esclusive immagini dell'archivio di romeo gigli, designer icona degli anni '90

Nel suo atelier si è formato anche Alexander McQueen. Ora Gigli è tornato, e in esclusiva per noi di i-D Italy ha aperto le porte del suo archivio.

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mag 2 2018, 10:22am

Romeo Gigli fa parte di quella ristrettissima cerchia di creativi e designer che hanno rivoluzionato il modo di concepire la moda, proponendo nel bel mezzo delle esagerazioni anni '80 donne viaggiatrici diafane e senza tempo. Le sue esplorazioni concettuali attraversano epoche, libri e mondi lontani. Dietro ogni capo non c’è solo stoffa; c'è un pensiero, un'anima. Le sue creazioni prendono forma sul corpo umano con leggerezza e morbidezza, come elementi vivi e organici che passano dal bidimensionale al tridimensionale. Al centro della sua ricerca l'idea di progetto—dal cappotto fino al gioiello—tutto deve avere un senso e una costruzione. Le geometrie del capospalla, così come quelle dell'abito, vengono rotte e scomposte per poi essere ricostruite secondo piani geometrici morbidi, che si strutturano e adattano al corpo di chi li indossa. Ogni elemento è quindi organico e non decorativo, grazie anche a un approfondito studio dei materiali, come i tessuti di fibre metalliche da lui stesso inventati.

Dagli anni '80 a oggi, Romeo Gigli non ha mai smesso di creare, disegnare e fare ricerca. Lo abbiamo incontrato in occasione del lancio della sua nuova collezione, Eggs Romeo Gigli. Insieme abbiamo frugato tra il suo immenso archivio, e qui trovate immagini esclusive dei tesori che contiene.

Possiamo dire che Romeo Gigli è tornato?
Sì, certo! Sono tornato da un lungo viaggio alla ricerca del futuro.

Chi è Romeo Gigli oggi?
Un eterno ragazzo che continua a relazionarsi con i più giovani alla ricerca dei loro desideri.

Da dove nasce questo nuovo progetto, Eggs Romeo Gigli?
Tutto è nato dall’incontro con il mio caro amico Giordano Ollari, che conosce molto bene il mio lavoro e con cui ho deciso di intraprendere questa una nuova avventura.

Cosa pensi della moda contemporanea? È ancora un universo creativo interessante?
Ritengo che la moda oggi sia più attenta alla comunicazione che all’innovazione vera e propria. I riferimenti a un passato prossimo sono continui, ma per rinascere la moda avrebbe bisogno di una nuova visione.

Che consiglio daresti ai giovani che muovono oggi i primi passi nel mondo della moda?
Di osservare continuamente la strada, intendo dire di guardare al mondo, così da poter capire cos’è che la gente desidera senza però rendersene conto, a livello istintivo. È così che può nascere un progetto creativo.

E tu come hai iniziato a muovere i primi passi nell’industria?
Per caso. Mi ci ha portato un’occasione. Quando ho deciso di affrontare la moda ero un giramondo e ho iniziato a studiandola a fondo: i grandi creatori di moda nel tempo, l’arte e le culture del mondo.

Qual è la prima cosa di cui si deve tener conto quando si disegna una collezione?
Personalmente, immagino nei dettagli qual è la storia che voglio raccontare. È proprio quella storia che ti permette di trovare un filo conduttore per colori, materie e forme.

In questo momento il tuo stile anni '80 e '90 è una delle reference più usate dai designer di oggi, perché secondo te?
Perché ho rivoluzionato l’estetica di quegli anni, facendo dialogare la cultura occidentale con quelle provenienti da altri mondi.

Hai proposto un'idea di moda concettuale e minimalista che ha cambiato le direttrici estetiche di quegli anni. Come ci sei riuscito?
Non ne sono mai stato consapevole, ciò che desideravo era realizzare collezioni che destassero desiderio e pezzi che potessero sopravvivere nel tempo.

Cosa c’era davvero di così nuovo e rivoluzionario nei tuoi capi e nell'immaginario che proponevi?
“Ragazze” e “Ragazzi” fuori dal tempo e dalla moda con forme, tessuti e colori che creavano silhouette rivoluzionarie e un immaginario sconosciuto.

Il pezzo più incredibile che hai disegnato?
Questo dovrebbero essere gli altri a dirlo.

Come sei riuscito a lavorare e anche a scoprire grandi fotografi come Paolo Roversi?
Ritenevo e ritengo ancora oggi che chi fotografa le mie collezioni debba avere la sensibilità per raccontarle.

Possiamo dire che dopo Cristobal Balenciaga sei forse il primo stilista concettuale europeo?
Il lavoro sul progetto della forma è sempre stato determinante per me e credo che Balenciaga abbia inseguito la stessa strada.

È vero che Alexander McQueen si è formato nel tuo atelier?
Sì. Era giovanissimo, sui 19 anni, quando si presentò nel mio atelier e mi chiese di poter lavorare nell’ufficio stile, dove c'erano ragazzi provenienti da tutto il mondo. Il suo desiderio era quello di lavorare per l’unico designer di moda che raccontava un mondo diverso.

Prossimi progetti? Come ti vedi nel futuro?
La moda ormai scorre nel mio sangue, intanto voglio viaggiare, viaggiare e viaggiare.

Crediti


Testo di Alessio De Navasques
Immagini da 1 a 16 dall'archivio Romeo Gigli su gentile concessione del designer
Immagini 17 e 18 dalla nuova collezione Eggs Romeo Gigli