13 ragioni per amare 13

La nuova serie di casa Netflix evita con maestria i cliché, portando sul piccolo schermo storie di bullismo, suicidio e sessismo con grazia e sincerità.

di Oliver Lunn
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10 aprile 2017, 4:35pm

Ci sono tanti motivi per cui 13 è la serie tv del momento che tutti dovrebbero guardare. Noi ne abbiamo scelti alcuni, ma attenzione agli spoiler! 

1. Il modo in cui 13 parla con franchezza di bullismo al liceo
Tutti sappiamo che il fenomeno del bullismo si è evoluto grazie all'avvento del digitale. Con i social media, i bulli che prima ti perseguitavano solo a scuola adesso possono ossessionarti anche a casa, non lasciandoti spazio per allontanarti da commenti crudeli e notifiche. Oggi, bugie e immagini si diffondono per tutta la scuola con un click, e 13 rappresenta con fedeltà gli atroci meccanismi che governano questo genere di fenomeni, seguendo la sconsiderata diffusione di una foto fino alle sue conseguenze più terrificanti. Se hai frequentato la scuola negli ultimi dieci anni, o se hai anche solo sentito parlare di cyber-bullismo, capirai che questa serie tv non fa altro che riportare sul piccolo schermo la triste realtà dei fatti.

2. Il modo in cui parla con delicatezza di suicidio e depressione
La lista di temi che 13 affronta è tanto lunga quanto cupa: suicidio, stupro, autolesionismo, depressione, ansia e bullismo. Nonostante la loro complessità e ampiezza, la serie non li mette insieme alla bell'e meglio, minimizzandone effetti e conseguenze. Ogni personaggio affronta i suoi demoni in modo diverso; Jessica, proprio come la nostra amata Mischa Barton in The O.C., trova conforto nella vodka; Skye, la ragazza che lavora da Monet's, si taglia e difende il suo autolesionismo dicendo "è quello che fai per non ucciderti." Anche all'avvicinarsi del finale di stagione, quando la serie si fa sempre più cupa (ma non voglio spoilerare troppo), rimane sempre onesta, risoluta e sensibile, mai superficiale.

3. La scelta di Katherine Langford nel ruolo di Hannah Baker
Diciamocelo: la serie dipende dalla scelta dell'attrice nel ruolo di Hannah. Avrebbero potuto fare un casino, magari scegliendo un grande nome — perché solitamente i grandi nomi portano grandi guadagni. Ma non l'hanno fatto. Hanno scelto un'attrice australiana che aveva recitato in esattamente zero altre serie tv. E tu non l'avresti mai detto. Non solo il suo accento americano funziona, ma ha anche il carattere giusto: Katherine rende l'atteggiamento vittimistico di Hannah condivisibile, quando scadere nel melodrammatico sarebbe stato infinitamente più facile. Quindi, nonostante un curriculum poco sostanzioso, tutti pensiamo che il suo cellulare non abbia smesso di suonare dal momento in cui 13 è andato in onda.

4. La scelta di una colonna sonora stupenda
È difficile sentirsi davvero parte di una scena senza musica, o ancor peggio, con una pessima musica. Immagina ora il momento in cui un personaggio (anche qui, non voglio spoilerare troppo) confessa a un altro di essere complice nell'omicidio di Hannah con Ed Sheehan che miagola in sottofondo. BUGIA. La canzone che accompagna la scena è Atmosphere - cover dei Joy Division - rifatta della band anni '90 Codeine, ed è stupenda proprio come il resto della colonna sonora.

5. I confini tra stereotipi del liceo sono labili
Per tutti coloro che hanno presente gli stereotipi tipici dei film per adolescenti degli anni '90 — tra reginette del ballo insopportabili e giocatori di football che più popolari non si può — vedere così tanti cliché fatti a brandelli non può che essere una soddisfazione. Prendi il classico hipster della classe: magrolino, con septum e capelli ossigenati. In 13 lo si vede prima sorseggiare un'enorme cioccolata calda come un disadattato con problemi di depressione, poi sfrecciare in decappottabile con i fighi del liceo mentre si fuma una canna. Uno che sopra il letto ha il poster dei Joy Division! E poi c'è Sheri, la cheerleader meno stronza mai esistita. E Taylor, il fotografo nerd che si scopre essere un pervertito. 13 fa oscillare una palla da demolizione tra questi stereotipi, ed è una gioia vederli crollare come castelli di carta.

6. Il modo in cui la serie TV descrive lo sguardo maschilista — senza però sfruttarlo
Quando Hannah viene votata come "miglior culo" del liceo, la telecamera non inquadra neanche per sbaglio il suo sedere. E non riprende neanche direttamente la foto fatta da Justin, se non di sfuggita; il punto di vista rimane sempre a distanza di sicurezza da quello maschilista così tipico dell'ambiente televisivo, ed è sempre dalla parte di Hannah, la vittima. Prendiamo l'episodio di Tyler, quando Hannah è stalkerata da un inquietante fotografo: il punto di vista da cui osserviamo lo svolgersi degli eventi è sempre quello della vittima, mai dell'aguzzino. Potremmo chiamarlo "sguardo senza genere", o sguardo che si concentra sull'empatia, ed è solo uno dei tanti elementi a cui i creatori della serie sono stati in grado di avvicinarsi con delicatezza.

