24 ore a milano con arthur arbesser

‘Countdown to sundown’ è una nuova iniziativa curata da i-D e Martini per scoprirne di più sulla cultura dell’aperitivo. i-D tocca alcune delle città più iconiche per incontrare i volti del mondo della moda che ci vivono, in un viaggio alla scoperta...

|
25 agosto 2016, 2:55pm

Già quando era un adolescente viennese ossessionato da Helmut Lang, Arthur Arbesser sapeva che un giorno sarebbe diventato uno stilista. Dopo aver studiato a Londra alla prestigiosa Central Saint Martins, si è trasferito 11 anni fa a Milano dove ha iniziato il suo percorso da Armani, per poi diventare direttore creativo di Iceberg.

Negli oltre 10 anni trascorsi a Milano, Arbesser si è innamorato della città, in particolare del rito della pausa aperitivo post-lavoro che permette ai milanesi indaffarati di rilassarsi e socializzare davanti ad un paio di drink e snack leggeri dopo una dura giornata di lavoro. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo percorso fino ad ora, dell'importanza dell'aperitivo e della città che chiama casa.

Guarda Countdown to Sundown con Jack Guinness e Arthur Arbesser.

Ciao Arthur. Abiti a Milano da 11 anni. In che modo credi la città abbia influenzato ciò che fai?
Quando sei uno straniero a Milano sei automaticamente più attento a ciò che ti circonda. C'è questa idea per me bizzarra che la città non sia bella come, per esempio, Roma, Firenze o Venezia - perciò fai più attenzione a cercare la bellezza, qualcosa che ti ispiri. L'architettura Milanese ha una certa sfrontatezza che mi piace molto. Direi che il fatto di essere curioso mi porta a cercare ispirazione al di fuori del mondo della moda.

In che modo la tua educazione ha contribuito a renderti una persona curiosa?
Da piccolo, crescendo a Vienna, sono sempre stato a stretto contatto con l'arte - i miei genitori mi portavano con loro alle mostre; essere curioso e guardarmi attorno ha sempre fatto parte del mio carattere. Sono anche molto socievole, perciò molte cose le scopro nel corso delle conversazioni - un amico che mi parla di una mostra o di qualcuno che dovrei conoscere. Se vado ad una cena o esco la sera spunta sempre qualche idea.

Foto: Tassili Calatroni

Da ragazzo originario di Vienna come sei finito a Milano?
Negli anni '90 avevo letto molto su McQueen, Galliano e Stella McCartney a Londra. Si parlava così tanto di loro che ho capito che essere uno stilista poteva diventare davvero un lavoro. E farne il mio, di lavoro, è una decisione che avevo preso già all'età di 12 o 13 anni. Il successo stratosferico dei designer britannici mi ha fatto davvero innamorare dell'idea di vivere a Londra, e una cosa tira l'altra. Fin dall'adolescenza, in pratica, non avevo dubbi su cosa avrei fatto da grande. Poi Helmut Lang ha aperto il suo primo negozio a Vienna mentre vivevo ancora lì - pur essendo molto giovane spendevo tutta la paghetta per comprare le sue magliette etc. Perciò sì…ero un vero fissato di moda.

Dopo essermi diplomato alla Saint Martins a Londra nel 2005, mi sono trasferito in Italia per lavorare da Armani. Milano è uno di quei luoghi che sembrano completamente alienati dal mondo, è come vivere sotto una campana di vetro. Credo sia importante cercare di uscirne il più possibile, ma si tratta comunque di un ottimo punto di partenza.

Cosa ti piace di Milano?
La trovo una città molto umana, ciò che preferisco è il mio gruppo di amici. Qui è semplice legare con le persone, è una città direi molto "sociale". Mi piace anche il fatto che sia una "outsider" - non è come Parigi, New York o Londra. Quando mi sono trasferito qui nessuno riusciva a crederci, tutti pensavano l'avrei odiata. In realtà dopo qualche mese io e gli altri stranieri avevamo fatto amicizia con alcuni italiani, e abbiamo finito per innamorarci di questa città.

Com'è cambiata la città nel corso di questi 11 anni?
Devo ammettere che negli ultimi due anni Milano è diventata molto più viva; si sta risvegliando, si sta aprendo di più al mondo e sta sviluppando una mentalità più aperta. Allo stesso tempo, però, mi piace che non abbia perso la propria italianità. Al mondo tutto sta diventando sempre più omogeneo e ci sono moltissimi posti in cui, se ti guardi attorno, non riesci a capire in che stato sei.Per questo sono felice quando trovo una città che ha carattere, che conserva le proprie tradizioni e usanze: come si fanno le cose, si prende il caffè o si augura la buonanotte. Sono proprio queste piccole cose che apprezzo di Milano e degli italiani.

Intendi che se prendessi ora un aereo per Milano, appena atterrata me ne accorgerei? È davvero così evidente?
Sì, sì, sì! Tutto ciò che ruota attorno alla cultura del cibo e all'idea di godersi la vita - è impossibile non accorgersene immediatamente. Be', in realtà credo sia anche una questione di carattere. Io, per esempio, mi ritengo una persona molto socievole, quindi mi sono buttato sin dall'inizio e mi sono sentito subito a casa.

Foto: Tassili Calatroni

In che modo la vita notturna di Milano è diversa da quella di Londra o Vienna?
Mi piace che a Milano sia umile, senza pretese. Qui il clima è molto rilassato. A volte, certo, può diventare "kitsch", ma può essere divertente se la si guarda con un po'di senso dell'umorismo. La città è meno dura e "aggressiva" rispetto a certi spaccati di Londra. C'è più senso dell'umorismo, le persone sono più tranquille e ci sono meno problemi.

Foto: Tassili Calatroni

Puoi descriverci il tuo aperitivo ideale?
Inizierei dal nostro locale di fiducia, uno dei bar caratteristici di Milano. Io e miei amici viviamo lì vicino, e conosciamo sia il proprietario che i camerieri che lavorano lì da sempre. Quando entriamo sono sempre grandi baci e abbracci. Trovo sia molto bello andare in un bar o in un ristorante e conoscere la vita dei barman, le vicende delle loro ex mogli etc.

E dopo l'aperitivo?
Si va a cena, che di norma dura parecchio. Poi magari chiudiamo la serata nel nostro locale preferito, che è un po' kitsch ma anche divertente e frequentato da persone di tutti i tipi. I miei amici a Milano lavorano duro durante la settimana, ma il tempo per un buon aperitivo non manca mai.

Potete leggere 24 ore con Yoji Tokuyoshi su Vice.

Crediti


Testo Kev Kharas 
Foto Tassili Calatroni