Screenshot dal fim M/M

m/m è il film che racconta le notti techno-gay dei club berlinesi

Matthias vive a Berlino. Matthias ama la Techno. Matthew ama Matthias. Matthew vuole Matthias. Matthew vuole essere Matthias.

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lug 25 2018, 2:22pm

Screenshot dal fim M/M

M/M, il debutto cinematografico del regista Drew Lint, è una bellissima favola di ossessioni e tensioni. È un film sexy, ricco di elementi psico-sessuali e girato affidandosi all'incalzante ritmo di una colonna sonora tutta techno. Così lo definisce invece il suo regista: "È un film sul desiderio di appartenere e sentirsi accettati dalla società." Lint è canadese, ma qualche anno fa si è trasferito a Berlino, alla ricerca della sua identità e di una comunità di cui fare parte.

Stessa cosa fa Matthew, il protagonista di M/M. Si è appena trasferito nella capitale tedesca quando incontra Matthias, da cui si sente subito attratto. Ma questa non è una storia d'amore. "Volevo creare un film che fosse queer, sia nel contenuto che nella forma," ci spiega Lint. "Ma non volevo raccontare la solita storia di un protagonista alla ricerca dell'amore." Per capirci qualcosa in più abbiamo fatto qualche altra domanda a Lint, che trovate qui.

Screenshot da M/M

Quanto c'è di autobiografico nel tuo film?
È un film su un ragazzo canadese appena arrivato a Berlino, quindi mentirei se dicessi di non essermi ispirato alla mia vita. Mentre scrivevo il soggetto, però, la storia si è sviluppata da sé, allontanandosi dalla mia esperienza. Berlino accoglie continuamente nuove persone, anche quelle che rimarranno in città per poco tempo. Essere nuovo ti dà la possibilità di essere la persona che hai sempre sognato di diventare. Gli elementi più personali di questo film sono anche quelli più difficili da percepire: il desiderio d'appartenenza, la ricerca di una comunità e la pressione generata da una società che ci vorrebbe tutti conformi ai ruoli di genere tradizionali.

Immagini e interazioni hanno un ruolo più importante dei dialoghi. Perché hai deciso di adottare questo approccio?
Cerco di fare un'esperienza sensoriale. Combinare immagini le une con le altre è uno degli strumenti migliori per raccontare una storia. Anche atmosfera e ambientazione forniscono un contributo non indifferente; in termini di stile tendo a essere minimalista. A parte questo, centellinare i dialoghi è un modo per trasmettere al pubblico la sensazione di isolamento che il protagonista prova costantemente. Anche quando c'è una conversazione, si tratta di parole vuote in molti casi, parole che non esprimono ciò che si cela nei loro animi. Spesso, comunichiamo di più con ciò che non diciamo.

Screenshot da M/M / Mark Peckmezian

Cosa ti affascina in particolar modo del cinema come medium espressivo?
Amo il cinema da quando sono bambino e colleziono film da sempre. Ovviamente, il modo in cui penso a questo medium si è evoluto nel corso del tempo. A un un certo punto il mio obiettivo è diventato la regia, così all'università ho studiato cinema. E un mondo molto diverso da quello della televisione o dei video online: un lungometraggio richiede un certo impegno da parte del pubblico, ci vuole fiducia da entrambe le parti, perché spettatori e regista investono entrambi il loro tempo—seppur in quantità nettamente diverse—per quella stessa esperienza di 90 minuti o poco più.

Uno dei personaggi principali è interpretato dal cofondatore della Herrensauna, una serata techno underground di Berlino. Che impatto ha avuto la club culture su di te?
Avevamo un budget limitato, quindi ho fatto io stesso il casting. Ho chiesto subito ad amici e conoscenti chi di loro volesse farne parte. Avrei potuto girare M/M ovunque, ma sapevo che la vita notturna di Berlino avrebbe dato al film un qualcosa in più. La techno era la controparte musicale perfetta per quello che volevo realizzare. Quando cinque anni fa sono arrivato qui, tutto mi sembrava nuovo e ho potuto iniziare un processo di ricerca personale impossibile altrove. La comunità queer e, in generale, la socialità di Berlino si rispecchiano ogni venerdì e sabato notte sui dancefloor di questa città.

Screenshot da M/M

Qual è l'immagine di Berlino che vuoi trasmettere?
Ho cercato di riprodurre un'atmosfera molto precisa: in autunno, i giorni si fanno più corti, la città scompare nel buio e nell'aria si respira una quiete misteriosa, che rende tutto vagamente inquietante. È un aspetto di Berlino di cui non si parla spesso, ma mi sono ispirato al film di Andrzej Żułowskis Film Possession, sia dal punto di vista del clima generale, che nella voglia di sperimentare e spaziare tra generi diversi.

Che consiglio daresti a un giovane regista emergente che vuole seguire le tue orme?
Ci sono voluti più di quattro anni a finire questo film. Mettere insieme i soldi per la produzione, trovare gli attori giusti e tutto il resto richiede tempo, ma sono estremamente soddisfatto del risultato. Quindi, fregatevene di quanto tempo o soldi ci vogliono, se avete una storia da raccontare, raccontatela.

@drewlint

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D Germany