miles heizer ci racconta com'è recitare in "13", la serie più discussa dell'anno

Con un ruolo nella produzione Netflix più chiacchierata del 2017, la voglia di parlare apertamente di salute mentale degli adolescenti e tre milioni di follower sui social media, Miles Heizer potrebbe semplicemente cambiare il mondo.

di Ryan White
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24 agosto 2017, 12:15pm

Questo articolo è originariamente apparso sul numero di i-D The Acting Up Issue 349, Autunno 2017.

"Sono a San Francisco, da qualche parte vicino all'acqua, ma non saprei dire di preciso dove," ci spiega al telefono il 23enne nativo del Kentucky Miles Heizer. Riuscire a rintracciarlo per una chiacchierata non è stato facile, ma non è poi una grande sorpresa, quando l'attore con cui cerchi di metterti in contatto ha recitato nella serie TV più discussa dell'anno e ha in cantiere un blockbuster hollywoodiano.

13, la controversa produzione in questione, è qualcosa di cui Miles è incredibilmente orgoglioso di aver fatto parte. "Ho avuto subito la sensazione che sarebbe stato incredibile, ma vedere le puntate una dopo l'altra mi ha davvero stupito in positivo." Lavorare alla serie è stato come un "campo estivo," le cui profonde e complesse tematiche non potevano però essere più lontane dal divertimento adolescenziale. Analizzando il suicidio in modo franco, senza filtri, 13 ha diviso l'opinione pubblica a causa del modo in cui parla di malattie mentali tra gli adolescenti. Ma questo lo sapevate già. Attualmente una delle produzioni di punta di Netflix, la serie ha già generato una massiccia dose d'eccitazione nell'attesa della seconda stagione, che uscirà nel 2018 e prevede sette nuovi personaggi.

Chiaramente, Miles è alla ricerca di ruoli che diano vita a conversazioni di una certa importanza: il suo prossimo film, Simon Vs. The Homo Sapiens Agenda, parla infatti del complicato coming-out di un liceale 16enne. Come molti dei suoi colleghi e coetanei, tutti parte di una nuova generazione di attori, per Miles recitare è molto di più che semplice storytelling. Dopo tutto, la rivoluzione non sarà trasmessa in TV, sarà in diretta streaming.

Felpa e giacca Enfants Riches Déprimés. Jeans Levi's.

Raccontaci qualcosa del tuo passato, Miles.
Sono di Lexington, Kentucky. Durante l'infanzia ho iniziato a interessarmi alla carriera di attore grazie a piccole parti nelle recite scolastiche, spettacoli che sono sicuro oggi sarebbe umiliante riguardare. Mia mamma è sempre stata dalla mia parte, così mi sono trasferito a Los Angeles per diventare un vero attore. Lì mi sono trovato un manager e ho fatto mille audizioni, poi hanno iniziato ad arrivare i primi ruoli minori, come capita a tutti.

Un classico. Per alcuni anni hai recitato in Parenthood. Com'è stato passare parte dell'adolescenza sul set?
È strano, perché il set è l'unica cosa che conosco davvero bene. Ripensandoci, è davvero interessante che io non abbia frequentato le scuole superiori. I miei hanno scelto di farmi studiare a casa. Sono stato davvero fortunato. Conosco un sacco di persone che durante l'adolescenza sono circondate da molta negatività, proprio quando stanno cercando di capire chi sono e la loro personalità fa capolino nei modi più bizzarri. Io ho avuto la fortuna di crescere circondato da persone davvero positive e un po' più grandi di me. Credo che questo mi abbia profondamente influenzato. Mi sento come se potessi essere creativo, e questo è un aspetto che nelle scuole pubbliche spesso viene represso. Ho fatto qualcosa che davvero mi piaceva con persone che davvero mi piacevano. Il cast è diventato la mia famiglia, ed è stato stupendo.

"La maggior parte delle persone che ho incontrato e che hanno visto la serie mi ha detto che le ha aiutate molto, specialmente perché gli ha permesso di parlare apertamente di temi che in precedenza non avrebbe affrontato."

Com'è stato recitare in 13 senza aver mai frequentato il liceo?
È divertente, ci ho riflettuto su da poco. Pensavo di conoscere davvero bene questo ambiente, perché in Parenthood recitavo il ruolo di uno studente. Quindi non sento di essermi perso qualcosa, anche se forse dovrei. Girare 13 è stato un po' come andare a un campo estivo. Si sta tutti insieme, si lavora fino a tardi. Tutti i miei colleghi erano persone piacevoli, divertenti e uniche, quindi ci siamo davvero divertiti molto. Si sentono sempre queste storie terribili di attori con un caratteraccio con cui dover per forza andare d'accordo sul set, ma a noi non è mai capitato. Ho conosciuto persone che oggi posso definire amici, ed è qualcosa di nuovo per me, perché a parte durante Parenthood non ho mai passato molto tempo con gente della mia età.

Sei soddisfatto del risultato della prima stagione di 13?
Sono davvero contento. Sai, con un cast così ampio, tu filmi la tua parte e poi te ne vai. Ovviamente, leggendo la sceneggiatura ho avuto subito la sensazione che la serie sarebbe stata fantastica, ma poi vedere le puntate una dopo l'altra è stato incredibile. Sono così contento di averne fatto parte. Credo che la risposta del pubblico sia stata fantastica — girando, è un aspetto che spesso non viene percepito, non ci si pensa molto — ma poi ascoltare e leggere le reazioni di chi la visto la serie è qualcosa di folle. È difficile immaginare che le persone più diverse possano essere influenzate da qualcosa nello stesso modo ed ho trovato fantastico poter osservare come i giovani abbiano risposto in modo così personale.

Giacca AG Jeans. Pantaloni Saint Laurent by Anthony Vaccarello.

