intervista a maria grazia chiuri, la prima donna alla direzione di dior

Nel suo primo anno come Direttore Creativo di Dior, Maria Grazia Chiuri ha scelto di unirsi al movimento femminista contemporaneo. Mentre l'accompagnavamo nei suoi viaggi tra Tokyo, Calabasas e Parigi abbiamo capito perché.

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set 5 2017, 11:29am

Questo articolo è originariamente apparso sul numero di i-D The Acting Up Issue 349, autunno 2017.

Nell'ultimo anno, nessuno stilista ha suscitato tanto interesse quanto Maria Grazia Chiuri. A 52 anni, è diventata Direttore Creativo di Dior e il suo arrivo è stato accolto con gioia: è la prima donna nella storia della maison a ottenere questo ruolo. Non si sono però sprecati neanche i dubbi sulla sua futura visione del brand, dove per la prima volta avrebbe lavorato in totale autonomia. Arrivava infatti dall'acclamato duo, formato nel 2008 con Pierpaolo Piccioli, di casa Valentino. Prima, disegnava accessori per la nota casa di moda dal 1999 e negli anni '90 ha lavorato nel design team di Fendi. Oggi,deve però affrontare tutto da sola, una prospettiva che senza dubbio intimorisce. E invece: "no, assolutamente. Non era questo a preoccuparmi. Cos'avevo da perdere? Niente!" commenta lei, scoppiando a ridere. Benvenuti nel mondo squisitamente romano di Maria Grazia Chiuri, dove chi indora la pillola riceve un'occhiataccia e in cui la sincerità è fondamentale. Questa è la donna che ha lasciato Valentino proprio nel momento in cui le vendite hanno raggiunto numeri senza precedenti, quando critici ed esperti di moda la osannavano per l'estetica delicata e puritana che aveva co-creato. "Hai ragione," ammette scrollando le spalle, "ma… era fatta! È stata una relazione professionale bellissima, un lavoro di squadra e un'avventura. Ma insomma, se hai un marito puoi sempre divorziare e averne un secondo, no?" E il suo nuovo marito ha appena compiuto 70 anni.

Non parliamo di Paolo Regini, uomo d'affari romano, vero marito della Chiuri e padre dei suoi due figli, Rachele e Nicola. Ci riferiamo a Christian Dior, la maison di lusso francese che oggi dirige, a volte indossando eleganti gonne alla caviglia, altre jeans slavati. Per la prima stagione si è ispirata al mondo della scherma ed è il look 18 a immortalare lo stile dell'intera collezione: una gonna in tulle ricamato lunga fino ai piedi e una t-shirt bianca con la scritta "We Should All Be Feminists". (Andata in sold-out nel giro di pochissimo tempo, è stata successivamente rimessa in commercio, sempre a 550 euro.) La sfilata le è valsa il titolo di stilista attivista. Questa, ha pensato l'industria, sarà la sua filosofia da Dior. "La gente pensa che fosse qualcosa pensato specificatamente per quel momento, ma no," asserisce la Chiuri, riferendosi a un autunno dominato da Trump e dal suo modo di vedere le donne. "In quei giorni volevo esprimere qualcosa di molto personale, e allo stesso tempo si trattava di un concetto globale. Era nelle stelle e nella luna. Strano." Nel 2017, ha poi imparato che ogni onda propagata da casa Dior ha risonanza mondiale. Esattamente come il fondatore della maison, Monsieur Christian Dior, che nel lontano 1947 capì il significato di un brand moderno e globale, anche la stilista romana vuole sfruttare a suo favore il nome e la rilevanza di Dior.

