Fotografia di Ashley Armitage

guida pratica per distruggere gli stereotipi di bellezza con la fotografia

"Credi che la fotografia sia un'industria elitaria?" "Assolutamente. È un’industria elitaria, classista, sessista e razzista. Il cambiamento sta arrivando, ma c’è ancora molta strada da fare."

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15 agosto 2018, 7:00am

Fotografia di Ashley Armitage

A luglio l'azienda di rasoi per la depilazione femminile Billie ha lanciato una campagna pubblicitaria tanto semplice quanto dirompente. Tutti ne hanno parlato, anche se il concept dietro lo spot di cui tanto si è pontificato potrebbe sembrare semplice: in un video di 55 secondi, quattro donne esaminano attentamente il proprio corpo e in particolare le zone dove hanno più peli.

Alcune di loro si depilano, altre no.

"Quando vuoi, se ti va di depilarti, noi ci siamo." Il video si chiude con questa frase. The end.

Non è ridicolo che un prodotto creato per depilarsi sia sempre stato pubblicizzato senza mostrare neanche un singolo pelo ? Forse sì, ma se pensiamo alla storia della rappresentazione del corpo femminile, sempre intonso e liscissimo, la cosa non dovrebbe sorprenderci più di tanto.

Se le reazioni che hanno accolto la campagna sono state così positive, il merito è anche di chi quella campagna l'ha girata e fotografata. Si tratta di Ashley Armitage giovane artista con un'estetica dai toni pastello, atmosfere sognanti e protagoniste femminili coraggiose. Nei suoi scatti, Ashley racconta storie di solidarietà femminile e parla apertamente di sessualità, offrendo una prospettiva priva di filtri sulla condizione della donna contemporanea.

"Avevo circa 14 anni quando su Tumblr ho trovato questa foto pazzesca, una donna nuda con un lupo sulle spalle, realizzata da Ryan McGinley," mi spiega Ashley quando le chiedo qual è la prima foto ad averla davvero colpita. "Trovavo davvero figo vedere un corpo nudo non caratterizzato sessualmente. Lì c'era una donna forte e nuda che guardava dritto in camera. Era completamente diversa da tutto quello che avevo visto fino ad allora."

In questa intervista, abbiamo voluto conoscere meglio Ashley e chiederle qualche consiglio sul modo migliore per per distruggere gli stereotipi di bellezza con la fotografia.

Raccontami qualcosa di te e della tua infanzia...
Sono cresciuta a Seattle in una famiglia di Testimoni di Geova. Mia madre, però, fu scomunicata quando io avevo cinque anni. La cosa positiva è che non sono dovuta crescere in un culto sessista e isolato dal mondo, ma quella negativa è che quell'evento mi ha separato da tutto il resto della mia famiglia.

Come e quando ti sei avvicinata al mondo della fotografia?
Mio padre ha sempre desiderato diventare un fotografo, ma hai Testimoni di Geova non è permesso andare al college, quindi ha sempre lavorato come commesso di scarpe da Nordstrom. Penso che abbia voluto offrirmi quell’opportunità che a lui era stata negata. Quando avevo 15 anni, fu lui a comprarmi la mia prima fotocamera analogica. Da quel momento abbiamo iniziato a fare delle gite per provarla e fotografavamo tutto quello che ci circondava. Al liceo avevo sempre la mia Canon AE-1 con me. Facevo foto ai miei compagni di classe in pausa pranzo, in classe e dopo la scuola, mentre giocavano a frisbee. Mi sono iscritta al corso di produzione video dell’università della California, a Santa Barbara, quando però ho iniziato le lezioni, ho sentito talmente tanto la nostalgia di casa che mi sono trasferita all’università di Washington e mi sono iscritta a fotografia. Mi sono laureata due anni fa e da sei mesi faccio la fotografa full time. Prima lavoravo in un negozio dell’usato e scattavo foto appena potevo, nel tempo libero.

Ecco, tu hai studiato fotografia all'università. Credi sia un passo necessario?
No, non penso che serva studiare fotografia. Io alla fine mi sono laureata in fotografia, ma solo dopo aver cambiato due facoltà (UCSB e il community college), quindi in realtà ho perso tutte le lezioni tecniche di fotografia. La maggior parte delle cose le ho imparate da autodidatta. All’università ho studiato storia dell’arte e ho imparato a scrivere.

Come riesci a creare immagini fresche e nuove in un'industria ormai satura?
In questo mondo così saturo di immagini, noi artisti siamo costantemente in contatto tra di noi. Spesso, inconsciamente, mi ritrovo a fare riferimenti ad altre foto o a film quando scatto. Prendo pezzi di altre cose e li unisco per creare qualcosa di mio. Sono sempre su Tumblr, guardo tanti film anni '70 e '80 per trovare nuove ispirazioni. In questo momento mi ispiro molto ai film di Éric Rohmer; i suoi accostamenti di colori sono favolosi.

