l'estetica minimalista degli anni '90 in 8 sfilate

Da Margiela a Calvin Klein, ecco le sfilate iconiche che ci hanno fatto innamorare del minimal.

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ott 24 2017, 2:55pm

"Minimal" è sicuramente uno dei termini più abusati nel mondo della moda. Con solo una parola è possibile evocare un'intera estetica, caratterizzata da linee semplici, silhouettes fresche, una palette monocromatica e l'assenza di abbellimenti superflui. Gli abiti minimal difficilmente sono riconducibili al brand che li ha ideati, dando così a chi li indossa la possibilità di rimanere nell'anonimato sfoggiando creazioni senza tempo.

Il minimalismo si adatta a ogni cultura e generazione e cambia in base a chi lo indossa. Gli europei, i giapponesi e gli americani hanno tutti una definizione diversa di minimal: i newyorkesi - da Donna Karen a Calvin Klein - sono responsabili della commercializzazione di questo stile, che ha avuto un boom nell'ultimo decennio. Ma il minimalismo è soprattutto un concetto europeo, ereditato dai movimenti artistici quali il Modernismo e il Bauhaus, che la moda ha reinterpretato attraverso gli abiti con brand come Jil Sander, Margiela e Helmut Lang.

Dall'altra parte del mondo, in Giappone, i designer hanno decostruito le forme degli abiti minimal, dando vita a forme bizzarre e silhouettes aliene, come quelle dell'eclettica Rei Kawakubo.

Ogni scuola minimalista incanta e sorprende. Ripercorriamo allora le 8 sfilate che hanno reso questa tendenza immortale.

Maison Martin Margiela primavera/estate 1993
Cosa sarebbe il minimal senza Margiela? Sicuramente non verrebbe associato all'idea di decostruzione e ricostruzione. Il minimalismo di Margiela è sempre riuscito ad incorporare l'eleganza formale e la precisione del taglio. La sua sfilata primavera/estate 93 abbracciava il concetto di "less is more", con camicie bianche, tagli netti e una giovane Kate Moss in passerella con un abito monocromatico. Se i suoi capi non hanno conquistato i giovani come quelli di Calvin Klein, la sua eredità continua ad ispirarli grazie al suo fascino senza tempo.

Calvin Klein primavera/estate 1994
Un tempo correva voce che Klein copiasse Helmut Lang. Il designer originario del Bronx ha dato prova che no, non è affatto così. Anzi, alcuni dei suoi pezzi ritenuti delle mere copie erano stati creati ben prima che il brand di Lang esistesse. Ciò che dobbiamo ad entrambi però è di aver compreso in anticipo il desiderio di un'intera generazione, quello di portare abiti semplici, fluidi, minimal. Con la collezione primavera/estate 94 Calvin Klein si è concentrato sui materiali e su una palette color naturale, consegnandoci un prodotto sempre attuale.

Ann Demeulemeester autunno/inverno 1995
Dal suo debutto nel 1987 Demeulemeester ha sempre creato collezioni monocromatiche. La sua prima sfilata è stata presentata come una mostra di foto in bianco e nero e, negli anni '90, l'estetica di Demeulemeester era stata ormai assorbita e vantava un vasto gruppo di seguaci, tutti amanti delle tinte fosche. Una volta raggiunto il successo commerciale la stilista ha iniziato a sperimentare, aggiungendo alla sua palette colori come i beige e altre tinte tenui. Per la collezione del '95 però più che con i colori aveva giocato con le forme, scoprendo determinate parti del corpo delle modelle.

Jil Sander autunno/inverno 1995
Sander è stata una delle prime - e delle ultime - minimaliste. Ha aderito a questa estetica per più di 30 anni, desiderosa di vestire le donne proprio come lei: ambiziose, selettive e in carriera. Provava ogni collezione per testarne la comodità, approccio che l'ha resa diversa dagli altri designer che puntavano solo sul look, sull'estetica. Questa ricerca della semplicità le ha valso anche qualche critica - alcuni giornalisti ritenevano Sander statica e troppo austera. Ma ciò non l'ha mai fatta vacillare e oggi viene celebrata come una delle maggiori eroine del minimalismo. La sua collezione autunno/inverno 95 mostra una donna all'avanguardia, con modelle di colore dai capelli al naturale e completi metallici che vorremmo avare tutt'ora nel nostro armadio.

