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parliamo di libertà con lucio vanotti nel backstage del suo show

Dopo essere stato scelto come designer ospite da Giorgio Armani durante la Milano Moda Uomo, Lucio Vanotti debutta con il suo autunno/inverno 16 sulle passerelle della Settimana della Moda Donna. E a noi di i-D ha parlato del suo rebus.

di Eloisa Reverie Vezzosi
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01 marzo 2016, 1:39pm

Foto Andrea Buccella

Lucio Vanotti purifica e sottrae. L'arte del levare è sempre grande sinonimo di creatività. Alla Milano Moda Donna di quest'anno, è stato proprio il designer che pochi mesi fa era stato ospite di Giorgio Armani durante la Fashion week maschile una delle nuove nuove entrate del calendario milanese. Per l'autunno/inverno 16/17, Lucio Vanotti ha proseguito lungo i binari della sua costante ricerca estetica facendo sfilare il suo rigore, la sua purezza cruda e la sua razionale funzionalità su una passerella fatta di oggetti del suo quotidiano e del suo vissuto tra ricordi ed esperimenti visivi volti a suggerire libere interpretazioni. Ecco cosa il raffinatissimo designer ci ha raccontato nel backstage del suo show.

Cosa rappresenta per te e il tuo brand la città di Milano?
È un'ispirazione quotidiana, a partire dalle sue architetture fino ad arrivare alle singole persone che la abitano. Influenza molto la mia collezione e il mio lavoro.

La tua moda è ricerca. Come riesci a difendere questo aspetto delle tue creazioni in un mondo sempre più dipendente dal fast fashion?
Io faccio quello che sento. Tutto nasce in modo naturale. Non rinuncerò mai alla mia vena creativa. Non tutti gli acquirenti vogliono capi da fast fashion.

Cosa pensi del dibattito legato al mondo della moda e alla rivoluzione che sembra cominciata?
Il cambiamento è sempre positivo. Interessante è vedere come ciascun brand e ciascuno stilista interpreteranno questa inversione di marcia. Da ora in poi tutto sarà più libero. Io me lo aspettavo ed è un bene che si sia rotto il rigido schema precedente. 

Come riassumeresti la tua collezione?
Rigore rilassato.
Ho cercato di lavorare sulla divisa dandone un'interpretazione personale e sciolta. Ho preso spunto dalle più diverse tipologie di uniforme fino ad arrivare alla divisa monacale.

Come descriveresti la tua installazione?

È libera, composta da oggetti del quotidiano, molti dei quali provenienti da casa mia. È un rebus senza un significato specifico ma che ognuno può interpretare e può leggere in autonomia.

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto Andrea Buccella