sopravvivere ai social dopo una delusione sentimentale

Immagina di imbatterti nel tuo ex, e nella ex del tuo ex e nel nuovo partner della tua ex, ogni singolo giorno della tua vita. Ah no, succede già. Tutti i giorni. Su Instagram.

di Bertie Brandes
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03 maggio 2017, 3:35pm

Immagine via Unsplash

"Dovunque mi giro, lui è lì. Mi sembra di non avere una via di fuga," è una frase che praticamente tutti abbiamo detto ai nostri amici dopo la fine di una relazione sentimentale. Il romanticismo è crudele, le relazioni possono finire da un giorno all'altro, oppure appassire lentamente fino a morire. Ma c'è una cosa che accomuna ogni legame: rimettersi in piedi dopo che finisce non è mai facile. E c'è un elemento che non manca mai e che influenza il processo di riabilitazione più di quanto vorremmo ammettere. Mentre ci agitiamo, giocherelliamo nervosamente con le maniche dei nostri maglioni, togliamo e rimettiamo gli anelli che portiamo alle dita e scrolliamo le spalle con rassegnazione, mentre infine ci rassegniamo, c'è qualcosa che proviamo continuamente a ignorare: la presenza dei nostri cellulari.

Che sia a faccia in giù sul tavolo—se le persone che ci circondano sono abbastanza fortunate—o, più probabilmente, tra le nostre mani o al nostro orecchio, "lui è lì." Sempre. È seduto con voi al tavolo del ristorante, è sul sedile accanto al vostro mentre tornate a casa in autobus, è appoggiato sul cuscino mentre state per addormentarvi.

Continuiamo a sottostimare il reale effetto della cultura di sorveglianza e auto-sorveglianza generata dai social media, ma siamo tutti vittime delle ripercussioni che causa. Facciamo scherzosamente fare a gara con i nostri amici su chi sia il più depresso tra noi mandandoci selfie e tweet, e non importa quanto bene riusciamo a gestire la fine di una storia nei giorni buoni, ci saranno comunque momenti brutti prima di tornare a stare bene. Le connessioni che teniamo in vita per far tacere il senso di solitudine sono colonizzate, indebolite e sopraffatte dal mondo di cui entriamo a far parte non appena sblocchiamo i nostri cellulari. Le relazioni nascono, vivono e muoiono sui social media, inseguendoci sotto forma di fantasmi digitali finché non smetteremo di cliccare su log-in.

Immaginiamo per un istante di esserci addormentati, e di risvegliarci all'interno del nostro account Instagram. Siamo circondati e soffocati dalle assordanti vite di un esteso gruppo di conoscenze più o meno reali. Tra questi effimeri quasi-amici con cui interagiamo e con cui condividiamo opinioni politiche ed esperienze culturali si aggirano silenziosamente i corpi di persone che abbiamo amato, o amiamo ancora con forza, profondamente e spesso pagando un caro prezzo. Cosa succede quando i detriti delle insicurezze di questi sconosciuti galleggiano con insistenza attorno ai periodi più preziosi e tormentati della nostra vita?

I social media sono un campo minato virtuale dopo la fine di una relazione. Quindi, se non hai intenzione di cancellare tutti i tuoi account, cerca di capire a cosa sai andando incontro. Innaffia i semi del cinismo e dell'amore per te stesso quando si tratta di interazioni digitali quotidiane. Non devi tagliarti fuori da questo mondo, ma prova a essere più dolce. Ecco perché:

Controllare il cellulare è una dipendenza e non ti aiuterà a stare meglio.
Il fatto che siamo tutti dipendenti dai social media non è qualcosa di cui discutere, né di cui lamentarci, ma è comunque un argomento che non riceve sempre l'attenzione che merita. In un periodo di lutto o confusione siamo praticamente sempre attaccati al cellulare. I nostri pollici non smettono di muoversi finché non trovano qualcosa che sembra in qualche modo riaffermare una nostra paura o sospetto preesistenti. Assorbiamo quantità impressionanti di informazioni superficiali e irrilevanti mentre ci ostiniamo nella ricerca di un piccolo dettaglio nascosto che si trasformi in un'epifania e rivoluzioni la nostra vita. Quando lo facciamo, dovremmo chiederci: perché siamo qui? Quali informazioni stiamo cercando, e quanto è probabile che le troveremo proprio qui? Non entreresti in biblioteca perché hai fame e vuoi un panino, quindi non cercare conforto e sostegno in luoghi dove sai già che non potrai trovarli.