7. Vedi anche: il modo in cui descrive la risposta maschile ai traumi di Hannah
Quando Clay non capisce che se il tuo sedere viene votato come migliore della scuola ti senti ferito, Hannah gli dice: "ancora una volta, tu e il centro del discorso siete praticamente sconosciuti," e "non sei mai stato una ragazza." Quando anche il padre non riesce ad afferrare la gravità di quella lista, la madre irrompe sulla scena e chiama l'accaduto con il suo nome: bullismo. In questa serie, commenti simili — commenti che scusano la mancanza di rispetto per il corpo femminile — non rimangono mai senza risposta.

8. Gregg Araki ha diretto alcuni episodi, e non dovrebbe sorprenderti
I fan di Gregg Araki, filmmaker specializzato in scenari urbani, potrebbero aver visto il suo nome tra i titoli di coda. E molti di loro potrebbero essere stati sorpresi nel vedere il regista di The Doom Generation e Mysterious Skin alle prese con una patinata serie di Netflix, ma non avrebbero dovuto. 13 porta infatti lo spettatore in un mondo di adolescenti solitari, autolesionisti e traditori; un mondo che l'obiettivo di Araki ritrae con passione da oltre tre decenni. Certo, gli attori scelti sono fantastici, ma anche chi sta dietro la macchina da presa non scherza.

9. Clay non è il cucciolotto indifeso che ti aspetti
Non sono stato sincero quando ho detto che la serie dipende interamente dalla scelta dell'attrice giusta per il ruolo di Hanna Baker, perché dipende allo stesso modo anche da quella di Clay Jensen. Dylan Minnette è perfetto nel ruolo di asociale con un bel faccino che ci mette UN'ETERNITÀ ad ascoltare le cassette. All'inizio sembra carino, l'unico dotato di un senso morale che può permettersi di accusare i compagni di classe per l'accaduto. Ma presto inizia ad allontanarsi dall'innocenza dei primi episodi. Mai fidarsi di un tizio che dice di ascoltare "band indie sconosciute" e poi in camera ha un poster degli Arcade Fire. 

10. La verità è un concetto relativo
No, Hannah non è la detentrice della verità assoluta. Anche lei mente ed è il narratore inaffidabile per eccellenza. O forse ha solo una pessima memoria? Come quando dice che Zach ha buttato la sua lettera, ma lui mostra a Clay una prova che testimonia l'esatto contrario. Il fatto è che tutti, Hannah compresa, hanno una loro verità che credono incontrovertibile. Seguire i diversi risvolti di tali verità è come sbrogliare le lucine dell'albero di Natale. Solo 100 volte più divertente.

11. Hannah è la vittima, ma non in modo melodrammatico
L'errore più grande che la maggior parte delle serie tv fa quando affronta l'argomento depressione è usare toni e modi sbagliati. La caricatura prevede solitamente adolescenti coricati sul loro letto che fissano il soffitto piangendo, magari ascoltando Everybody Hurts dei REM. Leggera variazione sul tema: adolescenti davanti allo specchio che fissano il loro riflesso piangendo, magari ascoltando Everybody Hurts dei REM. Sono sicuro che molti abbiano cercato segni chiaramente visibili dell'instabilità mentale di Hannah durante i numerosi flashback, ma lei è come tutti gli altri: sorride, a volte ride anche. Quello che la serie vuole farci capire è che anche se dall'esterno può sembrare che le cose stiano andando alla grande, magari non è così.

12. "C'è un KFC qui vicino, perché sento odore di pollo"
Prendiamoci un attimo di tempo per ammirare la perfezione di questa frase, detta con casualità da Jessica in uno dei suoi momenti 'non me ne frega un cazzo di nessuno'. Nell'istante in cui la senti, capisci che la prossima volta che sarai in giro con gli amici e qualcuno non avrà voglia di scavalcare la staccionata che vi separa da una fighissima casa abbandonata, l'unica cosa di cui avrai bisogno per convincerli saranno queste nove parole. Nient'altro.

13. Tony, Tony, Tony
Tony è il personaggio più strano della serie, o sbaglio? Se non sta lucidando la sua Mustang rossa è sicuramente alle calcagna di Clay, stalkerandolo con il suo musetto tutto preoccupato. Eppure anche Tony, che Clay definisce uno "Yoda non d'aiuto", ha un lato oscuro. Quando qualcuno non si comporta bene con la sorella, non ha problemi a massacrarlo di botte, perché questo è il modo in cui la gente si fa giustizia nella sua parte della città. A scuola, Tony è ancora più misterioso. Sembra fuori posto, come se l'avessero bocciato più di un paio di volte. E poi i suoi capelli cotonati, una meraviglia che fa venir voglia a chiunque di rasarsi i capelli a zero. Non riesco a capirlo. È il personaggio più strano, ma non posso non amarlo.

Crediti


Testo Oliver Lunn