"Christian Dior rifletteva spesso sui diversi stili che le donne hanno nel mondo," ci racconta ad Aprile mentre siamo a Tokyo. È accoccolata su uno dei divani del Grand Hyatt e indossa jeans, una giacca da scherma e quella t-shirt femminista. Alle mani sfoggia anelli impossibili da non notare. Siamo nella capitale giapponese per la replica in Oriente della collezione couture primavera/estate 17, una favola moderna in cui le modelle sfilano in un bosco fatato. "Se ti piace la moda, fai parte di una comunità internazionale," specifica. Il suo primo anno di viaggi è stato intenso, ma le è servito come corso intensivo per la maison, perché le ha permesso di studiare la filosofia globale di Mr Dior, come veniva chiamato negli atelier di rue François 1er, pensata appunto per essere adottata da tutte le donne, poco importa dove vivono. A maggio siamo invece nel deserto di Calabasas, seduti in una tenda beduina e osserviamo lo stile informale e i gioielli così vistosi di Maria Grazia, mentre lei commenta la sfilata cruise a cui sta per dare vita. Una parata di suffragette tra le praterie, che lei dice parlerà di donne a contatto con la natura. "Dobbiamo dare ascolto ai nostri istinti. Dobbiamo definire noi stesse e ciò che vogliamo," sottolinea.

"A volte l'eredità di un brand non ha più molto a che fare con lo stile di vita della donna contemporanea. È possibile quindi che uno stilista traduca tale filosofia in modo più attuale, per donne diverse da quelle di 50 o 60 anni fa. È così che provo a lavorare io." Nell'anno che celebra il 70esimo anniversario dalla nascita del brand, è appropriato che tale rivoluzione arrivi dalla mente creativa di una donna. "Sono una persona istintiva. Non rifletto troppo. Faccio quello che mi va di fare," afferma sicura a giugno nel suo atelier parigino. Mancano pochi giorni alla presentazione della linea haute couture autunno/inverno 17; anche la mostra in onore dei 70 anni del brand presso Les Arts Décoratifs è alle porte. "A volte ti innamori di una t-shirt bianca, a volte vuoi assolutamente un vestito elegante." La Chiuri crede in una moda innata, globale e femminista. All'interno del palazzo Dior, marcia risoluta verso una sala riunioni vuota indossando un elegante spezzato giacca e gonna dalla collezione a/w 17, l'iconica giacca Bar lasciata appositamente sbottonata. Entra e si siede a capo di un tavolo pressoché infinito. Si guarda intorno e scoppia a ridere: la situazione è così seria da sembrarle comica.

Nel suo primo anno come Direttore Creativo di Dior, Maria Grazia Chiuri ha scelto di unirsi al movimento femminista contemporaneo. Mentre l'accompagnavamo nei suoi viaggi tra Tokyo, Calabasas e Parigi abbiamo scoperto perché.

"Tu! Cosa stai facendo?" dice imperiosa puntando il dito verso il fondo del tavolo, sul viso la sua miglior espressione da regina cattiva, i capelli biondissimi raccolti in una severa coda di cavallo, una spessa linea di eyeliner a definirle gli occhi e tanti, tantissimi anelli. In questo momento, è davvero la donna di potere che tutti ci immaginiamo. "Lo sono?" si domanda. "Dovresti chiederlo agli altri. So perfettamente quello che voglio, ma in fin dei conti credo di essere una persona molto semplice, perché dico chiaramente ciò che desidero e pretendo. Sento una certa responsabilità per il mio lavoro, perché la moda è un'industria enorme che crea migliaia e migliaia di posti di lavoro. La moda è sognare, la moda è bellezza, la moda è divertimento... ma è anche una cosa estremamente seria," spiega. "Maria Grazia è una buona ascoltatrice, ma ha idee estremamente chiare su quello che vuole," ci scrive Stephen Jones via e-mail. Come modista per Dior da oltre 20 anni, Jones ha il compito di creare cappelli e copricapi per le collezioni pensate dalla Chiuri e viaggia con lei per le sfilate. "La sua personalità è una combinazione insolita: si interessa di politica, etica e filosofia del design, ma non perde di vista l'obiettivo di business, perché arriva dall'ambiente degli accessori," continua.

