wouldyou comeforbreakfast? è l'editoriale che tutto sembra, tranne che un editoriale

La colazione è il pasto più importante della giornata, no? E allora perché non scattare per un progetto fotografico amiche e amici mentre bevono il loro caffè?

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ott 30 2018, 10:39am

Un caffè nero da asporto con un croissant passeggiando in tubino nero, perle e occhiali da sole sulla Fifth Avenue di New York City, come Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany; oppure di fronte ad una pila di pancake e pancetta, in un anonimo grill, come John Travolta in Pulp Fiction.

La colazione è un rito ancestrale che accomuna tutti gli esseri viventi. Un rito di meditazione. C'è chi si prepara una tazza di tè verde giapponese mescolando lentamente la polvere di macha in completa solitudine, e chi condivide allegramente caffè e cornetto con famiglia, amici o colleghi.

E proprio un invito alla convivialità sembra essere il messaggio nascosto nelle immagini scattate dal fotografo Paolo Zerbini in Would you COMEFORBREAKFAST?, diario quotidiano per immagini che attraverso l’occhio di Paolo descrive alla perfezione il brand COMEFORBREAKFAST, appunto.

Creato nel 2010 da Antonio Romano e Francesco Alagna, questo marchio sceglie di presentarsi oggi al pubblico con un progetto fotografico scattato fra Londra e San Benedetto del Po in provincia di Mantova, che diventa una storia visiva in cui si intrecciano le scelte di stile personali dei protagonisti che entrano in dialogo con i capi del brand, non interpretando un mood ma vivendolo in prima persona.

C'è Vittorio, 60 anni, che sceglie pane secco inzuppato nel caffellatte - come penso innumerevoli padri italiani della loro generazione, compreso il mio - indossando un trench bianco e occhiali da aviatore. C'è Dale, immortalata come una diva di Hollywood in abito lungo (sarà seta?) con una flûte di champagne tra le mani, mentre sbocconcella una inglessissima apple crumble alle 10:30 di un sabato mattina.

Questo progetto, ci racconta Paolo, "Nasce dal desiderio di fotografare sempre le persone che amo e che trovo travolgenti, e di elevarle verso un mondo che non sia semplicemente il quotidiano. I ragazzi di COMEFORBREAKFAST, chiedendomi di interpretare il momento della colazione mi hanno finalmente dato lo slancio giusto per farlo."

Capispalla, abiti, giacche in pelle e accessori compongono il vocabolario di questo marchio capace di cogliere gli stimoli eclettici della cultura urbana. "L’opportunità di scattare storie di moda," prosegue Paolo, "penso mi dia la scusa per approfondire alcuni aspetti delle persone che trovo affascinanti, ricreandoli sul set e giocandoci, perché una storia di moda deve essere sempre anche un po’ un divertissement."

Quando gli chiedo un highlight del tempo passato sul set, mi risponde convinto: "Uno dei momenti più belli è stato quello in cui sono riuscito a convincere la signora che è stata la mia tata durante l'infanzia a indossare un trench di ecopelle nero lungo fino ai piedi con rossetto rosso fuoco preso in prestito dalla figlia." Il risultato? "L'ho fotografata con un'espressione molto seria in viso, e tutto d’un tratto questa signora dolcissima e pluri nonna ormai si è trasformata in una sorta di dominatrix bavarese."

Ma non è tutto, perché il progetto fotografico di COMEFORBREAKFAST è stato realizzato in città e paesi diversi. "Ad Anversa ho fotografato un vecchissimo amico," ricorda Zerbini. "Ci siamo rivisti dopo 14 anni e l'ho trovato con una lunga chioma ramata e una barba anni '70. Ma ho anche immortalato amici che vivono in appartamenti molto lussuosi, altri in capannoni occupati, al bar, in casa, a letto, in cucina, nella piazza del mio paese e su una barca sul Tamigi."

Paolo riassume così il progetto a cui ha lavorato: "È stato un mese e mezzo molto intenso, in giro per l'Europa insieme a questi capi unici e preziosi. Adesso ci rido su, ma le due settimane in cui metà della collezione è rimasta 'in transito' nei depositi dell'UPS senza informazioni a riguardo sono state un incubo."

Prima di lasciarci, inevitabilmente penso che l’unica cosa che manca sfogliando il suo lavoro fotografico sia una colonna sonora. Paolo è già al telefono preso dal suo prossimo impegno, ma mi dice: "Hai ragione, se il mio lavoro fosse una musica sarebbe un bel casino, ma ci divertiremmo a ballarlo!".

fotografia_luca_zerbini_comeforbreakfast_editoriale
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Crediti


Testo di Fabrizio Meris
Fotografia di Paolo Zerbini