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davide squillace trasforma l’energia del club in forma d’arte

Parliamo con il DJ e producer italiano dell'evoluzione del clubbing, l'arte fluida di sculture 3D e cosa ci aspetta al Wall durante Miami Art Basel.

di Gloria Maria Cappelletti
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29 novembre 2016, 11:05am

Vive e suona a livello globale, tra house, techno, funk-acid e minimal ci immerge nel suo flusso contagioso di energia proiettata verso il futuro. Incontriamo Davide Squillace a Milano, tappa di poche ore ritagliata tra le rotte di voli aerei che mappano il suo mondo in fermento. E' principalmente conosciuto come uno dei top dj e producer della scena internazionale, ma Squillace e' piuttosto una figura trasversale che negli ultimi anni ha collegato il mondo della musica ad altre discipline creative. Il suo talento eclettico lo ha portato a fondare importanti etichette come Sketch, Minisketch, Hideout e Titbit e da qualche anno la sua sperimentazione si e' propagata in collaborazioni che rendono fruibili il suono e l'energia in fusioni anche tridimensionali. Ci muoviamo in un territorio di ricerca tra vari elementi nati dal progetto This and That Lab fondato da Squillace nel 2012, un think tank creativo che fonde in modo organico musica, visual art, design, editoria e moda. Ricordiamo tra i vari progetti la release di Gualicho in collaborazione con Marcelo Burlon County of Milan.

Abbiamo incontrato Squillace per farci raccontare meglio questi percorsi di collaborazione e sperimentazione, ed in particolare gli abbiamo chiesto di anticiparci cosa succedera' tra pochi giorni al Wall Lounge di Miami durante Art Basel. Il 3 dicembre verra' presentata la terza edizione di Blender, un evento interdisciplinare interattivo nato in collaborazione con Boiler Corporation, che ha debuttato a Basilea nel 2015, e che continua a connettere dance music, design e arte contemporanea.

Parliamo di musica ma non solo: che rapporto hai con le altre forme d'arte?
Mio nonno era collezionista d'arte e sono cresciuto tra stimoli visivi diversi. E alla mia curiositá deve aver contribuito aver passato la mia infanzia a Napoli, sostanzialmente una città d'arte. Da allora non mi sono mai fermato nella mia ricerca personale. Seguo il lavoro di molte gallerie d'arte e visito spesso musei e fiere. Amo la pittura e il disegno ma la mia passione principale è per l'arte fluida, mutevole, futuribile. Tutto ciò che non è ancora avvenuto.

Cosa è esattamente Blender, una scultura sonora collettiva? 
Blender è allo stesso tempo un evento itinerante, un progetto artistico e un mondo ricco e complesso che ha al centro la dance music e la club culture. Nei primi 4 episodi New York, Basilea, Dubai e Miami abbiamo realizzato e realizzeremo delle sculture la cui forma deriva da ciò che accade durante le serate. Registriamo dati come il set musicale e le sue variabili, il suono dell'ambiente, le variazioni di temperatura del club, facciamo riprese video e fotografie e processiamo le infomazioni con un software creato apposta. 

A Dubai abbiamo realizzato il Blender2 in modalità live and interactive, mentre a Miami faremo un lavoro diverso. I dati che raccoglieremo verranno rielaborati e remixati in studio per generare un tipo di scultura la cui forma io stesso ignoro. Il trionfo dell'empiricità! Questa fase del progetto, la trilogia delle sculture 3D si chiude proprio sabato 3 Dicembre al Wall di Miami, durante Art Basel. Venite e partecipate alla creazione del nuovo Blender!

