All photos courtesy of Guy Marineau

le palace non era solo lo studio 54 di parigi, ma molto di più

Era qui che ballavano AndyWarhol, MickJagger, Grace Jones, i punk e gli aristocratici francesi. Ed è merito loro se un club come tanti è diventato il primo "safe space" di Parigi.

di Antoine Mbemba
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16 novembre 2018, 11:30am

All photos courtesy of Guy Marineau

Durante l'ultima tornata di Settimane della Moda, Gucci ha presentato la sua collezione primavera/estate 19 all'interno del leggendario nightclub parigino Le Palace. Anche solo l'annuncio della location scelta, dato qualche settimana prima della sfilata, è bastato per mettere in subbuglio il microcosmo della moda. Per un francese, però, non si tratta di una sorpresa: mettere "Gucci" nella stessa frase di "Le Palace" è garanzia di successo. Si tratta di una combinazione perfetta, che unisce il brand più amato dai millennial a un'istituzione della vita notturna di Parigi, il luogo simbolo di un'era ormai finita che in qualche modo ancora affascina tutti noi.

Sul successo di Gucci si è già detto e scritto molto, mentre quello del Le Palace è più difficile da comprendere per chi non è cresciuto nella capitale francese. Dal suo arrivo al timone della maison, Alessandro Michele ha dato vita a un "multiverso" estremamente attraente per gli under 35, sebbene nei decenni precedenti non fosse mai stato questo il target principale degli esperti di marketing di casa Gucci. Ma come si lega tutto questo a un locale notturno simbolo della seconda metà dello scorso secolo?

Per capirlo, è lecito chiedersi da dove nasca la fascinazione di Gucci per Le Palace. È solo un'espressione dell'amore di Alessandro Michele per la Francia (amore già ampiamente dimostrato in precedenza con una campagna pubblicitaria ambientata nella Parigi del '68 e una sfilata tenutasi ad Arles), oppure significa che Le Palace e i ricordi che porta con sé hanno ancora una certa rilevanza nel 2018?

Le Palace club Parigi foto archivio

È vero, sembra che ogni interrogativo in questa riflessione non porti a risposte, ma ad altre domande. Ed è così. Ecco perché per capire cosa fosse davvero Le Palace e cosa significasse per i suoi frequentatori ho iniziato a cercare indizi in un libro sulla vita del cronista di questo club Alain Pacadis.

Infaticabile creatura notturna (fino alla sua morte, avvenuta all'età di 37 anni), Pacadis è stato sia attore che commentatore delle notti d'oro del Le Palace. Fu lui a tuffarsi a capofitto in quelle mitiche serate per emergerne il mattino successivo con racconti sempre nuovi da pubblicare nella sezione spettacoli del quotidiano francese Libération.

"[...] L'ascesa di un individuo come Alain Pacadis sembra impensabile al giorno d'oggi. È il simbolo di un'epoca in cui la solidarietà e la fratellanza hanno reso possibile il fiorire di molte correnti radicali. Oggi questi movimenti non sono morti, ma hanno trovato nuovi canali di espressione", scrivono a questo proposito Alexis Bernier e François Buot nel loro libro Alain Pacadis: Itinéraire d'un dandy punk.

Le Palace club Parigi foto archivio

In un mondo lacerato da numerose crisi economiche, sociali e politiche, i giovani di oggi spesso scelgono di rifugiarsi nella fantasia, e Le Palace è un ottimo punto da cui partire. Proprio come lo Studio 54 di New York, dal 1978 al 1983 questo club fu un tempio dedicato al culto degli audaci e dei creativi; uno spazio in cui grandi personalità come Andy Warhol, Mick Jagger, Grace Jones, Patrick Dewaere, Roland Barthes, Grandmaster Flash o Jean Paul Gaultier potevano darsi alla pazza gioia, divertirsi e fare festa in mezzo a perfetti sconosciuti. Le Palace era il rifugio segreto di aristocratici, punk, operai, giornalisti e dell'intera comunità LGBT parigina. Era quello che oggi chiamiamo uno spazio sicuro, ma molto prima che questa espressione diventasse di dominio pubblico.

E cosa rimane oggi di tutto quel fermento? La cultura ha nuove icone, certo. Ma ha anche conquistato, colonizzato e fatto suoi nuovi spazi? Guardando alle strade di Parigi, sembra che la tendenza sia quella di ramificare e ampliare le dimensioni di questo fenomeno, perdendo però in coesione e senso di appartenenza. Le persone oggi sanno di poter andare in Ring Road per divertirsi, ma non esiste più un luogo dove si è certi di poter entrare ogni notte, in cui sentirsi parte di una comunità ed essere accettati senza se e senza ma.

Alla luce di queste riflessioni è quindi chiaro che tra le pareti del Le Palace, Gucci ha trovato il Santo Graal della giovinezza: un modo per rallentare il tempo e un rifugio dai frenetici cicli culturali del 2018 in cui celebrare la bellezza della vita, dimenticandosi per un attimo tutto quello che ci circonda.

Le Palace club Parigi foto archivio
Le Palace club Parigi foto archivio
Photo by Guy Marineau
Le Palace club Parigi foto archivio
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Le Palace club Parigi foto archivio
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Le Palace club Parigi foto archivio
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Le Palace club Parigi foto archivio
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Le Palace club Parigi foto archivio
Photo by Guy Marineau

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L'equivalente italiano del Le Palace? Probabilmente il Plastic. Vedere per credere:

Crediti


Testo di Antoine Mbemba
Fotografia di Guy Marineau

Questo articolo è originariamente apparso su i-D France