Cosa pensi delle critiche che ha ricevuto 13 e del modo in cui parla di suicidio?
Credo che spinga le persone a parlarne apertamente. Anche se abbiamo ricevuto alcune critiche, in generale il feedback è stato decisamente positivo. Ma le cose negative ricevono sempre più attenzione, è normale. La maggior parte delle persone che ho incontrato e che hanno visto la serie mi ha detto che le ha aiutate molto, specialmente perché gli ha permesso di parlare apertamente di temi che in precedenza non avrebbe affrontato. Ho molti cugini che frequentano la scuola media o il liceo, e i loro genitori continuavano a scrivermi cose come "la serie è davvero forte, ma è fantastico quali temi mi abbia permesso di affrontare con i miei figli," e credo che questo sia fantastico.

Alcune scuole hanno vietato la visione di 13 in classe. Cosa ne pensi?
È da pazzi. Mi dispiace doverglielo dire, ma probabilmente gli studenti di queste scuole hanno comunque visto 13, quindi…

Sembra questa la chiave del suo successo.
Lo so, è come per Harry Potter.

Anche Harry Potter è stato vietato? Non credo sia successo in Gran Bretagna, comunque.
Sì, voi inglesi siete più tranquilli. Ma qui negli Stati Uniti alcune scuole erano tipo "ehi, non puoi leggerlo perché parla di streghe!"

"Credo sia normale vivere episodi di depressione e ansia, o almeno per me è stato così. C'è qualcosa di molto catartico nel portare questi momenti sullo schermo. È come liberarsene, in un certo modo."

Ho guardato Home Movies, il cortometraggio gay in cui hai recitato con il tuo collega di 13 Brandon Flynn. Com'è successo? E cos'hai imparato da questo corto?
Un nostro amico stava realizzando questo film e ci ha chiesto se volevamo farne parte. Il messaggio che trasmette è importante e si collega anche a 13. È un tema importante, specialmente se si considera il modo in cui le persone si sentono nel clima politico attuale. Sono stato felice di parteciparvi e credo che il risultato sia davvero ottimo. È importante che le persone sappiano che c'è qualcuno nell'industria che capisce cosa stanno vivendo ed è dalla loro parte."

Quali altre storie pensi sia importante raccontare sugli schermi in questo momento?
Come ho detto, l'attuale clima politico rende le persone stressate e nervose, si sentono attaccate rispetto a quello che è sempre stato il loro posto nel mondo. Credo sia importante rappresentare questa emozione, perché vedere sullo schermo come le persone reagiscono ti permette di osservare le cose da una prospettiva nuova, insolita.

Giacca Rudy Grazziani. Maglia Adidas. Pantaloni Enfants Riches Déprimés.

Scegli i personaggi che interpreterai in base alle tue esperienze personali?
Sì, assolutamente. Credo sia normale vivere episodi di depressione e ansia, o almeno per me è stato così. C'è qualcosa di molto catartico nel portare questi momenti sullo schermo. È come liberarsene, in un certo modo. Quindi sì, Miles è profondamente legato al personaggio che interpreta in 13 e anche agli altri protagonisti. Qualche anno fa non capivo cosa mi stesse succedendo o perché stessi provando determinate sensazioni, e sicuramente non ne parlavo con nessuno. Oggi, spero che 13 abbia permesso ad altri adolescenti di parlarne più liberamente.

Hai un seguito cospicuo sui social media, che immagino sia costituito da persone piuttosto giovani. Senti di avere qualche responsabilità nei loro confronti?
Sì, un po' mi sento responsabile, anche se forse responsabile non è la parola giusta. Diciamo che il minimo che io possa fare è creare un ambiente positivo sul mio profilo, renderlo uno spazio sicuro per dialogo e confronto. Esserci riuscito mi riempie di gioia, ma non so neanche più cosa dovrei pubblicare e cosa no!

Come gestisci la consapevolezza di essere costantemente sotto gli occhi del pubblico?
È strano, ma cerco di distanziarmene. È incredibile pensare che qualcuno adesso stia parlando di me, ma non mi interessa davvero cosa stia dicendo.

"Faccio musica. È questo che faccio nel tempo libero, musica. Poi la metto su internet e nessuno l'ascolta."

Cosa fai quando non stai recitando?
Faccio musica. Sono anche andato a scuola per un breve periodo, prima di essere scritturato per 13. È questo che faccio nel tempo libero, musica. Poi la metto su internet e nessuno l'ascolta. Per me è un modo di divertirmi senza sentirmi troppo giudicato, perché non interessa a nessuno.

Che tipo di musica suoni?
Non saprei, a dire la verità. Una specie di elettronica, forse. Suono la chitarra, canto un po'. Ma non sono un gran cantante. Scrivo le mie canzoni, ma poi non le condivido su internet. Ogni tanto faccio anche qualche pezzo vagamente hip-hop, ma triste. Dio, sembra davvero pessima detta così.

Non credi che qualcuno dei tuoi tre milioni di follower vorrebbe ascoltarla?

La condivido su Twitter, ma il numero di persone che l'ascolta davvero è minimo. Mi piacerebbe tantissimo andare in giro e fare qualche spettacolo, ma trovo che ci siano aspetti molto positivi anche nel suonare solo per me, senza mire professionali. Vorrei che diventasse davvero parte del mio futuro, e se succederà ne sarò felice! Ma fino a quel momento mi metterò comodo a casa mia e continuerò a fare musica con il mio pc.

Crediti


Testo Ryan White

Fotografia Daria Kobayashi Ritch

Moda Henna Koskinen

Look di Anna Bernabe per Exclusive Artists Management usando prodotti Leonor Greyl Paris e Glossier. Set design Rudy Grazziani.

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