intimi ritratti di persone con cicatrici difficili da guardare

Sophie fotografa la bellezza delle cicatrici, delle persone che le portano e delle storie di rinascita che nascondono.

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apr 27 2018, 1:46pm

Nella cultura cinematografica mainstream le cicatrici sono una caratteristica tipica dei cattivi, come se i difetti esteriori rispecchiassero quelli interiori. Scar ha una cicatrice in Il Re Leone, così come Joker in Batman e così come tutti (o quasi) gli antagonisti di James Bond. Spento lo schermo, sembra comune guardare alle cicatrici altrui con un misto di paura e fascinazione. Cos'è? Come te la sei fatta? Senti qualcosa se la tocco? Ti fa ancora male?

Attraverso la sua serie di ritratti Behind the Scars, la fotografa irlandese Sophie Mayanne mettere sottosopra questo stereotipo. Si tratta di fotografie che celebrano la bellezza delle cicatrici, delle persone che le portano e delle storie di rinascita che nascondono.

“When I was young, I pulled a cup of hot boiling tea off the counter. As a result, it burnt my left shoulder down to my left breast and stomach. My scar has been with me since I was 11 months old -- it is all I know, I don’t even remember my body without a scar. I have my confident days where I say, "It’s just a scar.” I’m sure everyone has a scar. I’ve definitely had my bad days, but only when I meet a new face and they stare at it in disgust. It makes me think, OMG is there something on my body? And then I remember the burn, lol. I wear this scar because it is a part of me. It’s just a scar." Bintu

"Mi sono sempre interessata agli individui," racconta Sophie. "In quanto fotografa, ho la capacità di influenzare le persone attraverso il mio lavoro. Potrei continuare a scattare uno stesso tipo di bellezza, oppure posso creare opere che siano più di un semplice stereotipo. Behind the Scars celebra le cicatrici di ogni forma e dimensione, ma anche le storie che ogni cicatrice porta con sé. Ci sono donne, uomini, bambini, cicatrici lasciate da operazioni chirurgiche, ma anche da incidenti. Credo sia un modo per parlare della resilienza umana, sia a livello fisico che mentale. Cerco di raccontare il percorso di accettazione di sé che deve necessariamente intraprendere chi si ritrova il corpo attraversato da una cicatrice. Molti dei miei soggetti vivono la sessione fotografica come una sorta di trofeo che si sono guadagnati, come la prova del fatto che hanno imparato ad amarsi, nonostante tutto. Sono storie di coraggio, forza e bellezza in mille forme diverse."

"The last few months have been extremely challenging as the condition of my skin has deteriorated massively. From 18 months old, when I was diagnosed with epidermolysis bullosa to earlier this year, I was able to live an almost normal life despite my skin, it was easy to hide and easy to manage. But earlier this year it started getting rapidly worse and I am now able to do less of the things I once could. My confidence and self-esteem is almost non existent most of the time. So much of my day is spent managing my skin or being in pain from it. But now more than ever I need to remind myself that I am still the same old me. I am still beautiful and this condition that I will be lumbered with for the rest of my life does not define me as a person. It will always be a huge part of my life but I will never let it take over my life. EB is so rare that there is so little awareness for it and in a lot of cases it is life threatening, so I'm posting this not only for me but for everyone suffering. Because of the lack of awareness, the funding towards trials and research is so limited that I probably will never access a cure. As much as that upsets me, I just hope that future children will get access to more treatment and a possible cure." Maya

I soggetti di Sophie vanno dai neonati come Faith—la cui cheloide simboleggia l'amore di infermieri e dottori che si sono occupati di lei durante la sua permanenza in ospedale, dovuta a un intervento a cuore aperto—agli omoni come Rob, che ha perso un orecchio in una rissa. "Cerco di fare del mio meglio per immortalare la personalità del soggetto. Voglio che l'osservatore guardi le mie immagini, veda i sorrisi di chi ho ritratto, capisca le loro storie e torni a casa arricchito." Uno degli scatti più d'impatto è quello di Rosie Mallows, vittima di un grave incidente in moto che oggi vede le sue cicatrici come una sorta di percorso di vita.

“My scars are from a fire related to domestic abuse. I got burnt at the age of 29, and it’s been a difficult journey coming to terms with it. The comfort I take from my scars is they make me who I am today. I call them my most precious, and expensive piece of jewellery I own. I have survived and if having my picture taken and exposing my scars can help anyone else, then that’s good for me!”

"Prima di farsi fotografare, tutti i miei soggetti scrivono la loro storia su un quadernino," mi spiega Sophie. "A volte questo crea qualche difficoltà, così iniziamo a usare i ventilatori industriali per allentare la tensione e divertirci." Nonostante abbia scattato molti ritratti, per Sophie non si tratta mai di un processo facile o automatico. "A volte la creatività mi spinge a voler fotografare le cicatrici in determinate posizioni, quindi inizio a dare indicazioni e spesso il soggetto finisce per assumere queste pose un po' assurde, così scoppiamo tutti a ridere. È un vero privilegio poter ascoltare le loro storie, e più il progetto cresce più si allarga la rete di sostegno tra chi ha avuto esperienze simili e si rispecchia in ciò che vede in Behind the Scars."

“In one way or another, my scars are all self-inflicted. The scars from self-harm cover the tops of my legs, and hints are on my arm. I am a trans man and started medically transitioning a year and a half ago. In May 2016 I had top surgery (double mastectomy) to remove my breasts. These scars are my new chest, the chest I have always wanted. They are my gender, my identity. I can’t remember having any other chest now. I have been liberated. These scars represent so much of what I have experienced.” Elijah

In realtà, Sophie ha dato avvio al suo progetto da poco più di un anno e sa bene di quanta strada debba ancora percorrere. L'obiettivo è di arrivare a mille ritratti, e quindi a mille storie e mille racconti che vorrebbe poi trasformare in un libro. "Più passa il tempo e più mi accorgo di voler condividere contenuti che siano positivi, inclusivi e diversi. Voglio dare spazio a uomini, donne e bambini dalle esperienze più disparate. Voglio creare uno spazio sicuro in cui i soggetti si sentano completamente a loro agio, liberi di esprimersi e di sfidare i canoni estetici di oggi."

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"In the summer of 2015 I was in a house fire. My clothes and way of life went up in flames. I spent my summer in a burns unit on Fulham Road. My scars and scar tissue continue to change, but I have never felt more beautiful." Isabella
"In 2014 I was diagnosed with angiosarcoma of the breast, a rare and aggressive cancer. Three surgeries and two chemotherapy treatments later these are the scars I bear. My recent operation was an innovative surgery which involved removal of my sternum and four ribs, which were replaced by surgical cement, muscle from my back and a skin graft. It took me a long time to finally embrace my scars. They document my journey and the courage and strength I did not think I had. Recently I was told the cancer had returned. Surprisingly I feel at peace.” Barbara
“I started self-harming when I was 13 and have struggled with it ever since. The issue with self-harming is it gets progressively worse and you end up doing more and more damage to yourself than you think is possible when you first start. It truly is an addiction and you get to a point where surgeons tell you that plastic surgery can’t fix the appearance of the scars, so the only thing you can do is love your scars so much that all the negative connections that come along with self-harm slowly disappear - along with all the pain attached to the scars. My scars tell my story, and I’m never going to let anyone else’s thoughts or opinions change that.“ Chloe

Qui trovi un altro progetto che sfida i canoni di bellezza contemporanei, ma lo fa riflettendo sugli aggeggi che le donne sono disposte ad acquistare per sentirsi più belle:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.