Per quanto riguarda l'originalità, come riesci a non perderla quando sembra ormai che tutto sia già stato scattato?
Questa è una cosa difficilissima. Ci penso molto spesso. A volte faccio qualcosa e penso che sia nuovo e originale, ma in realtà poco dopo scopro che è già stato fatto da altri. Credo sia giusto prendere elementi del passato e dargli nuova vita. Adoro prendere ispirazione dalle foto di moda degli anni '80 e '90, per poi modificare un elemento, come la luce magari.

Quanta competitività c'è tra giovani fotografi?
È un ambiente competitivo perché siamo tantissimi, ma io non sono qui per fare concorrenza a nessuno. Mi piace quando lavoriamo insieme e ci diamo supporto l’uno con l’altro. Ognuno di noi ha i suoi talenti e un suo punto di vista specifico.

Pellicola o digitale? Per farcela è necessario investire quantità ingenti di denaro in attrezzature?
Io scatto al 90 percento su pellicola, ma a volte su progetti molto grandi è richiesta un’enorme quantità di materiale e quindi scatto sia su pellicola, sia in digitale. L’ultima volta che ho dovuto scattare in digitale era lo scorso dicembre, quindi non mi capita molto spesso. Scattare e sviluppare le pellicole ha costi molto alti e, a volte, nei progetti editoriali non riesco a coprire tutte le spese. L’attrezzatura che uso è molto economica (ho pagato solo 20 dollari per la mia fotocamera). Tutto il resto l’ho comprato nel negozio di usato dove lavoravo prima—c’era un fotografo che ogni tanto ci regalava luci, cavalletti e cose simili.

Qual è la sfida più grande da affrontare in quanto fotografa?
La mia sfida più grande oggi, come freelance, è richiedere un compenso adeguato. Tantissimi shooting per cui vengo chiamata non hanno budget o hanno budget davvero ridicoli, quindi anche se provo a negoziare, semplicemente mi ignorano e poi trovano un giovane emergente che fa il lavoro gratis.

Credi che la fotografia sia un'industria elitaria?
Assolutamente. È un’industria elitaria, classista, sessista e razzista. Il cambiamento sta arrivando, ma c’è ancora molta strada da fare.

Come riesci a trovare un equilibrio tra esigenze creative e commerciali?
Mi ritengo piuttosto irremovibile e scatto solo seguendo il mio stile creativo. Per fortuna, non mi capita spesso di essere contattata per progetti radicalmente diversi dal mio immaginario. A volte, certo, devo essere più flessibile e rinunciare a certe cose per soddisfare il cliente, ma nella maggior parte dei casi riesco a esprimere la mia creatività.

Quale consiglio vorresti dare a chi ha intenzione di intraprendere la carriera di fotografo a tempo pieno?
È molto difficile, soprattutto per chi studia e deve fare un altro lavoro per mantenersi. Io organizzavo sessioni di shooting con i miei amici appena avevo un'ora libera. Siccome all'inizio non potevo pagare molto e stavo cercando di costruirmi un portfolio decente, ai modelli offrivo pasti o stampe. Il mio consiglio è semplice, comunque: scattare il più possibile e poi condividere con il mondo intero, per iniziare a fare sentire la propria voce. Alla fine, ci si costruisce un pubblico affezionato.

Quanto pensi alla fruibilità dell'immagine sui social media, e su Instagram in particolare, nel momento in cui scatti?
Penso che l’unico momento in cui Instagram ha un impatto sul modo in cui creo la mia arte è quando scatto immagini di nudo. Purtroppo Instagram non le accetta, quindi quando scatto questo tipo di foto, faccio anche una versione “Instagram friendly” in cui i soggetti sono vestiti. Ho provato a censurare o sfocare il nudo, ma anche queste immagini vengono rimosse dal mio profilo.

Hai fiducia nel futuro della fotografia? Quale credi sia la direzione in cui questa industria si sta muovendo?
Assolutamente sì! La pellicola sta tornando, ed è fantastico. Una tendenza oggi è quella di privilegiare le immagini in movimento piuttosto che quelle statiche. Penso che presto tutti dovremo essere in grado di scattare entrambe le opzioni.

Perché la stampa è ancora così importante?
Internet è reale, molto reale, ma anche transitorio. La stampa è importante perché crea un prodotto tangibile e che dura nel tempo. Ogni volta che lavoro con un quotidiano o un magazine, cerco sempre di recuperarne una copia. Il prodotto reale dà più valore alla creazione.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.