birkenstock ha rifiutato una collaborazione con supreme

Il CEO dell'azienda di sandali ortopedici più famosi del mondo ha dichiarato che non sarebbe stata una collaborazione, ma "prostituzione".

|
ago 22 2018, 11:55am

Immagine via Instagram.

"Non me ne frega niente della moda. La moda è... Pfff, che cos’è la moda?" Questo è ciò che pensa dell'industria della moda Oliver Reichert, CEO dell'azienda di sandali ortopedici più famosi del mondo, le Birkenstock. Nominato come consulente nel 2009, Reichert è ora la colonna portante del brand, l'uomo che ne ha risollevato le sorti. Convinto del potenziale nascosto di queste calzature, Reichert si è scelto sin dall'inizio un obiettivo piuttosto ambizioso: entro il 2020 l'azienda avrebbe venduto 20 milioni di scarpe all’anno. E così è stato. Con tre anni di anticipo, oltretutto.

Certo, per centrare quel numero serviva un qualche aiuto esterno, aiuto che è arrivato proprio da quel mondo che Reichert bellamente ignora. Era il 2012 quando Phoebe Philo fece sfilare sulla passerella Céline primavera/estate 13 un paio di Arizona nere rivestite in visone. Fino a quel momento indossate esclusivamente da hippie nostalgici, madri over 40 e dai loro mesti figlioletti, le Birkenstock diventano dopo quella sfilata un oggetto di moda.

Come ha raccontato Reichert in una lunga intervista a Cathy Horyn di The Cut (accompagnata da un reportage fotografico firmato da Juergen Teller), l'azienda negli ultimi anni non ha disdegnato collaborazioni con brand e personalità dell’alta moda, come l’apertura di pop-up store con Barneys, gli eventi ad hoc organizzati durante la Berlin Fashion Week, e la capsule collection firmata dal designer Rick Owens. Passi prima impensabili per un brand nato per produrre scarpe ortopediche e con un’attitudine decisamente anti-design che si riassume nel motto del suo fondatore Karl Birkenstock: "Niente è design. Tutto è legato alla funzionalità."

Tuttavia, il brand sceglie con cura le proprie collaborazioni, permettendosi di rifiutare nomi con cui qualunque altra azienda sognerebbe di lavorare, come Supreme e Vetements. Nel profilo della Horyn si legge infatti che "entrambi, dice Reichert, volevano mettere il loro logo sui sandali Birkenstock. Ma Reichert ha detto di no, principalmente perché non c'è bisogno di ulteriore domanda nelle sue fabbriche." Il CEO, con il suo fare un po’ rude, ha poi aggiunto che "non c’è alcun beneficio per noi nell’accettare di prostituirci, perché questa sarebbe solo una forma di prostituzione."

Dopo la pubblicazione dell'articolo di The Cut è arrivata la smentita di Vetements tramite un suo rappresentante, in cui il brand ha precisato che "era in trattative con Birkenstock, in passato, per una collaborazione relativa a una sfilata. Ma il progetto non è andato in porto per questioni tecniche di produzione e progettazione." Attualmente, da parte di Supreme non sono ancora arrivati commenti ufficiali sull'accaduto.

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Se anche tu ti stai chiedendo come le Birkenstock siano passate da ciabatte ortopediche ad accessorio cool, qui trovi la nostra analisi: