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mirko sata, il tattoo artist dei serpenti più famosi di instagram

I serpenti tatuati da Mirko sono ovunque. E sono stupendi. Noi di i-D l'abbiamo incontrato per chiedergli cosa simboleggiano e perché sono diventati il suo biglietto da visita nel mondo dei tatuaggi.

di Mattia Ruffolo
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26 marzo 2018, 2:41pm

Fotografia di Alessio Costantino.

Ogni tatuatore ha un suo stile, ma pochissimi hanno uno stile così riconoscibile e Instagram-friendly come Mirko Sata. I suoi serpenti sono ovunque sui social network, ricevono decine di migliaia di like e chiunque li abbia visti ha desiderato almeno una volta di farsi tatuare da lui.

Milanese di nascita, Mirko è uno dei soci di Satatttvision, che non è "solo" uno studio di tatuatori, ma un polo creativo attorno al quale gravitano artisti e talenti legati al mondo dell'arte, della musica e della moda. Una prova dell'eclettismo dei membri di SATA? La linea di gioielli che Mirko stesso ha creato in collaborazione con Nove25, ricca di riferimenti e simboli nascosti.

Incuriositi dalla complessa estetica dei suoi tatuaggi, abbiamo incontrato Mirko per farci raccontare la sua storia e quella dei suoi serpenti. E se dopo aver letto la sua intervista vi verrà voglia di alzare il telefono e chiamare Satatttvision, beh, la colpa non è nostra, ma della bravura di Mirko.

Da quanto tempo lavori come tatuatore? E cosa facevi prima?
Prima di fare il tatuatore spacciavo. Ho studiato scenografia all'Accademia di Belle Arti qui a Milano, ma dopo la laurea ho capito che la gavetta sarebbe stata infinita. In Italia non ci sono fondi per il teatro, proprio non ci sono i soldi per farlo.

E in quel periodo tatuavi già?
No, ho iniziato a 23 anni, che per gli standard di questo mondo è abbastanza tardi. Ho scelto di iniziare a tatuare quando ho capito che questo lavoro poteva farmi guadagnare bene. Forse è sterile parlare così di denaro, ma sono sempre stato molto pragmatico. Non vengo da una famiglia ricca, quindi ho dovuto trovare il modo per arrivare a una certa stabilità economica. Quindi ho pensato: so disegnare, gli amici scoppiati su cui fare esperienza li ho, perché non provarci? Di lì tutto è successo alla velocità della luce.

Che significato ha per te il serpente. Perché l'hai scelto come simbolo?
Il serpente arriva dai miei sogni. Sin dall'infanzia, la mia sfera onirica è sempre stata molto forte; quello del rettile è un sogno ricorrente che faccio da quando sono bambino. L'ho visto infinite volte, in infinite forme diverse. È come se il serpente fosse un simbolo che inconsciamente porto da sempre nel mio essere: in quel momento iniziare a tatuarlo è stato un passo spontaneo, come è stato poi naturale reiterare quell'azione tutti i giorni, nei periodi che sono venuti dopo, quanto tutti hanno iniziato a chiedermelo ed è diventato virale.

È noto ormai che non fai mai schizzi preparatori...
Io disegno sempre a occhio nudo, se vai sul mio profilo Instagram ci sono un sacco di immagini che testimoniamo questa cosa. Questa caratteristica mi contraddistingue dagli altri tatuatori, ma la tecnica freehand ha origini antichissime: lo facevano i giapponesi, ma anche le tribù delle Isole del Borneo. Potremmo definirlo come il tatuaggio classico della cultura del tatuaggio, perché quello realizzato con stencil è una derivazione della cultura americana. Insomma, non ho inventato un c***o, per intenderci; semplicemente, applico una tecnica molto più antica di quelle che siamo abituati a vedere oggi.

Chi è il tuo cliente ideale?
Sai, il serpente ha un forte lato subliminale. Forse è per questo che a farsi tatuare da me sono in maggioranza donne. Buona parte della mia clientela è di sesso femminile, ma non credo che la ragione sia un soggetto non "maschile", piuttosto, la scelta ha a che fare con questa sua subliminarietà. Per certi versi, il serpente ricorda la forma di un fallo, mentre per altri aspetti ha la delicatezza delle forme femminili. È morbido, si contorce e muove sinuoso, avvicinandosi così maggiormente al mondo femminile.

Parlando di tatuaggi in generale, credi che internet abbia cambiato il modo in cui il tatuaggio viene percepito?
Quando ho iniziato a tatuare internet esisteva già. Di conseguenza, non saprei immaginare i tatuaggi senza internet. Forse questa domanda dovremmo farla a chi ha più esperienza di me e lavora in questo settore da più tempo, qualcuno che magari si è creato i clienti sulla base della fiducia e del passaparola. Era un mondo più "da strada", io invece non so come sarebbe andata senza Instagram o altri social network, perché è su queste piattaforme che ho fatto conoscere (ed esplodere) i miei lavori. Senza questi strumenti, oggi non avrei la mole di lavoro che ho. Devo quasi tutto a internet, insomma. Inoltre, le nuove tecnologie mi hanno sempre affascinato, non mi ha mai spaventato espormi in modo massiccio sui social network; anzi, li ho sempre percepiti come strumenti validi per far conoscere il mio lavoro. Poi certo, ognuno ne fa l'uso che vuole. Anche di m***a, se gli va.

Cos’è SATA?
SATA è la nostra crew. È nata nel 2006, quando da ragazzini abbiamo iniziato a fare i vandali e imbrattare Milano con i nostri graffiti. Non c'era la paura dei possibili guai con la legge. Poi abbiamo notato che tra di noi c’era qualcuno che aveva gli stessi interessi: arte, musica, disegno e così via. Il risultato è che in questo studio non facciamo solo tatuaggi, ma seguiamo tanti progetti collaterali; io ad esempio disegno gioielli con Nove25, mentre Andrea—il mio socio— è un artista, crea quadri e sculture. Ma prendi anche questa giacca, l'ha creata Jessy, un altro componente di SATA: ha fatto quel disegno così, cazzeggiando, ma è uscito così bene che l'abbiamo voluto riprodurre sulla giacca.

Parliamo infine della tua collezione di gioielli. Come si struttura?
Tutto il design è basato sulla recodificazione della simbologia zodiacale, partendo però dai quattro elementi: la sirena, intesa come figura mistica appartenente alla mitologia nordica, evoca l'acqua; la chimera è un leone con coda di serpente e ali, che rappresenta invece il fuoco; poi c'è il serpente, che è il simbolo della terra e, infine, la figura enigmatica del corvo simboleggia l'aria.

Qualche tempo fa siamo stati alla convention di tatuaggi più grande d'Italia e abbiamo fotografato i suoi assurdi partecipanti. Il reportage lo trovate qui:

Crediti


Testo di Mattia Ruffolo
Fotografia di Alessio Costantino

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