arte

l’artista eddie peake porta a napoli molto più che calciatori nudi

Il festival Volcano Extravaganza porta tra le strade partenopee le performance del celebre artista Eddie Peake, che indaga il rapporto tra elementi ripetuti e novità.

Amanda Margiaria

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Si sente spesso definire l'arte contemporanea come d'élite, poco incline allo scambio comunicativo con la società, nel senso più ampio del termine. Insomma, molto cool ma poco pop. Magari non si tratta di torri d'avorio, ma la sensazione è spesso quella di circoli che poco, se non nulla, hanno a che spartire con il restante 99 percento della popolazione. Esistono però manifestazioni che vanno in controtendenza, aprendosi volutamente a un pubblico il più ampio possibile e avendo cura di scegliere location in cui esaltare questo legame diretto, quasi un cordone ombelicale che lega artista e spettatore. Mi riferisco a Volcano Extravaganza 2017, festival d'arte contemporanea presentato da Fiorucci Art Trust in collaborazione con l'etichetta inglese The Vinyl Factory. Giunto alla sua settima edizione, l'evento è stato curato da Milovan Faronato e è svolto a cavallo tra Stromboli e Napoli.

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"Gli animali", dell'artista Eddie Peake, ha suggellato l'apertura della manifestazione; si tratta di una rivisitazione di "Touch", lavoro del 2012 che ha previsto nella sua nuova forma calciatori partenopei non professionisti che, al posto della divisa calcistica, indossavano null'altro che la loro pelle. L'esibizione li ha visti correre per il chiostro del Palazzo Ayerbo d'Aragona Cassano, ulteriore testimonianza dell'arte che si declina in intrattenimento e lucidità. La performance voleva rappresentare la liberazione dell'essere umano dai dogmi sociali: l'abito scompare, rimane l'uomo nudo che si diverte e fa divertire. L'associazione alla plasticità fisica degli atleti dell'Antica Grecia e della Roma imperiale è immediata, ma lasciarsi trasportare verso epoche diverse rischia di farci distogliere lo sguardo dal fulcro del lavoro, rappresentato dal rapporto tra corpo e società nell'epoca contemporanea.

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Lo stesso Eddie Peake, in veste di artist leader del festival, ha scelto per questa edizione il titolo "I Polpi", portando in terra partenopea un progetto che esplora il corpo tra limiti invalicabili e tensione verso l'infinito che rappresenta sì attraverso calciatori nudi, ma anche, e soprattutto, attraverso ballerini professionisti. Un'occhiata al suo sito ed è subito chiaro che lavori su temi ben precisi, rielaborandoli in base alle necessità topografiche del luogo in cui si esibisce e fa esibire: sessualità del corpo, autorappresentazione e comunicazione interpersonale, non sempre di tipo verbale. Ha infatti scelto di affidare alle movenze dei ballerini il compito di trasmettere al pubblico idee e sensazioni durante la performance To Corpse, che ha visto la riproduzione di una stessa coreografia in cinque momenti e luoghi diversi, rielaborata ogni volta in chiave alternativa e con musiche mutanti.

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Altri nomi degni di nota dell'evento? Holly Pester, poetessa, scrittrice e ricercatrice interdisciplinaria; Evan Ifekoya e Victoria Sin, eclettici artisti le cui performance migrano verso più forme d'arte; Actress e Gwilym Gold, musicisti d'avanguardia e performer. Tutte le esibizioni sono state pensate per diventare parte integrante dei luoghi che le ospitano, trasformandosi in tentacoli che dal corpo principale, la piazza, muovono, afferrano e scuotono, proprio come farebbe Il Polpo da cui il titolo. 

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Crediti


Testo Amanda Margiaria
Immagini via Instagram