come non farti rovinare le vacanze da instagram

Se sei in spiaggia da 20 minuti e hai già fatto 20 foto, sei capitato sul link giusto.

di Emily Goddard; traduzione di Giulia Fornetti
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lug 6 2018, 1:40pm

Immagine via Instagram

Eva ha 21 anni e le ultime tre vacanze che ha fatto sono state uno schifo. Non si è rilassata per niente, perché sapeva perfettamente che ogni singolo istante sarebbe stato fotografato e poi approdato sui social pochi secondi dopo.

“La mia prima vacanza è stata in Turchia quando avevo 16 anni, ai tempi ero una 44, quasi 46,” ci racconta Eva. “Nelle foto mi mettevo sempre dietro e cercavo di fare in modo che parte del mio corpo fosse fuori dall’inquadratura. Sapevo che in spiaggia le mie amiche non avrebbero mollato un attimo il telefono, quindi per vergogna al posto del bikini arrivavo con tuniche informi per coprirmi il più possibile. Oggi quando guardo quelle foto non ho nessun bel ricordo, anzi, l’unica cosa che mi viene in mente è quella sensazione di costante disagio.”

Per millennials e giovani della generazione Z i social media hanno un ruolo enorme in vacanza. Eva, come ogni altro suo coetaneo, non nasconde di aver visitato un posto in particolare solo per scattare la foto Instagram perfetta, passando poi la mezz’ora successiva con gli occhi incollati al telefono, modificando l’immagine e preparandosi al fatidico momento della condivisione.

Eva tra poche ore ha un volo per Amsterdam, ma a differenza di qualche anno fa, oggi porta la 42 e ha cancellato i suoi account sui social. È piuttosto sicura che questo sarà un bel viaggio. “Sono più felice da quando ho cancellato Instagram, Facebook e Snapchat,” dice. “Invece di fare selfie, passo più tempo a leggere o fare foto per immortalare un momento speciale, non per prendere più like possibili su Instagram.”

Susan Sontag l’aveva già capito 40 anni fa, quando criticava l’ossessione a scattare troppe fotografie turistiche, che vedeva come un’esigenza di “confermare la realtà e migliorarla attraverso le foto.” Ma Susan non avrebbe mai potuto immaginare al livello di dipendenza da smartphone a cui siamo arrivati oggi, né ipotizzare il legame tra i social media e status sociale. Non per nulla, alcuni studi dimostrano che Instagram peggiorerebbe la salute mentale dei suoi utenti.

Poche ore di sonno, bassa autostima, FOMO, ansia e depressione sono solo alcuni dei sintomi osservati tra i nativi digitali che utilizzano con particolare frequenza i social media, secondo quanto osservato dal dottor Phil Lurie, psicologo clinico presso la struttura Child and Adolescent Mental Health Services.

Per il ricercatore, il risultato finale è l’innestarsi di un ciclo negativo che tutti ben conosciamo: sentiamo il bisogno di approvazione da parte degli altri, quindi iniziamo a controllare ossessivamente i nostri post, non riuscendo a goderci davvero il momento che stiamo vivendo se prima non lo condividiamo sui social, e finché il post non raggiunge il successo sperato non ci sentiremo mai pienamente soddisfatti dell’esperienza che stiamo facendo. “È impossibile apprezzare qualcosa se continui a pensare ‘devo condividere questo momento con gli altri e solo se riceverò un certo numero di like sarò certo di vivere un momento meraviglioso,’” conclude.

Hannah, 24 anni, vive a Londra, e come Eva, ha ridotto drasticamente la sua presenza sui social dopo essersi resa conto della sua dipendenza da Instagram e affini: “Se non postavo una bella foto e se i miei amici non commentavano o mettevano like, mi sembrava che quello che stavo facendo non fosse poi così bello,” dice. “Oggi condivido ancora qualcosa, ma la maggior parte delle foto che faccio le tengo per me.”

Tuttavia, Lurie sostiene che sia piuttosto improbabile al giorno d’oggi impedire alla gente di condividere, perché probabilmente abbiamo già superato il punto di non ritorno. “Dobbiamo accettare il fatto che i giovani oggi vivano con il telefono in mano, letteralmente,” commenta.