DKNY primavera/estate 1996
Donna Karan l'ha sempre detto: non è una designer di moda, lei fa vestiti. E proprio come Calvin Klein, il minimal di Karen non è né concettuale né esoterico. Lei vuole semplicemente degli abiti semplici e funzionali che soddisfino chi "Non sa davvero cosa mettersi!" Ha raggiunto il successo grazie ad alcuni suoi capi semplici e magnifici. La collezione primavera/estate 96 incarna tutto questo: la purezza delle sue collezioni e il concetto di basic. Per l'occasione Karan ha fatto sfilare le prime 5 modelle a seno scoperto con addosso solo una gonna aderente. La campagna che l'accompagnava, scattata da Peter Lindbergh, raffigurava due modelle che condividono la stessa gonna. Per dirlo alla DKNY: la moda è anche divertimento.

Comme des Garçons primavera/estate 1997
Un successo criticato, un flop tanto amato: così si potrebbe descrivere la collezione Body Meets Dress, Dress Meets Body di Rei Kawakubo, oggi conosciuta anche come Lumps and Bumps. Il perché non ci sorprende: gli abiti della designer deformavano i corpi delle modelle, rendendole quasi mostruose. D'altro canto Kawakubo non ci ha abituati ai diamanti, alle perle e ai motivi semplici... Con quella collezione la stilista ha dato prova di saper sperimentare con concetti complessi nonostante si tratti "solo" di abiti, abiti che oggi potete trovare nei musei di tutto il mondo.

Prada primavera/estate 1998
La maison italiana ha iniziato a costruire il suo impero agli inizi degli anni '80. In quel periodo Prada ha dato vita ad una filosofia minimalista che si serviva di forme non figurative, di linee semplici, di un'estetica accessibile e a tratti austera. Lontano dai volumi smisurati, dai ricami in eccesso e dallo sfarzo della couture, Prada si è servito del pensiero utilitarista e di un attitude pudico e franco. Nel '98 la casa di moda ha presentato una collezione dai colori sobri e dalle linee nette, che ricorda le uniformi, consegnandoci un'altra pietra miliare del minimalismo prima di intraprendere un nuovo cammino decisamente più eccentrico.

Helmut Lang autunno/inverno 1999
Nessuno ha influenzato la moda degli anni '90 quanto Helmut Lang. Quando è approdato a New York nel 1997, ha scelto di mostrare la propria collezione prima dell'inizio della Settimana della Moda (all'epoca, l'ordine del mese della moda era diverso rispetto ad ora: prima Milano, Londra, Parigi e infine New York). Donna Karan e Calvin Klein hanno seguito i suoi passi, programmando le loro sfilate in accordo con quelle di Lang, che da solo è riuscito a rivoluzionare l'intero calendario della moda. Oggi, la Settimana della Moda di New York è la prima. Sarebbe stato impossibile selezionare solo alcune delle sue collezioni del decennio per questo articolo: tutte sono state dei veri e propri colpi da maestro, delle lezioni di stile. È riuscito a conferire a dei capi dal gusto minimalista dei significati più profondi, più carnali, più oscuri — l'utilizzo del latex era un chiaro richiamo al SM, per esempio. Ci accontentiamo di mostrarvi le immagini della collezione autunno/inverno 1999, che si è distinta per l'utilizzo dell'arancione e dell'argento. Lang ci ha presentato dei pantaloni da motociclista pronti per un viaggio nello spazio, che avrebbe catapultato lui e le sue modelle verso il nuovo millennio.

Crediti


Testo Isabelle Hellyer
Foto Prada via, Comme des Garçons via, Calvin Klein via, Helmut Lang by Juergen Teller courtesy Helmut Lang Studio, Ann Demeulemeester courtesy of Ann Demeulemeester Archive, DKNY via Peter Lindbergh and YouTube, Jil Sander via YouTube, Marginal by Tatsuya Kitayamat via.