"Ciò che trovo più affascinante—e non ho mai visto nessuno farlo —è come Maria Grazia sa unire aspetti così diversi. Prova sempre su di sé i miei cappelli per vedere come le stanno, quali sensazioni prova indossandoli. Non era mai successo prima," ammette il modista. "Anche se all'apparenza è una donna squisitamente romana, la sua anima è quella di una londinese punk." La carismatica e bellissima figlia 20enne della Chiuri, Rachele Regini, vive a Chelsea e studia Storia dell'Arte alla Goldsmiths. Della madre ci racconta che non è il tipo di stilista da "sedere semplicemente alla sua scrivania, disegnando abiti dal mattino alla sera. Lei va a visitare gli atelier e le fabbriche, conosce bene il lato più aziendale della moda." A giugno, ceniamo proprio con la figlia di Maria Grazia. Siamo a Londra, al ristorante Park Chinois; il giorno dopo tornerà a Roma per scrivere una tesi sulla seconda ondata di femminismo. La trovo seduta al tavolo; indossa un bustier Vivienne Westwood vintage che ha rubato alla madre. "Ha un guardaroba incredible, sono sincera," rivela candidamente. Due anni fa, mi racconta Rachele, la madre ha deciso di tingere i capelli e diventare biondo platino perché "non si riconosceva più," e ha iniziato a truccarsi solo dopo i 40 anni. Ha iniziato a disegnare una linea decisa sulle palpebre con l'eyeliner, e in poco tempo è diventato il suo tratto distintivo. L'impressione è che la transizione che ha spinto la Chiuri verso Dior altro non sia che una parte della rivoluzione interiore di una donna all'arrivo della maturità.

È di questo che parla Maria Grazia stessa quando afferma che la sua collezione femminista per Dior va letta in modo più personale che politico. "Ha iniziato da zero a 52 anni," mi ricorda la figlia. "Quella collezione parla del suo viaggio interiore, del suo essere madre e donna lavoratrice. Parla di crescere a Roma, in Italia, per poi trasferirsi all'estero." Quando ha accettato l'incarico da Dior, la Chiuri si è trasferita da sola a Parigi, mentre il marito è rimasto a Roma. Si vedono nei weekend, ovviamente. "Ha affrontato molte situazioni da sola, e anche se magari non è l'unico motivo, credo sia anche per questo che ha creato una collezione femminista," riflette la figlia. È stata proprio la madre a convincerla a trasferirsi da sola a Londra all'età di 17 anni, perché voleva che vivesse appieno gli anni della formazione e non fosse limitata dai divieti dei genitori, come invece è accaduto a lei. "Ogni adolescente deve 'uccidere' il proprio padre e la propria madre se vuole essere libero e avere una visione personale della vita. Ma non è affatto facile," afferma convinta Maria Grazia a Parigi. "Probabilmente, io ho capito molte cose più avanti nella mia vita. Ho spinto Rachele a trasferirsi a Londra perché volevo che fosse davvero libera dalla sua famiglia; nella cultura italiana questa non è una mossa normale. Ma io voglio che loro siano liberi."

"Ha sempre trattato me e mio fratello come adulti," ricorda Rachele. "Siamo sempre stati interpellati e resi partecipi. Non è mai stata severa. Era più 'io faccio quello che devo, quindi anche voi dovreste fare lo stesso.'" Per Maria Grazia, questa educazione è stata una chiara risposta alla sua infanzia e adolescenza. "Mia madre è folle, completamente pazza ed egocentrica! È per questo probabilmente che io sono così timida, perché la trovo davvero troppo. Mi mette in imbarazzo, ma non puoi scegliere che tipo di madre avrai. Puoi solo scegliere che madre sarai," dice ridendo. "Devo tenere le distanze da lei, perché parla di me con tutti. Io invece preferirei che la mia privacy venisse rispettata. Dice tutto a tutti, sempre e comunque." Rachele invece parla della nonna come di una meravigliosa, eccentrica donna. Era una sarta, ma sapeva che la figlia sarebbe stata destinata a fare grandi cose. "La sua prima opzione prevedeva che io studiassi qualcosa di serio, come medicina o giurisprudenza. Mi hanno spinto ad andare all'università, ma io ero troppo…" e poi si interrompe, ricominciando: "ho detto 'dovete lasciarmi fare ciò che davvero mi piace.' Rispondere no a mia madre era praticamente impossibile."