Anche la consulente Katerina Georgiou è d’accordo. Chiedo a entrambi come dovremmo modificare il modo in cui usiamo i social per evitare di rovinarci le vacanze anche quest’anno. Questi sono i loro consigli.

Chiediti se i social media stanno prendendo il controllo della tua vita.
Documentare quello che facciamo nella nostra vita quotidiana è normale, ma quando diventa un’ossessione può avere un impatto negativo sul sonno e sull’autostima, scatenando episodi di ansia e depressione.

Se ti rendi conto che anche cinque minuti senza iPhone ti sembrano una tortura, Georgiou suggerisce di scollegare i tuoi account Instagram, Facebook e Twitter per un’ora al giorno. Un’altra soluzione piuttosto semplice sarebbe lasciare il telefono a casa quando usciamo, ma il rischio è poi di passare il tempo pensando a cosa postare una volta rimesse le mani, o meglio i pollici, sullo schermo.

Per Lurie, potrebbe comunque essere l’occasione giusta per accorgerti che mezza giornata senza smartphone non è la fine del mondo, perché a nessuno interessa se posti o non posti. Ops.

Cerca di non scollarti dalla realtà per incollarti all'iPhone.
Hai risparmiato tutto l’anno per questa vacanza e ora sei finalmente in spiaggia, ma invece di goderti il calore del sole sulla pelle e incazzarti perché hai sabbia ovunque, passi il tempo a controllare le notifiche per vedere quanti like hai fatto con quel selfie in costume.

E qui entra in gioco la mindfulness, ciè la capacità di godersi semplicemente il presente senza troppi sbattimenti. Spesso considerata una pratica pseudo-hippie, Lurie ci spiega invece che “un esercizio di mindfulness potrebbe svoltarvi la giornata.” Quello che ci consiglia? Concentrarsi su quello che ci circonda e individuare cinque cose da osservare, quattro cose da ascoltre, tre cose da sentire, due cose da odorare e una cosa da assaporare.

Diteci poi se ha funzionato.

Lascia perdere la FOMO. Davvero.
A prescindere dalla situazione, quando sembra che gli altri si divertano, è molto facile chiedersi “perché anche io non mi sto diverto così tanto?” L’ansia e i pensieri paranoici su quello che ci stiamo perdendo possono rendere la nostra vita un vero incubo, spiega Lurie.

In questi casi la soluzione è una sola: ricordarsi che Instagram è una specie di “curriculum della felicità” contemporaneo. Ma (quasi) tutti mentono sul curriculum.

È facile dimenticare che quello che vediamo sui social altro non è che una narrazione alternativa della vita dei nostri contatti, un’accuratissima selezione dei loro momenti migliori, che vengono poi attentamente modificati e pompati con i giusti filtri. “Nessuno documenta il restante 90% della propria vita, quello fatto di scazzi e cose noiose,” conclude Lurie.

Non succede nulla se defollowi.
Eva scrollava Instagram e intanto pensava a quanto poco le piacesse il suo corpo, tanto da spingerla a coprirsi anche con 40 gradi all’ombra. I costumi erano per le amiche magre e toniche. Ed ecco spiegato come si distrugge la propria autostima in un giorno.

Anche qui, l’equazione Instagram = CV della felicità può aiutare a mettere le cose in prospettiva e sviluppare una visione più realistica delle immagini che vediamo online, perché “tutti hanno i loro problemi, a prescindere da quanto felici e perfetti possano sembrare su Instagram,” come spiega Georgiou.

Lurie consiglia invece di scegliere con occhio critico quali account seguire e quali no. “Se siamo invidiosi del profilo Instagram di qualcuno, la soluzione è una sola: smettere di seguirlo.”

Non pensare che il cyberbullismo sia meno grave delle altre forme di bullismo.
Forse la cosa più inquietante dei social media è l’incapacità di sfuggire alla negatività che deriva dal confronto con perfetti sconosciuti. In passato il bullismo era limitato al cortile di scuola o al tragitto casa-scuola, ma oggi le vittime di bullismo possono trovarsi ovunque nel mondo e in qualsiasi momento della loro vita.

“Se sei vittima di commenti crudeli, non affrontarli da solo,” spiega Lurie. “Condividili con qualcuno di cui ti fidi e segnala l’utente alla piattaforma social. Non sentirti obbligato a sopportare questa violenza che, per quanto comune, non dovrebbe essere accettata."

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.