I social media sono troppo noiosi per aiutarti a stare meglio.
Facebook è per gli amici, Twitter per le notizie del giorno e Instagram per l'auto-promozione. Ma questi diversi pilastri sorreggono tutti lo stesso edificio: creare interazioni in larga parte insignificanti. Ovviamente non abbiamo il tempo o la voglia di digerire razionalmente ogni singolo contenuto che ci troviamo davanti nell'arco di una giornata sui social; i nostri cervelli sono allenati a dare uno sguardo d'insieme a queste pagine e selezionare ciò che sembra all'apparenza utile o rilevante, un po' come quando si cerca una parola sul dizionario—a parte il fatto che non abbiamo idea di quale sia la parola che dovremmo cercare, sappiamo solo che forse sarebbe meglio iniziare dalla p di pappagallo. Quando ci si sente rifiutati o vulnerabili è facile affidarsi alla noia, perché semplice e indolore. Ma questo non è il modo giusto per distrarsi, perché non permette di spegnere davvero il cervello. Semplicemente, si continua a cercare qualcosa che ricordi quella persona. Prova invece a leggere un libro, o dormire un po'. Per esperienza, la seconda alternativa segue entro breve la prima.

Puoi stalkerare qualcuno legalmente, e lui può fare lo stesso con te.
Nonostante spesso si tenti di nasconderlo sotto una spessa patina d'ironia, la condivisione d'informazioni sui social media rimane fondamentalmente un disperato tentativo di ricordare a determinate persone della nostra esistenza. Usiamo queste piattaforme per pretendere riconoscimento e sentirci accettati attraverso meme, selfie, #tbt e altri mille espedienti. E mentre il nostro piccolo centro iconografico sputa contenuti che si mischiano a quelli di altre persone, diventa impossibile non fare paragoni. Mentre gli altri processano e giudicano i nostri post, noi facciamo lo stesso con loro, involontari partecipanti di un sistema di valori che funziona grazie al confronto tra sconosciuti. Così, gli ex-fidanzati dei nostri partner diventano minacciosi souvenir che ci ricordano l'esistenza di un passato di cui non facevamo parte, obbligandoci a sminuirlo con costanza e forza. Ci sono i vecchi amici che segretamente controlliamo per assicurarci che non abbiano eclissato i successi raggiunti da noi, le donne in carriera che ci spaventano per il loro coraggio e la loro determinazione, gli opinionisti con cui vogliamo sempre essere in disaccordo ma che continuiamo a seguire. Alla base di questa tossica ricerca d'informazioni inutili su persone che neanche conosciamo si trova la consapevolezza che per ogni persona da noi giudicata così duramente ce n'è una che sta facendo lo stesso con noi. Questa cultura di competizione narcisistica non lascia spazio a un'onesta vulnerabilità, ma crea invece un mondo dove vogliamo solo affermare di essere meglio. Di chi o di che cosa non ci è dato saperlo. Odio e gelosia sono emozioni forti, potenti e importanti, ma sono certa non siano le uniche che dovremmo affrontare ogni singolo giorno.

Avrà quasi sicuramente effetti negativi sul lungo termine.
Instagram influenzerà l'evolversi stesso delle nostre identità adulte perché crea un ambiente iper-stressante nel quale la cosa più importante è proiettare all'esterno l'idea di essere persone belle, interessanti e intelligenti. Crescendo, continuiamo a postare immagini di persone che abbiamo amato, riducendole a meri ammassi di pixel e immortalando i nostri sbagli a suon di like. Dopo la rottura, quelle fotografie diventano un promemoria costante che ci ricorda che non eravamo sexy o divertenti abbastanza per poter stare con loro. Che non abbiamo passato abbastanza tempo riflettendo sulla possibilità che quelle immagini fossero analizzate da un pubblico contemporaneamente esteso e ridottissimo. Immagina di imbatterti nel tuo ex, e nella ex del tuo ex e nel nuovo partner della tua ex, ogni singolo giorno della tua vita. Ah no, scusa. È già così.

Quindi, se hai appena concluso una relazione, questo potrebbe essere il momento adatto per prenderti una pausa dai social media. All'inizio potresti sentirti isolato, ma con il passare del tempo questa sensazione sarà spazzata via da piccole ondate di liberazione. Le tue mattine non inizieranno con un braccio che si allunga verso il comodino per afferrare il telefono ancor prima di aver aperto gli occhi. Le tue notti non ruoteranno attorno a quante persone abbiano guardato le storie che hai pubblicato su Instagram o meno. Concediti una pausa. Lasciati il tempo necessario per ricostruire una parvenza di autostima e magari fatti anche un selfie, ogni tanto.

Crediti


Testo Bertie Brandes

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