cambia in base a quello che la gente richiede.

Nel resto d'Italia invece come vi siete trovati?
Emmanuele: Il Veneto e l'Emilia Romagna sono molto più attenti alla novità, ci sono molte situazioni interessanti ed è paradossale che queste situazioni siano molto più presenti in provincia che qui. Io vengo dalla provincia e sono scappato perché volevo allargare il mio orizzonte, ma vista la situazione è inevitabile farsi delle domande. Ad esempio a Milano non c'è nemmeno un locale con la programmazione del Mattatoio di Carpi!
Pontus: Anche a Brescia c'è una scena che funziona. Qui a Milano invece è tutto legato al clubbing.
Emmanuele: Oppure è tutto legato all'essere cool, al modo di presentarsi.

L'uscita di Look Up To The Sky è accompagnata dal video del secondo singolo estratto dal disco. Chi ha avuto l'idea per video così particolare?
Emmanuele: Il video è un'idea del nostro amico Davide Rap che nei suoi lavori utilizza footage già esistente. In questo caso ha rispolverato un film di un regista italiano, Alfonso Brescia, il quale negli anni '70 aveva realizzato alcuni lungometraggi low-budget in risposta a Star Wars. Il video si lega benissimo alla canzone e siamo molto soddisfatti del risultato. Oggi fare musica non è solo fare musica, la parte visuale ha una grande importanza e abbiamo deciso di investirci molto. Spero presto riusciremo a fare quello step che ci permette di concentrarci solo sulla musica. 

thequincey.com

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto su gentile concessione di The Quincey

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