La sua carriera è iniziata a Firenze, e Maria Grazia ricorda bene le difficoltà economiche di quel periodo; difficoltà che anche gli stilisti emergenti di oggi devono affrontare. È poi tornata a Roma, dove ammette di essere stata fortunata nel poter crescere i suoi figli mentre lavorava per Fendi, azienda allora a conduzione familiare diretta da donne. "Sapevano perfettamente cosa significasse lavorare ed essere madri contemporaneamente." Dopo aver preso le redini di Dior, sua figlia è diventata una sorta di musa a cui chiedere consiglio sulla generazione millennial. Nei suoi viaggi primaverili, Rachele era infatti sempre al suo fianco. A Tokyo, la Chiuri afferma di pensato a un kimono, oltre ai nove nuovi look aggiunti alla collezione haute couture, ma la figlia non glie l'ha permesso. "Dice che si tratta di appropriazione culturale. Abbiamo discusso molto a riguardo, perché io dicevo 'per favore, perché non possiamo usare un kimono se mi piacciono i kimono?' È l'equivalente giapponese della giacca Bar. Perché no, quindi? E lei mi rispondeva: 'Oh, assolutamente no!'" Ma la benevolenza romana non sempre va a braccetto con l'attuale politically correct. "Sai, sono innamorata delle culture africane, così come della tradizione giapponese… è sempre un modo per scoprire nuove persone e culture," puntualizza la Chiuri. "Credo sia necessario conoscere persone diverse da noi. Dobbiamo provare a capirci." A 53 anni, e alla direzione di una delle maison di moda più importanti del mondo, Maria Grazia sostiene che il privilegio più grande è non doversi più preoccupare. "Quando avevo 22 anni ero così seria. La mia famiglia mi diceva 'devi studiare, devi trovarti un lavoro.' È la stessa cosa con Rachele oggi, credo sia troppo seria. Le dico sempre 'Rachele, per favore, prenditi il tuo tempo!' Adesso che ho superato i 50, mi dico 'okay, adesso puoi rilassarti.' Oggi lavoro con più leggerezza. Esempio emblematico, appena due sere prima della sua sfilata haute couture, la stilista è andata al concerto dei Depeche Mode dopo aver chiuso il negozio di rue François 1er.

Tra essenziali collezioni ready-to-wear e stravaganti sfilate di haute couture, Maria Grazia Chiuri è la quintessenza della donna contemporanea per cui crea abiti, tanto romantica quanto pragmatica. "Sogno molto, ma so che per sopravvivere devo rimanere con i piedi per terra," ci dice con un gran sorriso. "Vorrei tanto vivere in un sogno, ma è impossibile. Però voglio che i miei sogni diventino realtà."

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Fotografia Zoë Ghertner
Styling Julia Sarr-Jamois

Capelli Marki Shkreli per Bryant Artists con prodotti Marki Haircare. Make-up Maki Ryoke per Streeters con prodotti Dior. Set design Spencer Vrooman. Assistente alla fotografia Caleb Adams. Assistenti allo styling Bojana Kozarevic, Alexandra Bickerdicke e Megan King. Assistente capelli Tanasia McLean. Assistenti set design James Rene e Brian Steinhoff. Produzione Connect The Dots. Direttore Casting Angus Munro per AM Casting (Streeters NY). Modella Selena Forrest per Next.

Selena indossa abiti Dior.