Ci racconti come è nato questo progetto transmediale?
L'idea di base è molto semplice. Nasce dal desiderio di realizzare qualcosa di quasi eterno da situazioni altrimenti sfuggevoli. L'energia del club diventa forma d'arte. Un concetto che è stato anche un cardine delle avanguardie storiche e di un movimento artistico come Fluxus. La prossima fase del progetto prevede invece lo sviluppo di una community. Non solo clubbers. Naturalmente questo progetto lo sto realizzando con un team di persone a me molto vicine. Con Massimiliano Abbatangelo, che è anche il mio manager e partner dell'etichetta This and That, con l'esperto di nuovi media Joele Lucherini, e con Boiler Corporation, l'agenzia di comunicazione di Ivan Maria Vele, Massimo Torrigiani e Pier Mario Simula con l'art director Marco Saccardo. Tutte persone che ho assiduamente frequentato per anni e con le quali ho mantenuto una conversazione stimolante. Per quanto riguarda la prossima fase di Blender vi possiamo purtroppo anticipare molto poco poichè il tema dell'evoluzione del clubbing è molto conteso e molto competitivo. Non escludiamo nessun campo di applicazione. New Media vs Old media, Virtual reality, Gaming. Ci divertiremo.

Chi è il tuo pubblico e cosa vorresti provasse la gente che viene ad ascoltarti?
Ho la fortuna immensa di avere un pubblico assolutamente eterogeneo. Credo di piacere molto ai teeneger ma anche alla vecchia guardia. E per spiegare in parole la mia musica vorrei che saliste sul roller coster, con cambiamenti di mood di una giostra sonora imprevedibile e multidimensionale. Mi piace suonare soprattutto house e techno ma creando l'illusione di stare in un club di Rio De Janeiro negli anni 50 o di Detroit negli anni 90. Mi piace sorprendere e soprattutto far ballare tutti ma proprio tutti all'unisono. Funky stuff!

In che modo la tua identità e coscienza musicale si sono evolute dai tuoi primi lavori ad ora?
Tutto scorre e tutto è cambiato ormai, dal posto dove vivo al posto dove compro il latte (di riso) la mattina; le mie abitudini, i sogni e gli obiettivi, e così cambia anche il modo di interpretare la musica e l'arte. Viaggiando costantemente in tutto il mondo mi sono reso conto che le reazioni ad alcuni suoni e ritmiche variano notevolmente. Lo stesso suono viene interpretato in Perù in un modo e in Giappone in un altro. Stesso dna sonoro e risposta completamente diversa. 

Questo incide moltissimo, a livello inconscio, sulle strade che intraprendo. Ad oggi ho realizzato almeno 50 dischi come produttore, oltre alle compilation e ai lavori di remix. Anche il progetto musicale che mi vede coinvolto oggi è in continua evoluzione. Sia per quanto riguarda This And That che Blender stiamo lavorando per coinvolgere un gruppo, una rete di artisti molto estesa. Un'idea di musica che dialoga con le avanguardie creative. Quindi non solo elettronica, house e techno ma anche materiale landscape più libero dagli obblighi della pista e sperimentale. 

Quali sono state le tue esperienze musicali più formative?
Sicuramente la frequentazione dei club napoletani da spettatore adolescente. Poi i miei studi di ingegneria del suono e la permanenza a Londra nei caldissimi anni 90. Ho ascoltato e visto esibirsi le band e i DJ piu d'avanguardia, sono stato a eventi più classici che mi hanno permesso di rielaborare vari ingranaggi e basi da cui sviluppare la mia texture sonora. Non mi piace citare generi musicali o fare nomi di chi mi ha influenzato. Preferisco fare riferimento a esperienze di vita vissuta, forme organiche e a nuove e vecchie tecnologie. Mi piace molto il design delle cose. L'estetica è per me un valore assolutamente etico e la musica che produco deve alimentare sensazioni rassicuranti, positive, godibili, sostanzialmente belle.

Qual è il senso del tuo fare musica?
La musica è come il cibo. Serve nutrire il proprio corpo riempiendolo di sostanze, elementi e sapori. Quindi per me fare musica è una di quelle necessità da cui traggo linfa vitale. 

A volte mi ci perdo, poi suonando o componendo tracce mi emoziono, esploro nuove strade. Progredisco, cambio tutto, vibro.

Viviamo in un contesto globale controverso. Pensi ci sia ancora la possibilità che qualcuno o qualcosa ci rappresenti politicamente?
Fuck Politics! Let's Dance!

blenderarts.com

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Ritratto di Davide Squillace by Alessio Costantino
Foto Blender by Henrik Blomqvist per gentile concessione Boiler Corporation

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